Il presidente spazzino nel "paese da marciapiede"

Bene fa il Governo a prendere provvedimenti su annosi problemi. Ma riuscirà a fugare il sospetto
che quando è al potere la destra i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?
È un "Paese da marciapiede" quello che sta consumando gli ultimi giorni di un’estate all’insegna
della vacanza povera, caratterizzata da un crollo quasi del 50% delle presenze alberghiere nei luoghi
di vacanza. Dopo vari contrasti tra Maroni e La Russa, sui marciapiedi delle città arrivano i soldati,
stralunati ragazzi messi a fare compiti di polizia che non sanno svolgere (neanche fossimo in
Angola), e vengono cacciati i mendicanti senza distinguere quelli legati ai racket dell’accattonaggio
da quelli veri.
A Roma il sindaco Alemanno, che pure mostra in altri campi idee molto più avanzate di quelle che
il pregiudizio antifascista gli attribuisce, caccia i poveri in giacca e cravatta anche dai cassonetti e
dagli avanzi dei supermercati. Li chiamano scarti, ma lì si trovano frutta e verdura che non sono
belli da esporre sui banchi di vendita. E allora se vogliamo salvare l’estetica, perché non facciamo il
"banco delle occasioni", coprendo con un gesto di pietà (anche qui "estetico"), un rito che fa male
alle coscienze? Nei centri Ikea lo si fa, e nessuno si scandalizza. Anzi.
Ma dai marciapiedi sparisce anche la prostituzione (sarà la volta buona?) e sarebbe ingeneroso non
dare merito al Governo di aver dato ai sindaci i poteri per il decoro e la sicurezza dei propri
cittadini. A patto, però, che la "creatività" dei sindaci non crei problemi istituzionali con questori e
prefetti e non brilli per provvedimenti tanto ridicoli quanto inutili; e che il Governo non ci prenda
gusto a scaricare su altri le sue responsabilità, come con l’uscita tardiva e improvvida (colpo di sole
agostano?) della Meloni e di Gasparri, che hanno chiesto ai nostri olimpionici di non sfilare per
protesta contro la Cina (il gesto forte, se ne sono capaci, lo facciano loro, i soliti politici furbetti che
vogliono occupare sempre la scena senza pagare pegno!).
Tornando al "Paese da marciapiede", ha fatto bene il cardinale Martino, presidente del Pontificio
consiglio per i migranti, ad approvare la lotta al racket dell’accattonaggio senza ledere il diritto di
chiedere l’elemosina da parte di chi è veramente povero. Il cardinal Martino ha posto un dubbio
atroce: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei
governanti a trovare risposte efficaci, abituati come sono alla "politica del rattoppo", o a quella dei
lustrini?
La verità è che "il Paese da marciapiede" i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma
la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del "Presidente spazzino",
l’inutile "gioco dei soldatini" nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che,
però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato). Ma c’è il rischio di provocare una guerra fra poveri,
se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le "buffonate", che
servono solo a riempire pagine di giornali.

Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo (Pil) e,
insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre
imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni.
L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141%
in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni. L’industria vola, ma sui precari e i
contratti è refrattaria. La ricchezza c’è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul
tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad
aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso.
È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga,
così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?

in “Famiglia Cristiana” n. 33 del 17 agosto 2008