TERRENO. Gli AGRUMI sì adattano a molti tipi di terreno, ma forniscono i migliori risultati in quelli freschi e profondi, tendenzialmente sciolti e a reazione sub-acida. I terreni argillosi, umiferi e fertili si prestano alla coltura di queste piante se vi è possibilità di irrigazione. CLIMA. - Quanto al clima, è noto che per l'agrumicoltura occorre l'assenza di forti sbalzi di temperatura e che si ottengo buoni risultati agendo nei climi miti o caldi. A determinare la frigoresistenza intervengono la specie, la varietà e il portinnesto, essendo noto, p. es., che certi soggetti rendono la pianta meno sensibili al freddo; anche la fase di vegetazione o di riposo può avere influenza nel senso predetto. I freddi intensi e prolungati possono provocare la defogliazione, la cascola, ecc. il mandarino e l'arancio amaro sono più resistenti al freddo dellarancia dolce. |
MOLTIPLICAZIONE.Normalmente gli AGRUMI si moltiplicano per via vegetativa, per innesto. La talea, la propaggine, la margina sono forme di moltiplicazione che si vanno sempre più abbondando e delle quali la sola talea, si può dire, è adottata per la moltiplicazione del cedro. Il portinnesto più comune è l'arancio amaro, quantunque possano servire anche il Ponciras trifai swingle, l'arancio dolce, il limone, il pompelmo. In Italia si ricorre quasi esclusivamente all'arancio amaro. Qualunque sia i1 soggetto impiegato, occorre che esso sia ottenuto da semi in vivaio. L'innesto si fa sia sul posto dell'ultimo trapianto, sia a distanza su piantine di 3-4 anni, a gemma dormiente, sia su piante di 5-6 anni a corona, in primavera. |
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Quando l'innesto si fa su piantine già a dimora, lo si eseguisce a gemma o a corona o allinglese. E norma, però, che le giovani piante di AGRUMI siano messe a dimora fra i 7 e i 10 anni di età, già innestate e fornite del loro lembo di terra. |
TECNICA COLTURALE. Il terreno destinato ad agrumeto subisce, a tempo debito, lo scasso totale o parziale; il primo tipo di scasso si eseguisce nei terreni superficiali, negli altri casi lo scasso è a buche. La profondità del lavoro di preparazione raggiunge 1-2 m; a volte si scassa ancora più, soprattutto se si agisce in assenza dirrigazione. I sesti più adottati sono il quadrato, o quello a quinconce, o il rettangolo. Le distanze usuali sono quelle di 4-7 m per limoni, 3-6 per gli aranci dolci, 2,5-5 per i mandarini, 4,5-5,5 per i bergamotti, 3-4,5 per i cedri, 1,5-3 per i chinotti. Le operazioni che si eseguono all'impianto sono quelle di messa in sito di un tutore, ossia di un sostegno inerte, per ogni pianta e altri normali interventi colturali. La potatura di formazione mira a fare assumere alla pianta forme diverse; usualmente sì tratta di quella a vaso o di quella a globo, oppure di corrette forme naturali. Nelle zone centromeridionali del nostro Paese si ricorre anche a forme obbligate per non esporre troppo la chioma delle piante all'azione del freddo. La potatura di produzione si riduce, in pratica, alla soppressione dei rami che già hanno portato frutto, sempre che le piante siano state allevate con cura. La chioma è bene sia diradata ogni 2-3 anni. Il cedro e il limone necessitano di attenzione continua e di potature relativamente forti perché la chioma si mantenga uniforme in tutti i settori; l'arancio dolce, che ha chioma che tende a diventare molto fitta, può, all'occorrenza, subite dei diradamenti dello stesso dicasi per la limetta, il pompelmo e l'arancio amaro. Anche il mandarino e il chinotto vanno sfoltiti di frequente qualche volta anche con energia. La potatura degli AGRUMI si chiude nel periodo di riposo vegetativo delle piante, periodo che si verifica ogni anno due volte e precisamente in estate e in inverno. A norma delle zone e, diremmo, delle consuetudini locali, la potatura si fa nell'uno o nell'altro di questi periodi. Il ringiovanimento può essere adottato per le piante molto vecchie o indebolite. All'uopo si utilizzano dei polloni. Altre operazioni colturali sono le