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IL DRAMMA DI MONTELANICO

L'affezionato Daniele Ballini mi invia alcune notizie storiche sul suo paese, Montelanico, posto a cavallo della direttrice d'avanzata verso Roma del Corpo di Spedizione Francese.

 

   

Cartina dell'avanzata del CEF. Nella freccia è indicata Montelanico

 

Militari francesi all'entrata di Montelanico

 

Sopra e sotto: in queste purtroppo sfocate immagini possiamo vedere il transito di truppe americane in Piazza Vittorio Emanuele

A sinistra: un semovente M.10 francese

controlla la valle tra Carpineto e Montelanico

I primi tedeschi arrivarono a Montelanico il 25 ottobre del 1943, quando misero in opera un grosso rastrellamento nel quale persero la vita 5 persone e numerose altre rimasero ferite. Da allora e fino a tutto il 2 giugno (giorno della liberazione) essi furono massicciamente presenti a fronte delle elevate risorse idriche della zona, nonché la vicinanza con Colleferro, dove era attiva la grande fabbrica di munizioni ed esplosivi.

Nel momento in cui Cassino cadde, Montelanico divenne uno dei punti di maggior presenza tedesca della zona, visto che il paese si trovava su una delle principali direttive di avanzata Alleate (denominata “Route Priverno – Montelanico”) in generale e, in particolare, del CEF (il Corpo di Spedizione Francese).

Il centro fu investito dai combattimenti dopo la liberazione in successione di Maenza, Roccagorga e Carpineto, con gli Alleati che cercavano di raggiungere Valmontone ed i tedeschi ben fermi ad impedire il conseguimento di questo obiettivo. Valmontone infatti era, a ragione, ritenuto il “tappo” che se fatto saltare, avrebbe consentito di intrappolare l’intera X Armata tedesca in ritirata dal fronte di Cassino.

E cosi, dalla mattina del 30 Maggio fino alla sera del 1 Giugno 1944, Montelanico si trovò sotto i bombardamenti ed epicentro di combattimenti terrestri. Furono tre lunghissimi giorni dove altri montelanichesi persero la vita.

Le unità tedesche (la 94ª Fanteria, la 29ª Panzergrenadier, la 305ª Fanteria e la divisione “Hermann Goering”) si scontrarono con le divisioni del CEF (la 2ª e la 4ª Fanteria Marocchina, la 3ª Fanteria Algerina ed i Goumiers).

Gli scontri furono accesissimi, anche all'arma bianca senza risparmio di mezzi e uomini da entrambi gli eserciti, anche perchè Montelanico era considerato dagli alleati uno degli ultimi baluardi difensivo prima di Valmontone.

Alla fine della giornata del 1° giugno i generali delle divisioni francesi eguagliarono la liberazione di Montelanico a quella di Castelforte. La mattina del 2 Giugno arrivò il grosso della V Armata americana (alcuni distaccamenti americani rimasero a Montelanico fino agli inizi di Agosto),  accolto da una popolazione stremata ma festante.

La felicità per la liberazione non poté nascondere però l’ultimo dramma sopportato dalla già provata comunità: purtroppo anche in questo piccolo centro (come in tanti di quelli toccati dal CEF) la festa fu macchiata dalle “gesta” dei soldati coloniali del generale Alphonse Juin. Le donne violentate (certe) sono state 9, più tre suore del locale convento. A queste vanno di certo aggiunte altre che, per vergogna, hanno sempre taciuto.

 

 

 

 

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