«Ho visto un re, era nudo»

Intervista a Dario Fo

 «Noi villan.. sempre allegri bisogna stare, ché il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam». Chi non ricorda Ho visto un re di Dario Fo? Il re, il vescovo, il ricco, piangono per la perdita di un frammento della loro ricchezza. Solo il povero contadino è costretto ridacchiare per non turbare la serenità dei potenti. Non solo a noi, ma anche a Dario Fo è venuta in mente quando il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha caricato il suo fucile per puntarlo contro i poveracci che vanno a frugare nei cassonetti: «Bisogna nascondere quel che guasta l'umore dei potenti. È l'impasto di sempre, ipocrisia e arroganza del potere», dice al manifesto il premio Nobel per la letteratura.


Ci risiamo, Dario: tutto ciò che contraddice il quadro idilliaco del paese smerciato da chi ci comanda va eliminato o nascosto sotto il tappeto, per celare così le infamità del potere.
Nel Ventennio circolava una barzelletta. I nazisti vengono in visita a Roma e sono accompagnati da un gerarca fascista. Improvvisamente vedono in un prato un poveraccio che sta mangiando l'erba. Stupore dei nazisti, il gerarca si precipita da lui e grida: «Ma che stai facendo?» «Mangio l'erba, sono digiuno da due giorni e cerco di placare la fame». Il gerarca sbotta: «Ma vai laggiù, oltre la strada. Non vedi che l'erba è più alta?». Voleva salvare la faccia con i suoi soci nazisti. La logica è sempre quella: non facciamoci scoprire. E' la massima forma di ipocrisia italica clericale, invece di preoccuparsi per chi non ha da mangiare vogliono cancellare chi è costretto a rovistare nella spazzatura per rimediare un frutto marcio. Quando le impiccagioni pubbliche diventarono un problema, decisero di spostarle fuori porta e all'alba perché nessuno le vedesse. E continuarono a impiccare. Anche la spazzatura di Napoli, se potessero, invece di toglierla la coprirebbero con un telone.
Ipocrisia, ma anche l'arroganza di chi se la prende sempre con i più deboli, fingendo di lavorare per il loro bene.
Basta guardare la tv per capire la filosofia che regola la comunicazione al servizio del potere. L'Italia batte tutti i record per i morti sul lavoro ma la gente non deve saperlo, deve invece associare la violenza e la sicurezza alla vecchietta scippata o alla donna violentata in periferia. Fanno la pubblicità sul casco che l'operaio deve indossare per dire che è colpa della sua distrazione se capitano i cosiddetti infortuni sul lavoro. Come se bastasse un casco a salvare chi precipita da 18 metri o gli crolla una casa addosso. Vogliono dare al cittadino l'impressione che ci si stia occupando di lui, poi si scopre che l'impegno del governo sulla casa è un imbroglio in cui si toglie al poveraccio, allo sfrattato, per favorire i ricchi, i palazzinari. Ma questo io lo so perché leggo il manifesto, gli altri giornali e la Tv non ce lo dicono. Meglio soffermarsi sulla madre che ammazza la figlia, chiedersi se è matta o no. Mica ce lo dicono che le violenze sulle donne avvengono in casa nel 90% dei casi, sennò che dovrebbero fare? Mandare un carabiniere in ogni famiglia? Invece ci raccontano che la violenza avviene in strada per aumentare la presenza dei poliziotti, e adesso dei soldati. Mica ce lo dicono che in Italia quella violenza lì è diminuita, sennò sarebbero costretti a parlare di emergenze vere: la fame dei poveracci, l'insicurezza sociale.
Ipocrisia e arroganza del potere. Queste malattie le denunciavi già trent'anni fa, cantando e facendoci cantare «Ho visto un re». Vuoi dire che dalla Dc a Berlusconi non è cambiato niente?
Non hanno inventato niente. Andreotti, che era un maestro nella censura, si prodigò nel bloccare i film che trasmettevano un'immagine negativa del paese: i panni spochi andavano lavati in casa. Niente soldi al realismo italiano, arrivarono a bloccare una commedia, La Mandragola di Machiavelli che denunciava l'ipocrisia e il classismo.
E tu fosti cacciato dalla Rai, per quella Canzonissima il cui ritornello era «facciam cantare gli esuli, le vedove che piangono e gli operai in sciopero...». Ripeto la domanda: questa destra non è peggio della Dc d'Andreotti?
Si, è peggio questa destra. Prima c'erano anche dei democristiani che quando li sfottevi con la satira un po' si vergognavano. Quando in «Mistero Buffo» ricordavo che Dante aveva mandato all'Inferno Bonifacio XIII, c'era il risentimento dei baciapile, ma non di tutti. Questi qua non hanno pudore. Adesso è un solo coro quello che si scatena contro la satira.
Stai parlando solo della destra?
Certo che no. Quando c'era Andreortti esisteva una sinistra che si indignava contro la censura. Oggi, basta che in piazza Navona si faccia della satira contro il potere che tutti si scatenano come un sol uomo in difesa dei potenti, della moderazione e del buongusto. Guai all'insulto, dicono anche quelli che si dicono di sinistra e che dovrebbero attaccare le porcherie di chi ci comanda. Io invece dico: viva l'insulto, il re è nudo.

  

Loris Campetti       Il manifesto 08/08/08