Il potere alla prova

"The law is the law is the law" – a molti nostri connazionali questa massima deve apparire come
un'insopportabile tirannia del formalismo. Forse si sentono piú a loro agio con quest'altra formula:
"estado de opinión", usata nei regimi demo-autoritari sudamericani per sottolineare il contrasto con
lo "estado de derecho", la tensione tra il governo dell'opinione di chi governa e il governo della
legge. Forma e sostanza non sono due opposte dimensioni della democrazia perché senza procedure
che limitano l'azione politica non c'è sostanza democratica in quanto a contare non sarà l'opinione
generale ma un'opinione di parte, non importa quanto grande.
In altre parole, violare le norme che
mettono in pratica il principio di eguaglianza si traduce in una violazione della sostanza
democratica che è appunto l'eguaglianza. Ecco perché mentre la legge è sempre al nostro servizio,
l'opinione di chi governa non lo è necessariamente. Questo vale soprattutto quando si ha a che fare
con un diritto politico fondamentale come quello elettorale.

Perciò, in casi estremi, quando ci sono dubbi o evidenti scorrettezze è al potere giudiziario che la
democrazia si rivolge (un potere che, vale ricordarlo, è anch'esso democratico). Perché è possibile
che nell'espletamento del diritto elettorale si verifichino negligenze ed errori. Ad essere rivelatore
della solidità democratica è in questo caso il comportamento della classe politica.
Nelle
contestatissime elezioni americane del 2000, quando per risolvere la diatriba sul conteggio dei voti
in Florida intervenne la Corte Suprema, Al Gore, il candidato che risultò perdente (benché forse i
voti gli avevano dato la vittoria) non si sognò neppure di attaccare i giudici e gridare che è la
sostanza politica a fare la democrazia. Nel caso da noi in discussione in questi giorni, invece, si
assiste a questo ribaltamento delle parti: se l'esclusione di una lista elettorale avviene perché
qualcuno non ha rispettato le regole, allora si invoca la sostanza contro la forma e si dice che
l'esclusione è stata provocata dalla legge, non dal suo mancato rispetto.
Qui l'intervento della
giustizia è dichiarato un attentato alla democrazia. L'esito politico di questo ragionamento assurdo è
inquietante.

Il paradosso è il seguente: fino a quando esiste un accordo tra l'opinione politica e la legge allora
vale la massima "the law is the law is the law". Quando invece c'è disaccordo tra opinione e legge
ad avere la precedenza è la sostanza che consiste appunto nella preferenza di una parte – la massima
diventa allora "estado de opinión" contro "estado de derecho". Il fatto è che, siccome a decretare
l'una o l'altra soluzione è comunque la preferenza politica, anche quando pare che a vincere sia la
legge in realtà a vincere è sempre l'opinione. Ecco perché le interruzioni della regola nel nome della
sostanza sono ben più di un incidente di percorso o di una soluzione di emergenza per sanare una
situazione eccezionale.
Esse si traducono in una vera e propria sostituzione dello "estado de
opinión"
allo "estado de derecho". E questo puó scardinare la democrazia.
Ma allora, perché alcuni stati democratici sono piú inclini di altri a rispettare le regole che si sono
dati? La spiegazione non è univoca perché la domanda mette in campo dimensioni diverse, come
quella legale e quella etico-culturale
; tuttavia è possibile formulare questa massima generale: perché
una società democratica resista nel tempo è fondamentale non solo che abbia buone leggi ma anche
che il suo personale politico sia disposto ad autolimitarsi per rispettarle.


Nadia Urbinati     la Repubblica 11 marzo 2010