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Quelli della mia
generazione ricorderanno senza dubbio, tanto per citarne alcuni,
i fatti legati alla morte di Enrico Mattei, la Strage di Ustica,
la fine di Roberto Calvi e il misterioso assassinio in carcere
di Sindona. Ma anche durante la II Guerra Mondiale avvennero in
Italia fatti che sono tuttora avvolti da un alone di mistero,
tanto che non esiste ancora nessuna “verità vera” che possa
spiegarli, ma solo una serie di possibili motivazioni. Uno di
questi riguarda la vicenda di Ettore Muti
CHI
ERA ETTORE MUTI
Ettore Muti nacque a
Ravenna il 22 maggio del 1902 da un impiegato dell’anagrafe e da
una casalinga. Già da giovanissimo dimostra il suo carattere
ribelle, tanto che ad appena 13 anni viene espulso da tutte le
scuole del Regno per aver picchiato un suo professore.
L’anno dopo scappa
di casa per andare ad arruolarsi volontario al fronte (è intanto
scoppiata la Prima Guerra mondiale), ma viene respinto. Ci
riprova l’anno dopo e stavolta riesce ad entrare nelle file
degli “Arditi”, un corpo speciale di allora, famoso per i suoi
assalti alle trincee avversarie.
Al fronte si mette
subito in mostra per il coraggio e la spericolatezza dimostrati
in battaglia, specie quando il suo reparto di 800 uomini viene
inviato a formare una testa di ponte oltre un fiume. L’unità
riesce ad adempiere alla sua missione, ma quando arrivano i
rinforzi, degli 800 soldati ne sono rimasti appena 23, tra cui
Muti stesso.
A fronte di questa
azione Muti viene proposto per la Medaglia d’Oro al Valor
Militare, che egli rifiuterà (si era arruolato sotto falso nome
e la cosa avrebbe di certo portato a scoprire la sua vera
identità).
I suoi superiori,
insospettiti, aprono un’indagine e scoprono in breve tempo il
misfatto, così lo congedano e lo rispediscono a casa.
Partecipa poi
all’azione su Fiume con Gabriele D’Annunzio, il quale
ammirandolo per la sua indole avventuriera, conia per lui il
soprannome “Gim dagli occhi verdi”.
Durante l'esperienza
fiumana incontrò Benito Mussolini, del quale rimane subito
affascinato. Rientrato da Fiume, Muti entra a far parte dei
fasci di combattimento, comandando diverse azioni e subendo
alcuni arresti.
Il 29 ottobre 1922
sarà alla testa dei fascisti che occupano la prefettura di
Ravenna, durante le operazioni svoltesi sul territorio nazionale
contemporaneamente alla Marcia su Roma. Con
l'istituzionalizzazione delle squadre d'azione, Muti inizia la
carriera nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
(MVSN), corpo creato per inquadrare le squadre fasciste. Nel
1923 è comandante della coorte di Ravenna e nel 1925 diventa
console (pari al grado di colonnello nei gradi militari).
La sua vita è sempre
spensierata ed irrequieta: organizza feste, frequenta belle
donne, guida auto sportive, sfreccia con la sua Harley Davidson
nelle campagne romagnole e romane. Nel settembre 1926 si sposa
con Fernanda Mazzotti, figlia di un banchiere che non è
d'accordo con le nozze. Nel 1929 nascerà la sua unica figlia,
Diana.
Il 13 settembre 1927
Muti subisce un attentato, mai ben chiarito, nella piazza
principale di Ravenna. Un bracciante (tale Lorenzo Massaroli)
gli spara due volte al braccio ed all'inguine. L'attentatore
viene ucciso sul posto dal federale Renzo Morigi (medaglia d'oro
nel 1932 nel tiro alla pistola alle Olimpiadi di Los Angeles),
noto rivale di Muti, immediatamente accorso.
Dopo una degenza in
ospedale, Muti viene trasferito a Trieste dove comanda la terza
legione della milizia portuale e fa la conoscenza del Duca
Amedeo d'Aosta, che lo convince a entrare nella neonata Regia
Aeronautica. Non essendo riuscito ad integrarsi bene a Trieste
(tornava sempre a Ravenna quando poteva) ed entusiasmatosi per
la nuova avventura, accetta l'offerta di buon grado.
L'arma azzurra segna
per lui una svolta: Muti si appassiona subito del volo e, pur di
entrare in aeronautica, accetta il declassamento al grado di
tenente. Durante la guerra d'Etiopia si mette subito in luce,
nonostante l'assenza di aviazione avversaria, ricevendo due
medaglie d'argento. Nelle fasi finali del conflitto entra nella
squadriglia Disperata con Galeazzo Ciano (di cui diventerà
amico), Roberto Farinacci ed Alessandro Pavolini.
