“Costituzione minacciata: muoversi ora”

«Se non ora, quando?». Va a Primo Levi, e alla citazione che ne fa il presidente emerito della Corte
Costituzionale Gustavo Zagrebelski, il primo applauso della serata milanese di Libertà e Giustizia.
«Le tragedie accadute in Europa nell'ultimo secolo sono state la conseguenza della tendenza a
spostare i problemi di un giorno avanti. C'è l'esigenza forte di aprire gli occhi subito». «Rompere il
silenzio», dunque, che è il titolo dell'appello in difesa della Costituzione che l'associazione ha
presentato ieri sera qui, che i suoi circoli stanno illustrando in tutta Italia e che ha raccolto su
internet oltre 200mila firme. Nomi di persone, dice Zagrebelsky, che di L&G è il presidente
onorario, che non avremmo mai pensato di vedere nei nostri elenchi, «segno di un bisogno forte di
riconoscersi, e di immaginare anche che cosa fare da adesso in poi».
Accanto a Zagrebelsky ci sono Giovanni Bachelet e l'economista Salvatore Bragantini; in prima fila
Gae Aulenti e Maurizio Pollini; tra il pubblico tante facce note ma anche tantissimi cittadini
qualsiasi. Perché - come dice Sandra Bonsanti, presidente di L&G - oggi l'allarme è altissimo e non
passa giorno che la cronaca politica non faccia registrare nuove punture di spillo contro la
Costituzione: «La democrazia è in bilico e i rischi che la carta fondamentale sia stravolta, in un
momento come questo in cui si sommano crisi economica e istituzionale, si fanno sempre più
elevati». Un elenco infinito di diritti violati, dalla giustizia uguale per tutti al diritto di fine vita,
dalla salvaguardia del paesaggio alla corruzione, dal diritto di cronaca al disprezzo della legalità e
dell'uguaglianza.

Da dove cominciare, allora? Forse da una vignetta di Ellekappa, che riesce a far sorridere pur con
parole terribili: «La crisi deve essere più grave di quello che sembra»; «Berlusconi sta pensando di
licenziare il Parlamento». Ed è con quella sintesi che apre il "libretto nero" di Libertà e Giustizia, un
ciclostilato come si faceva ai vecchi tempi, riassunto di undici mesi di dichiarazioni, disegni di
legge, proposte, piani per la sicurezza, decreti. A volte solo parole, altre realtà: dai militari per le
strade ai medici che dovrebbero denunciare i clandestini. Uno scambio di battute che è un
campanello d'allarme: tanto che la proposta di Berlusconi sul voto solo ai capigruppo pochi anni fa
sarebbe sembrata una battuta e oggi, conclude Zagrebelsky, sembra l'esito finale di uno stato di
cose.

Cinzia Sasso    la Repubblica 14 marzo 2009