IL SITO DEL MISTERO

tratto da Avvenire di sabato 14 giugno 2003

STORIA

Vicino a Siena esiste una "spada nella roccia" coeva a quella di re Artù. San Galgano ha "copiato" il ciclo bretone, si dice. E se fosse successo il contrario? Uno studio lo afferma

Parsifal in Toscana

Di Roberto Beretta

Ve l'immaginate la Tavola rotonda imbandita coi fagioli all'uccelletto e la finocchiona, Camelot pronunciata con l'aspirata ('amelot...) e l'antro del Mago Merlino sulle pendici del Monte Amiata? Succederebbe, se Parsifal fosse toscano: come sostiene Mario Moiraghi nel suo nuovo libro su "L'enigma di San Galgano", che oggi viene presentato durante la manifestazione "Medioevo nel Parco" al Parco Nord di Milano (ore 18).
San Galgano è l'ex cavaliere medievale divenuto eremita al quale è consacrata un'abbazia sul Montesiepi, nei pressi di Siena, chiesa tuttora prediletta dai turisti perché completamente senza tetto e perciò suggestiva tra cielo e campagna nudi di Toscana. Lì accanto c'è poi la spada nella roccia: un'elsa di ferro antico che sporge da un masso, proprio come quella che - secondo i romanzi dell'età di mezzo e il cartone animato di Walt Disney - il prode e allora sconosciuto Artù riuscì a sguainare, palesando la sua attitudine al regno.
Finora si era spesso disquisito sul misterioso Galgano, di volta in volta difendendo la sua esistenza storica oppure sfumandola nelle brume del mito. Chi era il monaco-cavaliere? È autentica la spada, che sarebbe stata infissa dall'eroe nella roccia all'atto di abbandonare le battaglie per divenire eremita? Una cosa almeno sembrava accertata, dopo "otto secoli di lavoro degli eruditi, degli accademici e dei ricercatori": Galgano "copia" alcuni elementi del ciclo bretone, quello della ricerca del Graal e di Artù. E se invece fosse successo il contrario? Se Lancillotto e compagni fossero migrati dall'Italia verso il Nord, e non viceversa? Se - insomma - l'archetipo della Tavola Rotonda fosse toscano e non bretone?
È quanto sostiene l'autore del nuovo studio, a volte con la commovente sicurezza dei dilettanti storici (Moiraghi infatti è ingegnere e dirige riviste scientifiche, anche se ha già pubblicato altri lavori d'argomento medievale). Tra l'altro, le date depongono a suo favore: il processo di canonizzazione di Galgano, infatti, era già concluso nel 1185, ovvero 5 anni prima del "Perceval" di Chrétien de Troyes e ben 25 avanti il "Parzifal" scritto da Wolfram von Eschenbach. Lo stesso nome del santo senese (che appare attestato in Toscana ben prima che in Bretagna) è praticamente identico a quello di uno dei protagonisti della Tavola Rotonda, il cavaliere Galvano.
Né le analogie si fermano qui. Secondo i documenti storici, infatti, gli avversari di Galgano non riescono a togliere dal terreno la spada che egli aveva piantato a mo' di croce: tema specularmente inverso a quello della saga di Re Artù. Singolari poi le somiglianze tra le vicende biografiche del santo toscano e quelle di Parsifal: ambedue sono figli di vedove, che si oppongono ai loro ideali di cavalierato errante; ambedue cercano un Graal (quello di Galgano è un testo misterioso); tutt'e due sono accolti da un gruppo di loro pari, e così via.
Dulcis in fundo: la Tavola Rotonda potrebbe fare il paio con la Rotonda di Montesiepi, ovvero la cappellina dove è conservata la spada nella roccia. Ma il ciclo toscano mostra anche alcune differenze da quello bretone, tre principalmente: l'assenza di re Artù, la mancanza di violenza, una diversa ambientazione. Qual è dunque l'ipotesi finale di Moiraghi, che usa molte pagine e complesse giustapposizioni per smontare la derivazione "celtica" del ciclo bretone e per accreditare invece la sua origine orientale? A farla breve, secondo l'autore i poemi del Graal dipenderebbero da una riscrittura persiana della vicenda dei Re Magi, giunta intorno al XII secolo in Europa, qui contaminata con la figura di san Galgano (rinominato all'orientale Parsifal) e infine elaborata da Chrétien de Troyes alla corte di Aquitania con la finalità politica di affermare la preminenza francese su quella "latina"...
Il tutto condito da legami con templari e cistercensi, incroci fra la repubblica marinara di Pisa e la campagna di Siena, i quali - a dir la verità - al lettore lasciano l'impressione che si sia voluto giustamente contrastare "il continuo inarrestabile profluvio di libri, saggi, libelli, rivelazioni" sul Graal (tanto più esoterici e astrusi quanto più presentati come "definitivi" e chiarificatori) per costruire però un'altra ipotesi, non meno irta di problemi e d'incertezze. L'idea di rivalutare l'italico san Galgano come "fonte" del ciclo bretone resta insomma suggestiva; ma l'enigma della spada del Montesiepi non sembra ancora aver trovato il suo Artù.

L'enigma di San Galgano
La spada nella roccia
tra storia e mito
Àncora. Pagine 224. Euro 14,50.



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