PERCHE’ L’ITALIA NON PARLA DI GARIBALDI

 II bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi e scivolato senza fare rumore. C'era un tempo in cui proverbialmente non si poteva «parlare male di Garibaldi». Senza che nessuno vi badi, e arrivato il tempo in cui non si può parlare di Garibaldi e basta.

All'Eroe dei due mondi dev'essere stato fatale l'ultimo apologeta sbagliato, Bettino Craxi.

E’ un destino di Garibaldi, fin da quando era vivo, di far innamorare di sé personalità assai distanti dall'origi-nale. Con tutto il rispetto, riesce difficile immaginare il latitante di Hammamet che scrive lettere al governo di Montevideo o al re d'Italia per rifiutare fieramente ogni ricompensa per i servigi resi alla causa della liberta dei popoli.

Nella lunga vita di combattente, Garibaldi e rimasto al potere soltanto sei mesi nel 1860, durante la spedi-zione dei Mille, e non ha fatto alcuna fatica a consegnare il Mezzogiorno nelle mani dei Savoia. Anche nel trionfo si e sempre portato dentro la tristezza delle sconfitte. La peggiore, per motivi politici e personali, fu nel 1849 la disfatta della Repubblica romana, travolta dalle armate francesi chiamate dal Papa. E naufragata gia prima fra i litigi dei patiti della patria, da Mazzini a Pisacane. La Repubblica romana era stata uno dei risultati più alti delle rivoluzioni europee intorno al 1848, con la cacciata del Papa e l'instaurazione di un regime fedele ai sogni di liberta, uguaglianza e fraternità. Garibaldi non superò mai davvero il dolore per quella sconfitta, la perdita di tanti compagni sul campo di battaglia e dell'amatissima Anita nella fuga verso il Nord. Forse neppure l'Italia ha mai superato il disastro storico della Repubblica romana e infatti non e mai diventata un vero Stato laico.

La figura di Garibaldi sprigiona ancora oggi un fascino straordinario. E stato il primo eroe moderno, «globale». Senza mai cercare la fama, anzi quasi sempre sottraendosi alle celebrazioni, Garibaldi ha in realtà usato e sfruttato per i suoi ideali, con estrema raffinatezza, il potere dei media. E diventato in vita un mito universale, ammirato a Londra e New York, Roma e Parigi. In un certo senso, anzi in molti, l'antenato del «Che» Guevara.

Oggi nei numerosi e affollati Pantheon allestiti per la nascita di nuovi movimenti o partiti, spesso popolati da fieri delinquenti della storia, nessuno si ricorda più di lui. E una dimenticanza significativa e non un buon segno. Fra mille errori, contraddizioni, a volte ambiguità, Giuseppe Garibaldi e rimasto fedele per tutta la vita a un'idea di socialismo autentico, universale. Ha incarnato il simbolo di una virtù che spesso è mancata alla sinistra italiana e ancora adesso sembra latitare: il coraggio.

 

Curzio Maltese       Il Venerdi di Repubblica  14/9/07