Il Lazio come gli Usa, il voto della Chiesa

I sondaggi dicono che i cattolici la votano, e allora l'Avvenire, che è anche lui cattolico, apre una
sua guerra contro Emma Bonino e dice che questa elezione non si dovrà fare né domani né mai.
Come l'Avvenire sa, sono spiacevoli le leggi quanto le polemiche ad personam, ma non è questo il
punto. Si può anche pensare che dal suo punto di vista il giornale abbia ragione nella sua critica;
però è chiaro che data l'ineluttabilità del sistema vigente, se non vuole la Bonino vuol fare eleggere
la Polverini; e ciò significa volere che vinca Berlusconi;
e se Berlusconi vince, a cominciare dal
Lazio, la sua caduta si arresta, riesce a trattenere nelle sue mani il potere, e negli anni che gli restano
potrà fare scempio della Costituzione, torcere la democrazia al cesarismo, trasformare giustizia e
magistratura in un'opera del regime, abolire la progressività fiscale, proporsi agli italiani come
modello da imitare
; e con Maroni far incrudelire l'Italia contro gli stranieri in casa e contro i
naufraghi in mare, e con Tremonti dire che la crisi economica non c'è e che i disoccupati possono
essere felici, e avviare il suo Azzeccagarbugli alla successione dinastica.

E va bene, per il giornale; ma allora la Conferenza episcopale, la Chiesa italiana e la Santa Sede
devono dire che con questo non c'entrano affatto, e che rispetto alla Bonino e alla Polverini, così
come ad ogni altra sfida elettorale, esse restano perfettamente neutrali
Altrimenti si apre un grave problema istituzionale, politico e religioso e non può funzionare più né
il bipolarismo, né la democrazia, né la comunione ecclesiale;
e il passaggio al bipolarismo, che
avrebbe dovuto togliere una distorsione del sistema facendo venire meno l'unità politica dei
cattolici, diventerebbe causa di una distorsione ancora più grave, facendo della Chiesa, pur con le
sue deboli forze, l'arbitra, magari anche inconsapevole, dello stare o del cadere della democrazia.
Si dirà che sono in gioco i principi irrinunciabili. Ma la Chiesa deve morire per il vangelo, non far
morire per i princìpi.
In America i vescovi, perché non si dubitasse sui princìpi, bloccarono la corsa
elettorale di Kerry, cioè elessero Bush, e la guerra perpetua, la carneficina in Iraq, lo scontro con
l'Islam, le torture di Abu Ghraib e le vesti arancione di Guantanamo da allora hanno straziato il
mondo. Ancora in America, per aver sostenuto la riforma sanitaria di Obama, che tra le patologie da
trattare include anche l'aborto, l'ultimo dei Kennedy è stato dal suo vescovo privato della
comunione, ha rinunziato al seggio alla Camera e così si chiude anche il ciclo, cominciato con John
Kennedy, per cui perfino un cattolico poteva diventare presidente degli Stati Uniti.

E se ora i vescovi americani più intransigenti trascinano tutta la Chiesa - sempre per via della difesa
della vita - nella guerra contro Obama, e se questi cadrà, allora sarà finita anche la conversione
americana, la Carta dell'Onu sarà di nuovo stracciata,
la pace non avrà alcuna opportunità di
apparire, il multilateralismo ce lo scordiamo e riprenderà la costruzione del «nuovo secolo
americano» e dell'unico Impero globale, fondato su un unico scettro e un'unica Armata. E poi
magari, per meglio correre verso il passato, torneranno le guerre per le investiture.

Dal più piccolo al più grande, dal Lazio all'Impero; le entità sono di certo incommensurabili, ma nel
piccolo e nel grande sono gli stessi le idee e gli errori su cui si costruisce la storia.


Raniero La Valle     il manifesto 21 febbraio 2010