Ho frequentato l’Università di Paris XII Val-de-Marne dal mese di febbraio 2004, all’interno del progetto Erasmus. L’accoglienza all’arrivo è stata buona, nonostante la burocrazia: infatti ho dovuto ricompilare tutti i moduli che già avevo presentato via fax qualche settimana prima, come mi era stato richiesto via e-mail da M. Pons, dell’ufficio relazioni internazionali. Per ciò che riguarda l’alloggio, nessun aiuto è stato dato dalla facoltà ospitante, nonostante la richiesta fosse stata inoltrata almeno quattro mesi prima del mio arrivo. Quindi ho trovato una buona sistemazione, tramite conoscenze, presso la residenza universitaria della scuola veterinaria di Maisons-Alfort, a quattro fermate di metro dall’Università di Créteil. La facoltà presso la quale mi sono dovuto iscrivere è la facoltà di Amministrazione, con la quale la facoltà di Scienze Politiche di Sassari ha stretto gli accordi. A differenza di altre facoltà, questa non ha stampato per l’anno accademico in corso i programmi coi relativi esami, e sul sito non erano aggiornati, quindi si è dovuto scoprirli a poco a poco. Non ho potuto frequentare i corsi della facoltà di comunicazione, perché a numero chiuso, e non accettano se non i loro iscritti, sia francesi che stranieri. Ho sostenuto due esami fuori programma e tre esami di lingua con buone votazioni. La disponibilità dei docenti è stata ampia. Inoltre l’università dispone di una biblioteca molto fornita per ogni tipo di ricerche, e una sala internet molto attrezzata. La disponibilità degli addetti alle relazioni internazionali è stata appena sufficiente. Formalmente gentili, ma sostanzialmente di nessuna utilità e caratterizzati da un livello di burocrazia inaccettabile. Non esiste nessuna reciprocità tra la disponibilità e le agevolazioni che gli studenti stranieri ricevono a Sassari, e l’indifferenza e la sufficienza con cui vengono accolti a Créteil, sia dagli addetti che dai responsabili. Invece le attività studentesche sono molto ricche, e gli studenti sono disponibili. Tutto questo, unito alle possibilità che una città come Parigi può offrire, anche al di fuori dell’ambito universitario-studentesco, fa di questo soggiorno un’esperienza totalmente positiva e consigliabile, anche come “scuola di sopravvivenza”.