La forza dei numeri

L’aborto è un dramma e uno scacco. Mai un diritto. Il giudizio più duro contro l’aborto lo hanno pronunciato e lo pronunciano le donne. È il tribunale della loro coscienza a esprimere il verdetto più inflessibile. Anche perché esso non scaturisce dalla gelida elencazione di princìpi o dall’astratta predicazione di valori, ma da quel grembo materno che ha corpo e spirito. Carne ed anima. È da quel grembo materno che scaturisce la capacità di accogliere un figlio. Solo quel grembo materno
che desidera un figlio ma non è in grado di accoglierlo conosce il dolore della rinuncia, della
costrizione, della impossibilità. Sa quanto sia duro dire: «Non ti accolgo».
Quel grembo materno merita rispetto. Sempre. Perché è il luogo dell’incontro tra l’io della madre e il tu del figlio. È il
luogo di nascita di quella specialissima relazione madre-figlio: la sola che può accogliere la vita
umana. Luogo fisico, psichico, morale. Si sconfigge l’aborto solo riconoscendo, sostenendo e
promuovendo la capacità di accoglienza della donna, della coppia e della società. Non si sconfigge
l’aborto senza e contro le donne. Ovvero, continuando a considerarle bisognose di tutela morale in
quanto incapaci di esercitare una scelta responsabile.
Amareggiano le parole del Papa contro la legge 194, perché di fatto disconoscono il mistero e la
moralità del grembo materno. Accusare la 194, dopo 30 anni di applicazione, di non aver cancellato
l’aborto, significa non solo attaccare una legge ma disconoscere il grande cammino che le donne
italiane hanno compiuto per liberarsi dalla necessità dell’aborto. Un cammino che ha prodotto una
cultura più attenta e responsabile verso i figli, verso la vita umana, verso gli altri. Attaccare la legge
e non nominare la drastica riduzione del ricorso all’aborto significa non voler ammettere ciò che la
realtà dice: solo la legalizzazione e il riconoscimento del principio morale della scelta possono
comportare la riduzione del ricorso all’aborto. Lasciamo parlare i dati: nel 2007 sono state effettuate
127.038 Ivg (interruzione volontaria di gravidanza), con un decremento del 3% rispetto al dato
definitivo del 2006 (131.018 casi) e un decremento del 45,9% rispetto al 1982, anno in cui si è
registrato il più alto numero di Ivg (234.801 casi). Il tasso di abortività, l’indicatore più accurato per
una corretta valutazione della tendenza al ricorso all’Ivg, nel 2007 si è attestato al 9,1 per mille, con
un decremento dello 0,3 per mille rispetto al 2006 (9,4 per mille) e un decremento del 47,1%
rispetto al 1982 (dal 17,2 al 9,1 per mille).
Questi dati dicono che la legge 194 è efficace, saggia e lungimirante, proprio perché contiene in sé
il punto di equilibrio tra la tutela del nascituro e la tutela della salute della donna. Perché fa leva
sulla responsabilità delle donne, delle coppie e sulla scienza e coscienza medica.
Bisogna applicare la legge in tutte le sue parti per prevenire l’aborto. Attraverso il potenziamento
dei consultori, l’educazione dei giovani, il sostegno alle maternità difficili facendo sì che nessuna
donna rinunci a un figlio per ragioni economiche e sociali. Bisogna prevenire l’aborto terapeutico
attraverso un accurato percorso della diagnosi prenatale prevedendo tutto il sostegno psicologico e
sociale per le donne e le coppie che stanno per accogliere figli portatori di disabilità. Bisogna che le
donne che scelgono di abortire possano vivere questa dolorosa esperienza in un contesto di dignità,
rispetto e piena tutela della loro salute.
Su questi temi molte azioni sono state attivate dal Governo Prodi, molte si sono interrotte. Bisogna
insistere per una piena e corretta applicazione della 194 e impegnarsi per costruire una società
accogliente nei confronti della maternità e della paternità. Occorre una politica “forte” a sostegno
della famiglia che consenta alle donne di conciliare il lavoro e la famiglia e solleciti gli uomini ad
assumersi le loro responsabilità verso i figli, partecipando al lavoro di cura.
Le dure parole del Papa contro la legge 194 pongono una questione più di fondo: fino a quando nel
nostro Paese sui temi etici ci sarà belligeranza, guerra fredda, scontro, è questa la strada per
affermare i valori da tutti condivisi come della vita umana e della famiglia? Credo proprio di no. Lo
dico ricordando anche la fatica e gli insuccessi della precedente legislatura. C’è bisogno di un
cambio di passo e di approccio sui temi etici. Un cambio di passo all’insegna della pacatezza, del
rispetto, del reciproco riconoscimento della ricerca delle soluzioni condivise. È disponibile il
centrodestra a promuovere questo cambio di passo?
 
Livia Turco       l'Unità 13 maggio 2008