Nel 1936 torna in
Italia accolto da eroe, ma parte nuovamente poco dopo per
partecipare, con lo pseudonimo di Gim Valeri, alla Guerra di
Spagna. Nel conflitto guida la sua squadriglia bombardando i
porti delle città controllate dai repubblicani: per queste
missioni viene decorato con varie medaglie d'argento e, nel
1938, con una medaglia d'oro. Dalla Spagna torna con il
soprannome di battaglia di "Cid alato" e con l'ulteriore
onorificenza dell'Ordine Militare di Savoia.
Nel 1939 partecipa
all'Invasione dell'Albania al comando di truppe motorizzate e
lì, nonostante la scarsa opposizione, riceve un'altra medaglia
che lo farà definire "il più bel petto d'Italia".
Tornato
dall'Albania, diventa, su proposta di Ciano, segretario del
Partito Nazionale Fascista (PNF). In questa veste, pur godendo
di grandi poteri, non si trova però a suo agio e, col pretesto
di andare "là dove c'è bisogno", si fa inviare al fronte col
grado di tenente colonnello. Combatte prima in Francia e poi nei
cieli d'Inghilterra con grande valore, ma si accorge subito che
la guerra è stata affrontata con approssimazione e leggerezza.]
Lascia volontariamente la segreteria del partito in quanto si
definisce non un uomo da scrivania, ma d'azione, e smette di
frequentare quei gerarchi che giudica negativamente, perdendo
anche l'amicizia creata con Ciano.
Nel 1940 commissiona
al giovane architetto Luigi Moretti l'allestimento e l'arredo
della sua residenza romana, presso l'antica torre di Porta San
Sebastiano. Nell'estate del 1943 entra nel piccolo Servizio
Informazioni Aeronautica (SIA), un servizio segreto militare
interno all'arma, ed inizia a frequentare un'attrice
cecoslovacca di nome Edith Ficherova, in arte Dana Harlova, che
si spaccia per una contessa, ma che è sospettata di essere una
spia.
LA
MORTE
Il 25 luglio, giorno
della caduta di Mussolini, Muti è in Spagna per cercare di
recuperare per conto del SIA un radar da un aereo americano
precipitato, ma è stata avanzata l'ipotesi che gli scopi della
missione potessero essere diversi data la concomitanza di
trattative riservate fra rappresentanti di Badoglio e del
governo inglese.
Rientra a Roma il 27
luglio per ritirarsi in una villetta presa in affitto a Fregene,
in via della Palombina 12.
Dopo la deposizione
di Mussolini, Muti si era posto agli ordini del Re, sebbene
restasse in ottimi rapporti con il generale von Richthofen,
collaboratore del maresciallo Kesselring, e con ciò che restava
della Divisione corazzata "M".
Al rientro dalla
missione fu convocato da Badoglio, il quale intendeva verificare
la sua lealtà agli ordini del Re e assegnargli il comando di una
divisione corazzata di Camicie Nere (che non aveva alcuna
intenzione di passare agli ordini del nuovo governo), attestata
presso Bracciano. Muti rifiutò.
Il 10 agosto un
rapporto dei carabinieri inviato a Badoglio indica in Muti il
comandante o almeno uno dei partecipanti ad un progetto di
insurrezione per la restituzione a Mussolini della guida della
nazione.
La notte tra il 23 e
il 24 agosto 1943 il tenente dei carabinieri Taddei si presenta
alla villa di Muti con una decina di uomini, oltre ad uno
(carabiniere Costiero) aggiuntosi durante una breve sosta alla
stazione dei carabinieri di Maccarese e un personaggio non
identificato in divisa kaki. Muti vi si trovava con la
Ficherova. Il primo commento ufficiale è dell'Agenzia Stefani,
il 25 agosto:
“A seguito
dell'accertamento di gravi irregolarità nella gestione di un
ente parastatale, nelle quali risultava implicato l'ex
segretario del P. N. F., Ettore Muti, l'Arma dei Carabinieri
procedeva nella notte dal 23 al 24 corrente [agosto] al fermo
del Muti a Fregene. Mentre lo si conduceva alla caserma sono
stati sparati dal bosco alcuni colpi di fucile contro la scorta.
Nel momentaneo scompiglio egli si dava alla fuga ma, inseguito e
ferito da colpi di moschetto tirati dai carabinieri, decedeva".
