La spallata di Benedetto XVI al governo Prodi


La vera spallata a Prodi alla fine l'ha data il
Vaticano. Era chiaro da tempo che le gerarchie
ecclesiastiche erano scese in campo direttamente
contro il centrosinistra e per favorire il ritorno di
Berlusconi, elargitore di mille favori alla chiesa
durante il suo quinquennio a Palazzo Chigi. La Chiesa
ha agito alla vigilia della crisi come una qualsiasi
lobby politica, sia pure extraparlamentare,
addirittura extraterritoriale, e con un'intelligenza
politica superiore a quella dei partiti in
circolazione.
La spallata della Chiesa al centrosinistra era partita
da lontano. Non c'è stata settimana, dalla primavera
del 2006, in cui il papa o i vescovi non siano entrati
in polemica, più o meno diretta, con l'azione del
governo. Ma nell'ultima settimana si è consumato uno
spettacolare attacco su più fronti. Ha cominciato
Benedetto XVI, in qualità di vescovo della capitale,
con l'attacco al Veltroni sindaco sul "degrado di
Roma".
Ora, è chiaro che l'uno è "anche" papa e l'altro è,
guarda caso, leader del PD. Quanto alla predica del
papa sui mali di Roma, dagli "affitti troppo alti"
allo scarso attivismo dell'amministrazione locale,
bisognerebbe aprire un lungo capitolo. L'Apsa, che
gestisce la proprietà ecclesiastiche, è il primo
immobiliarista della capitale, con il 22 per cento del
patrimonio totale della città: non può fare nulla per
calmierare gli affitti? La Chiesa è il primo evasore
(legalizzato) delle tasse romane, con l'esenzione
dall'Ici, così come il primo beneficiario delle
onerose convenzioni private su sanità e scuola.
L'elenco dei favori che la città di Roma paga alla
Chiesa è infinito, dalle forniture d'acqua ai pass
delle automobili per il centro.
Era ben studiato il pretesto della mancata visita alla
Sapienza, dove si capiva benissimo che alla Chiesa non
interessava la questione in se ma lo sfruttamento del
caso. La polemica sulla sicurezza non garantita era
strumentale. I predecessori di Benedetto XVI sono
andati in visita pastorale in Paesi del Terzo mondo e
hanno incontrato folle di milioni di persone, e questo
papa ha paura di entrare nell'Università di Roma?
Bisognava trovare il modo di organizzare una
manifestazione contro il governo a San Pietro, senza
dire che si trattava di politica.
Così è andata e nella folla di san Pietro c'era in
prima fila Clemente Mastella, il quale proprio in
quell'occasione, per sua ammissione, decide l'uscita
dalla maggioranza e la comunica subito non a Prodi ma
al cardinal Bertone, segretario di Stato vaticano.
Nello sfascio della politica, la Chiesa ha deciso di
scendere in campo, alla riconquista di un ruolo
centrale perso dal tramonto della DC. I leader del
centrosinistra dovrebbero almeno prenderne atto e
studiare qualche contromossa, che non sia il solito
inginocchiarsi nella vana speranza di ammansire i vescovi
.

Curzio Maltese     il Venerdì di Repubblica 1.2.08