sarchiature, necessarie e quindi numerose soprattutto nel caso di agrumeti asciutti; la copertura invernale dei cedri, dei limoni, degli aranci; le concimazioni. L'irrigazione, che è sempre opportuna, si pratica fra di maggio e di ottobre con turni dì una diecina di giorni. Per irrigare sì attendono le ore successive al tramonto o le prime del mattino. Il sistema dirrigazione finora più seguito è quello per infiltrazione laterale, ma non è escluso quello per inserzione a conca o a bacinella. A proposito di tecnica colturale per gli AGRUMI, merita un cenno il modo di procedere seguito per forzare il limone allo scopo di produrre i cosiddetti "verdelli". Poiché il limone è una pianta rifiorente, può dare, nel corso dell'anno, non una sola fiorificazione, ma due e talora anche più. Le fioriture più confacenti all'ottenimento dei prodotti commerciali sono quella di primavera (da cui si ottengono i limoni cosiddetti "primo fiore" la cui raccolta cade verso l'inverno) e quella di settembre (da cui si ottengono i "verdelli " che maturano in maggio-agosto).L'ottenimento dei verdelli si consegue sospendendo le irrigazioni in maggio-luglio e all'occorrenza aprendo una fossa circolare sotto la chioma delle piante. In conseguenza di questa asciutta (localmente chiamata "secca") gli alberi svolgono mano la loro attività, le foglie avvizziscono e i frutti che sì stanno sviluppando cadono. Verso la fine di luglio o allinizio di agosto si riprendono le ad acquature a turni di 5-6 giorni, inizialmente con piccoli corpi di acqua che successivamente aumentano e spargendo nitrato o altri fertilizzanti a pronto effetto. La conseguenza di queste operazioni è che, pur continuando le piante a perdere qualche po' di foglie e di frutti, rientrano in attività vegetativa e anticipano la fioritura che, altrimenti, si verificherebbe qualche mese dopo; i frutti che allegano sono maturi nellestate successiva. Le piante subiscono gli effetti nocivi dei fatti sopra ricordati, si indeboliscono, perdono parte della normale fruttificazione e danno un numero non elevato di "verdelli" (tanto che si consiglia di non praticare questa forma di forzatura che ogni 3-5 anni), ma il prezzo a cui vengono pagati questi frutti è tale che compensa sia la perdita della fruttificazione normale sia l'indebolimento della pianta. |
RACCOLTA. La raccolta degli A. può essere fatta anche quando i frutti non sono perfettamente maturi, giacché essi possono completare la loro maturazione anche quando sono stati staccati dalla pianta. Importante in ogni caso è di non ledere il pericarpo e di adattarsi a effettuare la raccolta in varie volte. I cedri si raccolgono fra settembre e gennaio; i normali limoni in novembre e febbraio; i verdelli, come già detto, in giugno-agosto; i chinotti in ottobre-dicembre; gli aranci dolci fra novembre e dicembre, fra dicembre e febbraio e in un terzo turno che cade fra il marzo e l'aprile; i bergamotti sono pronti fra novembre e febbraio; i mandarini fra novembre e gennai. La Raccolta si eseguisce a mano tagliando il ramoscello da cui pendono i frutti e deponendoli in panieri. Da questi recipienti gli Agrumi vengono messi a mucchi sul terreno; poi si recide il pezzetto di ramo che si era lasciato, si dividono i frutti a seconda della loro qualità e poi si imballano. |
PRODUZIONE. Le produzioni a pianta variano da zona a zona, in relazione alle condizioni particolari in cui la coltura si svolge. A titolo del tutto indicativo segnaliamo i seguenti dati : il limone produce, considerata una durata produttiva di 80 anni 259 frutti per pianta all'anno sulla costiera Amalfitana, 600-800 frutti a pianta in Sicilia. L'arancio dolce fornisce una media 300-500 frutti a pianta ogni anno; il mandarino 500-600; il bergamotto 300. L'Agrume più diffuso in genere in Italia è, il limone. Da noi l'agrumicoltura ha carattere importantissimo in Sicilia Calabria e Campania, ma interessa anche altre regioni: Basilicata, Lazio, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Molise, Liguria, Toscana, Marche, Lombardia. |