Le vicende di cui si
parla non furono mai chiarite e nemmeno chi sparò i colpi dalla
pineta in cui arrestato e scorta si erano diretti a piedi
(anziché tornare alle auto). Nella sparatoria l'unico ad essere
raggiunto dai colpi fu Ettore Muti, il cui berretto, recuperato
fortunosamente dalla famiglia e tuttora esistente, reca due fori
di proiettile sparati a distanza ravvicinata: uno sulla parte
posteriore, in corrispondenza della nuca, l'altro davanti, che
attraversa la visiera. Diverse altre circostanze confermano la
tesi dell'esecuzione politica dello scomodo personaggio,
definito da Badoglio "Una minaccia" in una lettera
spedita poco prima (il 20 agosto del 1943), al capo della
polizia Carmine Senise. Essa recita testualmente:
"Muti è sempre
una minaccia. Il successo è solo possibile con un meticoloso
lavoro di preparazione. Vostra Eccellenza mi ha perfettamente
compreso". Badoglio avrebbe in seguito ammesso di aver
scritto il biglietto, ma sostenuto che non sia mai stato
recapitato.
Fra le ipotesi
sull'eventuale movente, la supposta partecipazione a progetti di
insurrezione oppure la possibile venuta a conoscenza delle
trattative segrete a Madrid con gli inglesi o l'impossessamento
di materiali o informazioni compromettenti. Dopo la guerra, dei
presenti al momento dell'arresto, nessuno intese dare la sua
versione dell'accaduto: né la Ficherova (intanto andata sposa ad
un diplomatico spagnolo), né l'attendente di Muti (Masaniello),
né la cameriera Concettina Verità.
Era ospite di Muti,
la sera dell'arresto, anche un vecchio amico, Roberto Rivalta,
che dopo aver detto di aver identificato il misterioso uomo in
divisa kaki, fu arrestato e tradotto al carcere di Ravenna, ove
fu in seguito trovato assassinato.
Uno dei carabinieri
che avevano partecipato all'arresto aveva rilasciato alla
polizia della RSI, quando questa indagò sulla morte di Muti, una
versione suffragante l'ipotesi dell'esecuzione, sebbene questa
testimonianza sia poi stata considerata "Non spontanea".
Secondo altre fonti,
il presunto ordine di Badoglio e la testimonianza del
carabiniere sono dei falsi creati dalla propaganda e dai servizi
segreti della RSI, suggeriti dal direttore del Popolo di
Alessandria (periodico dei Fasci Repubblicani), Gian Gaetano
Cabella: supposizione basata sul fatto che durante l'inchiesta
sulla morte di Ettore Muti, svolta nel dopoguerra, il
carabiniere ritrattò gran parte della sua testimonianza. Dopo
l'armistizio la figura di Muti fu ampiamente celebrata nella
Repubblica Sociale Italiana e a lui furono intitolate:
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La Squadra di
Bombardamento Ettore Muti: reparto dell'Aviazione Nazionale
Repubblicana, che effettuò solo una limitata attività
addestrativa;
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Il battaglione
Ettore Muti della Brigata Nera Mobile Achille Corrao, nel
ravennate;
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La Legione
Autonoma Mobile Ettore Muti, corpo costituitosi a Milano il
14 settembre 1943 e impegnato principalmente in attività di
repressione della Resistenza partigiana.
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A tutt'oggi
Ettore Muti detiene il record mondiale di ore di volo in
guerra e quello italiano per le medaglie conquistate in
azioni di guerra.
ONORIFICENZE
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Croce di Ferro
di I classe (tedesca)
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Croce di Ferro
di II classe (tedesca)
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Cavaliere
dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
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Cavaliere
dell'Ordine Militare di Savoia (Spagna 1936/1939)
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Cavaliere
dell'Ordine della Corona d'Italia
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Cavaliere
dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia
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Medaglia d'Oro
al Valor Militare (Cielo di Spagna, aprile 1937-aprile
1938);
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10 Medaglie
d'Argento al Valor Militare
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Medaglia di
Bronzo al Valor Militare
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Medaglia
commemorativa della Marcia su Roma
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Medaglia
commemorativa della spedizione di Fiume
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Medaglia
commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18
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Medaglia
commemorativa dell'Unità d'Italia
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Medaglia
commemorativa italiana della vittoria
-
Medaglia
commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale
(ruolo combattenti)
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Croce di
anzianità di servizio della MVSN
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2 Cruz por la
Unidad Nacional Española
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Medaglia
commemorativa della campagna di spagna
-
Medaglia
commemorativa della spedizione in albania
-
Medaglia
commemorativa della guerra 1940-43
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