Leggenda o fantasia (...?)

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- Questo articolo è a cura di Francesco (il finale è a cura del webmaster) -

Il tempo si perde dove l'uomo cominciò la storia e si narra che la città nasceva sulla sponda di un fiume, poi accadde uno strano evento di cui nessuno riesce a dare una spiegazione, nessuno riesce neanche bene a ricordarne, ma il fiume divenne un mare, o un oceano? Non si sta certamente parlando di Atlantide, il misterioso continente che (mito o realtà?) sparì tra le acque un po' di tempo fa. La storia si perde nel tempo e nei meandri oscuri dei secoli, tra citazioni, leggende metropolitane e non, atti di vandalismo e sabotaggi, invasioni aliene e cospirazioni, tra telecamere e grotte abbandonate...

... mi riferisco alle leggende che sono legate alla nostra città, così magari potrete scoprirne il nome prima di essere giunti sul fondo di questa pagina.

Una leggenda, per quanto fantasiosa sia, rivela lo spirito, il carattere e la cultura del popolo che le ha dato vita e a volte può offrire maggiori spunti e verità di un racconto fatto di prove inconfutabili.

La suggestiva vicenda che narra della nascita della città è imperniata su di una storia d’amore come nella migliore tradizione della città in questione. Si racconta che nel Mediterraneo vivessero le Sirene, splendide creature che univano la parte più elegante del pesce, la coda, con il busto di donna. A rendere queste divinità marine ancora più armoniose era il loro canto, assolutamente irresistibile.

Tutti coloro che passavano nelle vicinanze della cosiddetta “Isola delle Sirene” (alcuni la identificano con l’isolotto de “Li Galli” di fronte Positano) ascoltando quella melodiosa voce rimanevano incantati a tal punto che preferivano morire piuttosto che distaccarsene. I naufragi erano, perciò, numerosi e solo il furbo Ulisse riuscì a sfuggire alla triste fine. Egli non volendo rinunciare al dolce canto delle sirene si fece legare all’albero maestro della sua nave e fece tappare le orecchie agli uomini dell’equipaggio con grumi di cera riuscendo così a salvare l’imbarcazione.
La sirena Partenope, la più bella di tutte e la più cara a Giove, signore dell’Olimpo, era tra quelle che avevano fallito l’incantamento, fatto che avrebbe dovuto pagare con la morte. Si sa, però, quanto Giove sapesse poco resistere al fascino femminile, così, dopo averla perdonata, le concesse di andar via dallo scoglio e dalle compagne per vivere su di una deserta spiaggia del litorale tirrenico. Giove si sarebbe “sacrificato” andandola a trovare saltuariamente per passare qualche momento piacevole con lei e, per non farla sentire troppo sola, permise che a farle compagnia ci fosse un Centauro, una meravigliosa creatura che univa alla possenza di un torso umano l’eleganza del cavallo. Giove lasciò i due giovani completamente liberi ponendo come unica condizione che non si lasciassero abbandonare alle gioie dell’amore.
Come è facile immaginare, però, la sirena e il centauro inevitabilmente si innamorarono facilitati dal loro isolamento in quei luoghi incantevoli e con Giove che, impegnato a dividersi tra la moglie Giunone e le svariate amanti, molto di rado poteva fare visita alla leggiadra sirena. Ben presto il Padre degli Dei si accorse di ciò che stava accadendo e la sua vendetta non si fece attendere. Il centauro, il cui nome era Vesuvio, fu trasformato in un potente vulcano, che gridava la sua rabbia e il suo dolore attraverso terribili eruzioni mentre la sirena fu condannata a giacere per sempre distesa ai suoi piedi.
Molta gente seppe dell’epilogo tragico di quell’amore e si recò sul luogo per ammirare la bellezza della vergine e l’imponenza del monte, restandone così affascinata da non volere più ritornare alla propria casa natale. In breve tempo quella che era la tomba di Partenope si popolò divenendo una vera e propria città.

Un’altra versione vuole, invece, che l’onta dell’insuccesso con Ulisse l’abbia portata al suicidio gettandosi in mare con le due sorelle Ligeia e Leucosia. Il corpo di Partenope, “colei che è vergine”, si arenò sull’isolotto di Megaride dove oggi sorge Castel dell’Ovo nei cui sotterranei per secoli si è voluto cercare la sua tomba.

Stando a una storia forse più verosimile, Partenope era la figlia di un condottiero greco. Durante la navigazione, la ragazza morì in un nubifragio di fronte le coste campane e in onore della giovane la città prese il suo nome.

La verità è naturalmente lontana da queste ipotesi fantastiche, ma in fondo anche allo storico più accanito non dispiacerà pensare che alle origini di questa città ci sia una storia d’amore e che, ancora oggi, Napoli sia paragonata al corpo di una soave fanciulla distesa sulle rive del mare anche se con numerose ferite speriamo non mortali.

Ebbene sì, Il posto più caldo, il luogo più conosciuto nel mondo, il sito dei siti:

Napoli.

Non poteva nascere altrove l'idea di un sito curioso e particolare come questo, un insieme di pagine che mischiano un po' tutto, cultura, divertimento, confronto sociale e idee, tante idee, tanta vivacità, spesso poco riconosciuta, poco adatta in una rete dove tutti transitano, ma nessuno nota, dove pochi capiscono quale cosa può essere vivere qui, in questa città così introversa e piena zeppa di contraddizioni.

Finalmente ci sono le foto, forse non troppe, ma il prima possibile ne aggiungeremo qualche altra insieme a qualche altro articolo su Napoli. Tornando a visitare questo sito una volta o due al mese troverete sicuramente qualcosa di nuovo, quindi raccomandatelo ad amici e parenti...

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