Un passo indietro


«Il dialogo tra le religioni non è possibile». «Non c'è liberalismo senza Dio». Due frasi, a dir poco,
sconvolgenti. La prima è a firma addirittura di Benedetto XVI, la seconda di Marcello Pera. Uno
scambio di cortesie che apre il nuovo volume di Pera in questi giorni in libreria «Perché dobbiamo
dirci cristiani» (Mondadori). Non è usuale che un papa scriva la presentazione di un volume: segno
evidente di una forte sintonia fra papa Ratzinger e l'ex presidente del nostro Senato. Una sintonia
che rappresenta un pericolo per la laicità e non solo. Per la laicità, prima di tutto.
Scrive Marcello
Pera: «L'Europa al cristianesimo deve ritornare se vuole davvero unificarsi in qualcosa che
assomiglia ad una nazione, una comunità morale». E ancora: «Alzare la bandiera cristiana è l'unica
occasione affinché non solo l'occidente ma ogni singolo essere umano possa avere ancora una
prospettiva positiva, una chance». E poi: «Liberalismo e cristianesimo sono congeneri. Togliete al
primo la fede del secondo, e anch'esso scomparirà». Alla cortesia di un «liberale» Ratzinger
risponde andando anche al di là della tradizionale dottrina cattolica sul dialogo fra le religioni: «Ella

- Pera - spiega con grande chiarezza che un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non
è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce le conseguenze
culturali della decisione religiosa di fondo». Dal dialogo fra le religioni a quello fra le culture. Una
marcia indietro del Vaticano? Sembrerebbe proprio di sì. Un passo indietro piuttosto triste, dopo gli
anni del Concilio e i nuovi rapporti dei cattolici con le varie religioni.
«Ma, prosegue il papa, un
vero dialogo non è possibile senza mettere fra parentesi la propria fede». Ma in tutti questi anni
postconciliari non l'hanno messa fra parentesi i tanti cattolici che hanno cercato di dialogare con le
altre fedi religiose.
 

Filippo Gentiloni      il manifesto 30 novembre 2008