Le radici dell'Olocausto
Una
genealogia della Shoah. La traccia arditamente Georges Bensoussan nel suo
Genocidio. Una passione europea (Marsilio, pagg. 388, euro 21), individuando
i semi già attivi nell´Ottocento e nel Settecento, i secoli della ragione e del
progresso, da cui è nata la pianta totalitaria e omicida del Novecento.
Un´operazione complessa, anche se lui stesso avverte, riprendendo un proverbio
cinese, come «conoscere la fine non aiuti a comprendere l´inizio». Ma troppo
grande è lo sconcerto per la distruzione degli ebrei nel cuore del mondo
occidentale e questa opera di archeologia alla ricerca delle fonti della
barbarie è generosa e piena di spunti.
Andando a ritroso dunque, tre sono i filoni che lo
storico delle idee, già autore di un monumentale lavoro sul sionismo a cui è
stato conferito a Parigi il "Prix Mémoire de la Shoah", segnala ed esplora:
la natura di guerra totale del primo conflitto mondiale, concepita dai suoi
protagonisti, primi fra tutti i tedeschi - ma non solo -, come una via per "l´igiene
del mondo" da percorrere attraverso tutti i mezzi possibili (la Germania
vi introdusse gas, campi di concentramento dove affamare e picchiare i
prigionieri, utilizzo dei cadaveri per riempire i fossati...). Una visione,
argomenta Bensoussan, resa possibile (e qui andiamo di nuovo all´indietro) dal
darwinismo sociale sviluppato nell´XIX secolo che indica via via classi, gruppi
(i malati), popoli, razze inferiori che devono soccombere: teorie nate
all´interno dell´anti-illuminismo da cui derivano in generale un colonialismo
predatore e razzista (vedi la soppressione degli Herrero, piuttosto che degli
armeni), l´eugenetica della sterilizzazione dei malati gravi (già votata ad
esempio nella Repubblica di Weimar).
L´antisemitismo infine: che Bensoussan
giustamente associa all´antigiudaismo coltivato e agito secolarmente dalle
Chiese cattolica e protestante, radicato sì nell´idea del "popolo deicida" ma,
fin dalla fine del I millennio, evoluto in una dimensione razziale come dimostra
l´ossessione per la purezza del sangue che perseguitò gli ebrei anche se
convertiti.
Monsieur Bensoussan, dunque per lei esiste una sorta di
gestazione unica, intellettuale ma non solo, dello sterminio biologico degli
ebrei d´Europa. È così?
«No, non esiste una causalità lineare che conduca alla
Shoah. Non esistono delle "cause". Ma un terreno culturale che prepara gli
intelletti e li condiziona».
La prima matrice del "disastro" è la Prima Guerra
Mondiale, ma non tanto per il risentimento e la sete di riparazione che lasciò
in Germania, quanto per come venne concepita e condotta.
«Fu una tappa verso la guerra totale che non distinse
tra militari e civili. Questa concezione del conflitto come "igiene del mondo"
si coniugava con il sogno di un´umanità sottomessa unicamente alle leggi della
scienza. Non fu appannaggio della sola Germania che però, per prima in Europa,
ha introdotto alcune forme di annientamento totale. Ed è sempre la Germania che
fin dal 1925 ha accolto l´insegnamento dell´igiene razziale nelle università
tedesche»
La Germania durante la Prima Guerra concepì già
l´Europa orientale come il suo "spazio vitale", il lebensbraun nazista, abitato
solo da barbari e primitivi?
«Da tempo la Germania, attraverso le Leghe
pangermaniste nate alla fine del XIX sec., pensava l´Est come un suo spazio
naturale di espansione. Il disprezzo verso gli slavi era radicato. Allo scoppio
del conflitto lo sguardo dei tedeschi su di loro è come quello del colonizzatore
bianco che sbarca in Africa. Slavi ed ebrei gli appaiono popoli degenerati. Gli
ebrei, per di più, vengono percepiti come pericolosi, specie dopo l´enorme
flusso migratorio che li aveva condotti in Germania e Austria nell´ultima parte
dell´Ottocento».
Nel riavvolgimento di questo nastro dell´orrore, lei
rammenta lo sterminio degli Herrero (nelle colonie africane tedesche), ma più in
generale il capitolo del colonialismo come un´altra tappa verso la concezione
dell´esistenza di sotto uomini la cui vita non aveva alcun valore. E parla molto
della responsabilità del darwinismo sociale. Ci può spiegare meglio?
«Ci fu un uso distorto della scienza. I successi
ottenuti dalla biologia non furono sinonimi della costituzione del biopotere che
considera l´uomo innanzitutto un essere vivente e non pensante, segnando così la
fine della sua centralità. Anche se il darwinismo sociale e razziale ha
impregnato i paesi sviluppati di quest´epoca, solo alcuni di loro hanno spazzato
via le barriere etiche che fondano la nostra civiltà».
