IL SITO DEL MISTERO


tratto da "Il Sole 24 Ore" di domenica 7 settembre 2003

L’umanità scoperta negli angeli

DI PAOLO ROSSI

Nel mondo di Dante, come in quello di Tommaso d'Aquino, gli angeli non sono soltanto i messaggeri di Dio: sono i motori delle sfere celesti. Sono così reali che, senza di essi, si fermerebbero i moti del ciclo. Riconosciuti come entità reali dal pensiero teologico medioevale, gli angeli vennero, per così dire, inseriti entro il discorso della cosmologia e della filosofia. Questo libro, che analizza soprattutto testi di Tommaso 'Aquino ed Egidio Romano, ma è costruito su un'ampia pluralità di fonti, ci dimostra che la riflessione dei filosofi non fu né sterile, né priva di riflessi importanti. L'angelo, che è sostanza separata, che non ha corpo e non è soggetto al divenire e al tempo, agisce solo mediante gli atti della sua conoscenza e della sua volontà, conosce sempre, è capace di una riflessività totale e immediata, gode di una conoscenza apriori della totalità delle cose.

Gli angeli conoscono tutto il reale esistente e i segreti pensieri degli altri soggetti conoscenti. Del reale che non è ancora, hanno una rappresentazione potenziale. Ogni sostanza separata è dunque un universo intelligibile, uno specchio di tutte le cose. La conoscenza umana procede per astrazioni e la conoscenza intellettuale, per noi mortali, spoglia le cose della loro singolarità. L'angelo, al contrario, conosce, nello stesso tempo, intellettualmente eimmediatamente . Vale a dire, conosce le cose nella loro natura e anche nella loro irripetibile singolarità. In questi termini viene descritta, nei testi del XIII secolo, una soggettività ideale e normativa che oltrepassa il carattere ricettivo della conoscenza umana. In questa concezione della soggettività sono presenti elementi che si ritroveranno nella filosofia moderna. Ma la riflessione dei filosofi sulla conoscenza angelica è importante anche per un'altra ragione: perché relativizza e contribuisce a mettere in crisi la tesi aristotelica, largamente diffusa nel XIII secolo, della scienza come conoscenza dell'universale.

La riflessione sulle sostanze separate ha insegnato che esiste il modello o il paradigma di una conoscenza che è in grado di cogliere in modo immediato l'oggetto nella sua integralità, senza scartare come irrilevanti o secondari gli elementi individuali e accidentali. La conoscenza umana si configura come una condizione che chiede di essere superata. È stato costruito un ideale conoscitivo, un paradigma di perfezione, una sorta di soggettività-modello. A questo stesso risultato conducono le discussioni sul linguaggio degli angeli che non vertono sul tema della designazione, ma fanno di continuo emergere il tema della comunicazione e del rapporto parlante/destinatario. Non è un caso che Adamo e l’Angelo abbiano alimentato per secoli – fino a Leibniz e oltre – il sogno di una lingua perfetta e universale in grado di porre termine alle controversie e di instaurare la pace. Come l'autrice ha mostrato anche in un altro suo studio intitolalo Les anges et la philosophie (pubblicato dallo stesso editore) anche l'angelologia, che appartiene senza dubbio alla categoria dei fossili intellettuali, ha fornito quadri teorici per pensare più approfonditamente la realta umana. Com'è scritto nell'ultima riga di questo bei libro, "questa storiadi angeli è anche una storia degli uomini e della loro umanità".

In conformità alla barbara usanza gallica, a un'ampia e accurata bibliografia, non fa seguito un indice dei nomi.

Tiziana Suarez-Nani, "Connaissance et langage des anges", Paris, Librairie Philosophique J. Vrin, 2003,

pagg. 272. € 30.00.



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