«La vera crisi non è economica ma politica, etica, culturale»

intervista a don Luigi Ciotti a cura di Jolanda Bufalini


È la strada che ci insegna la strada. L’hanno detto un po’ tutti, a Terni, venerdì. E ieri più di mille
e 200 persone riunite per la quarta edizione di “Strada facendo” si sono divise in gruppi di lavoro
per elaborare “la carta di Terni per un nuovo welfare” . Oggi, per la giornata conclusiva, una tavola
rotonda “trasversale” «perché da parte nostra non c’è polemica ma concretezza e voglia di verità».
Adulti e giovani, studenti e operai, soprattutto quelli di Pomigliano d’Arco hanno preso la parola,
ma sono arrivati anche gli operai delle fabbriche in crisi dalla Sicilia e dalla Sardegna. Sindacati
e cooperative, studenti universitari, politici e associazioni. Una marea di giovani, altro che
«bamboccioni», dice don Luigi Ciotti: «Giovani precari che, per fortuna, tengono famiglia». A Terni
ci sono quelli che mettono davanti il pronome «noi» e che, lavorando sulla strada, incontrano
persone ferite. Non numeri ma nomi e cognomi, con le loro storie.

Don Ciotti, lei dice che non c’è polemica da parte vostra ma, in realtà, fate molte critiche sulla
politica dell’immigrazione e sulle carceri.

«Il nostro rapporto con la politica è di servizio ma non di servilismo. Anche noi dobbiamo fare
l’esame di coscienza, con onestà e trasparenza, perché noi non siamo i delegati alla solidarietà. Può
tornare comodo dirci “voi occupatevi dell’accoglienza” ma non si può separare accoglienza e
giustizia, scambiare il mercato della paura con il mercato della solidarietà. Solidarietà e giustizia
sono indivisibili ».


Mercato della paura?

«La paura della gente va intercettata ma il punto è che c’è chi specula sulla paura che è diventata
una merce che rende sul mercato del consenso. Noi siamo preoccupati dal vento di razzismo che
soffia, dall’azzeramento della nostra memoria di popolo di migranti.

Con l’introduzione del reato di clandestinità si è creato un mostro giuridico perché si colpisce la persona anziché il reato. È
mostruoso che, quando il reato c’è, ci sia un aumento di pena per il fatto stesso di essere entrati
irregolarmente nel nostro paese. Ora, per di più, il governo ha fatto ricorso alla Corte costituzionale
contro la regione Puglia, perché si è dotata di strumenti di accoglienza che violerebbero la legge sul
reato di clandestinità».

Don Ciotti, cosa avete imparato dalla strada?

«Nella strada si impara che anche gli sconfitti, attraverso un progetto, possono ritrovare dignità e speranza.

È venuto a Terni don Pino Masi, rappresentante di Libera a Rosarno. E ci ha ricordato che
non si poteva non sapere quali fossero le condizioni degli immigrati lì. Noi chiediamo alla politica
di fare la sua parte perché la crisi, prima che economica, è crisi politica, culturale ed etica. Crisi dei
diritti ».

Ma la crisi economica c’è.
«Si tagliano servizi, politiche sociali, progetti educativi e culturali perché, si dice, non ci sono
risorse. Bisognerebbe con onestà capire che, invece, c’è una cattiva distribuzione delle risorse. E
che quando aumentano le povertà, la disoccupazione e la paura, la domanda principale da porsi è
come si affrontano i problemi sociali. Le misure di emergenza, le misure tampone rischiano di
curare i sintomi, non la malattia».

Fra i gruppi di lavoro c’è quello sulle carceri. Cosa ne viene fuori?
«Manconi ha fatto la relazione sulla situazione nelle carceri. Dirindin, che è una dei massimi
esperti, ha introdotto i lavori sulla sanità. Pittau, che ha la delega sui migranti della Cei, ha seguito i
lavori del gruppo sull’immigrazione. Qualcuno recentemente ha detto meno immigrati meno
criminalità, a me sembra che le cose non stiano così. Ci si deve chiedere perché le carceri sono sempre più piene di poveri cristi.

È giusto modernizzare l’edilizia carceraria se questo serve a creare
condizioni di maggiore dignità per chi sta dentro, però non si deve dimenticare che il carcere, nel
nostro ordinamento, è l’estrema ratio. Prima vengono le misure per evitare che troppa gente finisca
in carcere, e ci sono anche i percorsi alternativi».


Altro tema , quello della democrazia.
«Non fa bene alla democrazia questo scenario di strappi alla Costituzione, di misure speciali, di
stratagemmi».

Di leggi ad personam?
«Sì ma noi guardiamo a tutti, la nostra è una riflessione per tutti. Il primo dovere di chi ci
rappresenta, di deputati, senatori e amministratori è tutelare e rispettare la legge come bene comune
e non come privilegio».

L’associazione Libera ha fra i suoi compiti la lotta alla mafia. Come avete affrontato questo
tema a Terni?

«La mafia è aiutata dai vuoti istituzionali e dalla crisi, cresce l’usura e i mafiosi approfittano
dell’ignoranza, della povertà. Soprattutto mercificano l’umanità alla deriva.
E reinvestono i proventi
della tratta delle persone, del traffico degli stupefacenti, della prostituzione nella zona grigia
dell’economia legale».

l'Unità  7 febbraio 2010