La guerra dei vescovi contro Zapatero


«A volte è necessario saper dimenticare». Parla con tono pacato, il cardinale Antonio Maria Rouco
Varela, ma le sue parole sono taglienti come lame. Dimenticare la Guerra Civile, dimenticare la
dittatura, è il nuovo obiettivo proclamato dal presidente della Conferenza episcopale, per evitare di
«dar adito a scontri che potrebbero finire per essere violenti». L'accusa non è neanche tanto velata, e
nel mirino, ancora una volta, c'è il governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero. Colpevole,
per il cardinale ultra-conservatore di Madrid, di alimentare lo scontro sociale, di ostacolare la
«riconciliazione» nazionale per il fatto di aver promosso una legge, quella sulla «Memoria storica»,
che ha l'obiettivo di restituire dignità alle vittime del franchismo.
Rouco si presenta con questa nuova sfida davanti all'assemblea plenaria dei vescovi, ancora scossi
per la decisione presa giorni fa da un giudice di Valladolid di far rimuovere tutti i crocifissi dalle
pareti di una scuola pubblica. «La nostra società è malata», aveva tuonato poche ore prima il
cardinale primate di Spagna, Antonio Carizares, parlando di «cristofobia». E il malumore espresso a
gran voce da alcuni prelati rischia già di trasformarsi in un coro di protesta dell'intera Chiesa
cattolica spagnola. Anche dal Vaticano l'Osservatore Romano ha commentato la sentenza di
Valladolid: "Che si consideri un crocifisso offensivo in occidente è sintomo di amnesia e necrosi
culturale" scrive nel suo editoriale il quotidiano del Vaticano. "E in Spagna questo impulso
autodistruttivo assume espressioni violente".
Nessuna reazione a caldo dal palazzo della Moncloa, sede del governo, ma a parlare senza peli sulla
lingua - esprimendo quella che è con ogni probabilità l'opinione dello stesso premier Zapatero - è il
numero due del Psoe, Mi sorprende che chi sta promuovendo canonizzazioni in relazione a persone
di quell'epoca, ora faccia appello all'oblio e al perdono. Non si può cancellare la memoria del nostro
paese e alcuni soffrono di amnesia in funzione del fatto che gli convenga o meno. I socialisti si
schierano poi anche a favore della rimozione dei crocifissi dalle scuole pubbliche perché, dice
Blanco, ricordando di essere «credente», «bisogna rispettare il credo religioso di tutti».
Lo scontro si profila durissimo, e i vescovi sembrano decisi ad affrontare a muso duro la svolta
«laicista» del governo Zapatero. In linea con le posizioni espresse in questi anni in Parlamento dal
Partito popolare, contrario a «riaprire vecchie ferite», il cardinale Rouco Varela vede una soluzione
nel ritorno allo «spirito di riconciliazione, sacrificato e generoso» degli anni della transizione alla
democrazia. Anni in cui, in base a un patto non scritto, la società spagnola scelse di evitare di fare i
conti con il passato per favorire il consolidamento delle istituzioni democratiche. Ma, arrivato al
potere nel 2004, Zapatero aveva giudicato maturi i tempi per ridare spazio alla memoria,
promuovendo un risarcimento morale delle vittime e favorendo la ricerca dei resti delle migliaia di
desaparecidos. Ma il presidente della Conferenza episcopale la pensa in maniera completamente
opposta. «Dimenticare» è la nuova parola d'ordine, per ottenere «un'autentica e sana purificazione
della memoria» che liberi i giovani «dagli ostacoli del passato, senza gravarli dei vecchi litigi e
rancori».
Reazioni anche Italia alla sentenza del giudice di Valladolid. «La laicità dello Stato è un principio
troppo serio per essere ridicolizzato, come è avvenuto in Spagna», ha detto il leader dell'Udc
Pierferdinando Casini. Per Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Normativa, «il
crocifisso non è solo un simbolo religioso, ma è il simbolo della nostra civiltà».


Alessandro Oppes          la Repubblica25 novembre 2008