Al di là dei principi di selezione e sterminio che
presero piede in Europa tra Ottocento e Novecento, cosa scattò perché questi
divenissero realtà massificata, Shoah?
«L´idea di selezione, ovvero di sterminio, è
all´origine di un razzismo moderno che si basa su studi scientifici distorti.
Quest´idea è inseparabile dall´Europa della rivoluzione urbana e industriale e
del colonialismo che rimette in discussione l´eredità biblica e dell´Illuminismo
per giustificare la sua impresa di dominio. Se si dimentica questa realtà, il
trionfo del nazismo appare come un incidente incomprensibile. Come un sotto
prodotto del periodo 1914-1918, della pace di Versailles o della Depressione.
Una spiegazione davvero riduttiva anche se quei fatti storici hanno contribuito
a tessere il dramma. Ma senza quel contesto anti-illuministico che in Germania
assunse una forma più violenta che altrove, senza il movimento völkisch, il
pangermanesimo, il luteranesimo non si capirebbe Hitler. E nemmeno senza lo
studio della tradizione di obbedienza all´autorità, qualunque essa sia, o delle
strutture del potere e della famiglia che caratterizzano la società tedesca.
Nessuna spiegazione vale senza genealogia, che non costituisce da sola una
interpretazione: perché il nazismo resta una rottura nella tradizione politica
dell´Occidente. Fare l´archeologia del disastro non deve nascondere questa
verità».
Dal Settecento all´anno Mille e prima, sono le Chiese a
portare lo stendardo della demonizzazione di ebrei, omosessuali, streghe...
«Ogni piccolo europeo si è nutrito fin dalla più
tenera età di un antigiudaismo dottrinario che si è depositato strato dopo
strato negli intelletti. Un gruppo esiste solo a condizione di espellere da sé
il proprio odio per proiettarli su un gruppo-vittima. I lebbrosi, gli ebrei, i
devianti sessuali e le donne, costituiscono delle declinazioni di un´identica
cultura del diavolo».
C´è differenza tra antigiudaismo e antisemitismo?
«Il termine antisemitismo fu coniato nel 1879 in
Germania, e lascia intendere che esista una razza semita, quando invece esistono
solo delle lingue semitiche. È una versione secolarizzata della giudeofobia.
L´antisemita cammina nel solco della tradizione antiebraica della Chiesa, dalla
quale si discosta appena. Se il rigetto basato sulla fede lascia una porta
aperta all´ebreo perseguitato, il rifiuto basato sulla razza chiude tutte le vie
d´uscita. Il sangue non si può cambiare. Rimane il fatto che dal XV secolo, la
tradizione spagnola, l´interrogativo sull´ascendenza famigliare del convertito
costituisce il primo passo verso il razzismo moderno».
Perché la teoria cospirativa che ha perseguitato
l´ebreo europeo oggi è passata, più o meno tale e quale, nel mondo islamico?
«Numerosi modelli anti-ebraici propri del mondo
cristiano sono passati oggi al mondo musulmano che nel XIX secolo ignorava
l´accusa del crimine rituale, dell´avvelenamento dell´acqua, del complotto.
Sono stati introdotti dalle congregazioni cristiane, e infatti allora erano gli
arabi cristiani i più ostili agli ebrei. Ma le frustrazioni e i risentimenti che
i paesi arabi islamici svilupperanno nei confronti del mondo occidentale nel XX
secolo favoriscono la cristallizzazione di un potente antisemitismo. L´assenza
di una rivoluzione illuministica, in grado di cambiare le mentalità che continua
a ignorare la secolarizzazione e la laicità, rafforzata da un sentimento di
umiliazione di una cultura a lungo dominatrice, sono elementi che spingono a non
sopportare l´idea che l´"ebreo", creatura disprezzata, si emancipi dalla
condizione di dhimmi, inferiore, a cui era relegato negli stati musulmani. La
sua "uguaglianza" è vissuta come un´arroganza insopportabile. Il sionismo e
Israele verranno a sovrapporsi a questo sentimento di umiliazione, dando il
colpo di grazia a questo ethos dominatore. Così come l´hitlerismo aveva fatto
dell´ebreo lo specchio dello smarrimento esistenziale dello spirito tedesco, e
al contempo l´opposto della propria identità, il musulmano di oggi ha bisogno di
Israele per esprimere le proprie contraddizioni verso il mondo moderno».
Quanto è pericoloso tutto questo?
«La letteratura politica di quel mondo, penso a Hamas e
Hezbollah in particolare, all´Iran, è un incitamento al genocidio. Se preferiamo
dar retta a quel potente bisogno che ha l´essere umano di essere rassicurato, ci
si può persuadere che "tanto le cose finiranno per sistemarsi". Ma la storia è
tragica e radicale».
SUSANNA NIRENSTEIN Repubblica 26.1.09