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ORATORI: IL CALCIO E COSI' SIA
Gicavamo alla viva il parroco
Ci sono almeno tre cose che segnano l’infanzia
di un bambino cresciuto all’oratorio. In qualsiasi oratorio d’italia.
E forse anche d’Europa, se ci sono al tempo della Ue. La prima
cosa è la voce, spesso baritonale e quindi spaventosa, del parroco
che si lamenta perché bisogna giocare, d’accordo, ma senza
troppo chiasso, nelle altre sale ci sono quelli che fanno catechismo
e non li si può mica disturbare, «altrimenti il pallone
ve lo sequestro e non ve lo do più indietro». La seconda
cosa, invece, è il sapore della spuma al chinotto, gustata alla
fine di una partita lunga un intero pomeriggio. Qualcuno preferiva la
cedrata, è vero, però il chinotto è sempre il chinotto,
e se viene servito da una bella barista ancora meglio, e merita un posto
nella top-three. La terza faccenda che lascia un segno è lo spogliatoio
della squadra di calcio della parrocchia (quando c’è una
squadra ufficiale, ovviamente). Ecco, quel luogo, prima nell’immaginario
e poi nella realtà di ognuno, è mitico, ha qualcosa di
speciale, unico; è la cassaforte dei segreti dove può
entrare soltanto chi fa parte della squadra e l’allenatore, e
nessun altro vi è ammesso. Sigmund Freud, se avesse avuto a disposizione
un simile materiale d’indagine, si sarebbe sprecato in trattati,
analisi, congetture, avrebbe spiegato che lo spogliatoio, in fondo,
è un po’ come il ventre materno dal quale siamo usciti
ed è per questo motivo che il bambino ci si trova così
bene, e via argomentando. Forse, più prosaicamente, è
il luogo dove ci si concentra e ci si veste prima di entrare in campo
e giocare una partita, in attesa di alzare le braccia per un gol. E
dopo, cioè dopo aver segnato, com’è dolce il sapore
della spuma al chinotto e come sono lontane le urla del parroco: che
gridi pure, stavolta, tanto io ho fatto gol...
COSI LO RICORDANO I CAMPIONI «Il nostro credo era il pallone»: parola del Trap Fino a qualche anno fa, era l’oratorio
il settore giovanile delle squadre professionistiche. A Cinisello Balsamo
alle porte di Milano, c’è il vecchio campetto in cui Gaetano
Scirea tirò i primi calci. «Qui è tutto come una
volta, quando iniziò nella Serenissima-San Pio X», spiega
Gianni CrimeIla, primo allenatore |
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