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GIU' LE MANI DALLA GUARDIA
MEDICA
In alcune regioni del Nord Italia le AUSL hanno difficoltà a reperire medici per
il servizio di continuità assistenziale (la ex guardia medica). Eppure dai
dati di cui disponiamo sembra che tra i laureati in medicina sia ancora
presente la disoccupazione ed il precariato. Le motivazioni sono chiaramente
legate sia alle modalità di accesso al settore che alle limitazioni normative
e ai bassi livelli retributivi, per cui l'impiego non è appetibile: si
preferisce continuare gli studi o un precariato nelle strutture private
piuttosto che accedere ad un'occupazione che comporta una grande
responsabilità professionale non sufficientemente remunerata.Per questo
motivo si stanno studiando, ad esempio in Piemonte, accordi regionali che in
buona sostanza affidano il servizio di continuità assistenziale ai medici di
medicina generale, come peraltro è consentito dall'accordo nazionale.E' la
logica conseguenza di una strategia contrattuale che la FIMMG e lo SNAMI,
sindacati fortemente rappresentativi dell'assistenza primaria, perseguono da
almeno due stagioni contrattuali: tenere la continuità assistenziale in una
condizione di sottooccupazione, rendendola così non appetibile, e recuperare
contrattualmente quei soldi per ridistribuirli ai medici dell'assistenza
primaria, che si accollerebbero in qualche modo, servendosi magari di medici
precari, il servizio.Insomma è il tentativo di recuperare economicamente in
un settore fortemente penalizzato dalle ultime contrattazioni a spese di
un'area ancora più debole.E' una strategia miope, che sarebbe disposta a
distruggere un intero settore della medicina generale, con la conseguente
contrazione dei livelli occupazionali, affidando per pochi spiccioli ai
medici di famiglia l'oneroso compito dell'assistenza notturna e festiva. I
problemi della medicina generale avrebbero invece bisogno di ben altre
risposte, accettando ad esempio la sfida del Ministro Veronesi, che aveva
proposto di ampliare le capacità diagnostiche dell'ambulatorio della medicina
generale, e non rinchiudendoci, magari per 24 ore, nello studiolo del medico
di famiglia con fonendoscopio e sfigmomanometro.La difficoltà di reperire
personale per la continuità assistenziale si risolve in un modo soltanto:
offrendo un contratto dignitoso.Per questo è necessario:1. adeguare il
trattamento economico alla responsabilità professionale ed omogeneizzarlo a
quello delle altre figure professionali del SSN2. elevare l'orario di lavoro
a 38 ore settimanali, completando le 24 ore di continuità assistenziale con
14 ore di impiego nei servizi territoriali dei distretti3. favorire l'accesso
all'assistenza primaria dei medici addetti alla continuità
assistenziale.Questa, che sarà la base della piattaforma contrattuale della
CUMI-AISS, per la prossima convenzione, mi appare l'unica strategia sindacale
equa e possibile.Per ridare invece remunerazione e professionalità
all'assistenza primaria occorre ben altro che offrire assistenza (ma quale?)
24 ore su 24.
Ernesto Mola
Presidente Nazionale della
CUMI-AISS
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News Cumi-Aiss
Piattaforma
contrattuale area continuità assistenziale
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PIATTAFORMA CONTRATTUALE AREA CONTINUITA’
ASSISTENZIALE
1) Rivedere il punto sulle incompatibilità, in quanto non riteniamo giusto
che un collega a 24 ore settimanali non possa svolgere altre attività;
2) Ripristinare l’aspettativa per motivi di lavoro e permettere così ai
colleghi di rispondere agli avvisi pubblici ospedalieri, per lasciare la
porta aperta ad una possibilità di lavoro;
3) Istituire un referente per ogni postazione, individuato dall’Azienda, su
base volontaria, con compenso o con distacco di 12 ore di turno;
4) Richiedere incentivo per attività usurante e/o rischiosa;
5) Istituire la reperibilità interessando i titolari, con una retribuzione
oraria omnicomprensiva da £.50.000 a £. 70.000;
6) Prevedere la presenza del medico di Continuità Assistenziale nelle RSA,
Hospice..;
7) Regolamentare e quantificare le attività di ADI, ADP, e le PPIP (
Prestazioni di particolare impegno professionale) per il medico di
Continuità Assistenziale;
8) Formazione: a) bisogni organizzativi del servizio
b) bisogni professionali dei medici
40 ore annue, retribuite come servizio attivo;
9) 4 ore di Plus-Orario: è un diritto di tutti i colleghi, ma non deve
comportare una riduzione di posti di lavoro; pertanto se non vi sono ore
nel servizio di Continuità Assistenziale, prevedere di svolgere queste ore
nelle attività distrettuali (educazione sanitaria, vaccinazioni etc)
prevedere ore di aggiornamento professionale pagate dalle ASL o altre
attività secondo le esigenze regionali
Sono solo alcune proposte che scaturiscono da una sintesi delle trattative
decentrate. E’ nostra volontà arrivare ad un confronto con i colleghi
addetti al servizio per migliorare ulteriormente le condizioni economiche e
professionali fino al raggiungimento del nostro obiettivo finale che sono
le 38 ore settimanali nel Distretto (continuità assistenziale + attività
distrettuali).
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