Despoti e dittatori che umiliano la democrazia


La preghiera laica dello scrittore americano E.L. Doctorow in difesa della Dichiarazione universale proclamata dall´Onu nel 1948
Da quando quel documento è stato promulgato, sono stati uccisi dai 13 ai 14 milioni di persone in operazioni di genocidio e di repressione
I massacri sono un infernale ghigno di disprezzo verso la presunzione umana di essere qualcosa di più che un ammasso di carne e sangue

E.L. DOCTOROW

Secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, così com´è stata ratificata dall´Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948, tutti gli individui possiedono in quanto tali un valore e una dignità, e devono essergli riconosciuti diritti uguali e inalienabili in quanto membri della famiglia umana... il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona... il diritto a non essere tenuti in schiavitù o sottoposti a tortura... il diritto a non essere arbitrariamente detenuti o arrestati... il diritto alla libertà di espressione e di opinione... il diritto di procurarsi un´istruzione... il diritto di praticare una religione... di riunirsi pacificamente, di sposarsi per libero consenso, di avere proprietà personali, di ricevere eguale retribuzione per eguale lavoro, di aderire a un sindacato, di essere proprietari delle rispettive creazioni intellettuali e artistiche.

Anche se giuridicamente non sono vincolanti, questi Diritti Umani Dichiarati si dimostrano una scomodità per i governi. Chi sostiene il diritto a riunirsi pacificamente va abbattuto con le armi se sfila in corteo per protestare contro le elezioni truccate, i giornalisti che sostengono il diritto alla libertà di espressione vanno incarcerati o assassinati e le loro rotative distrutte, le donne che vogliono un´istruzione vanno malmenate o riconsegnate ai mariti, ai lavoratori che scioperano bisogna rispondere coi lacrimogeni e i manganelli, e laddove vengono utilizzate la tortura e la detenzione senza processo, si tratta di un espediente necessario.
Inoltre, ad alcune nazioni membre dell´Onu è parso doveroso rifiutare con fermezza l´interferenza esterna in questioni strettamente interne. E dunque, a partire dalla ratifica della Dichiarazione dei Diritti Umani nel 1948, fra i 13 e i 14 milioni di persone con un loro valore e una loro dignità sono state uccise in tutto il mondo in operazioni di genocidio o repressione politica.

Fra i paesi che hanno diligentemente contribuito a raggiungere questa cifra da Olocausto ci sono il Sudan, la Cambogia, la Cina, il Vietnam del Sud, l´Iraq, l´Iran, l´Algeria, il Ruanda, il Congo, il Burundi, l´Indonesia, il Guatemala, il Pakistan, l´Uganda, la Nigeria, il Cile, l´Angola, l´Argentina, l´Afghanistan, El Salvador, la Siria, la Serbia, l´Etiopia.
Quando esaminiamo gli assassinii da prima pagina degli ultimi sessant´anni, i dittatori, i despoti, gli autori di omicidi tribali, i generali, i colonnelli, i ministri della giustizia e i rivoluzionari che hanno posto fine a quelle vite e annientato quelle anime... quando riflettiamo sui torturatori delle repubbliche delle banane, i tiranni delle isole dei Caraibi e del Pacifico, gli ideologi sociopatici dell´Asia, i massacratori africani e i criminali autori della pulizia etnica nei Balcani, e se per buona misura ci aggiungiamo tutti i loro consiglieri, fiancheggiatori, banchieri, fornitori di armi, intermediari di affari e politologi provenienti dall´Occidente democratico... ci rendiamo conto che in quanto individui anch´essi sono membri della famiglia umana che pretendono di essere considerati persone con un valore e una dignità.

E dunque ne possiamo trarre le seguenti conclusioni: Recitare gli articoli della Dichiarazione dei Diritti Umani significa recitare una sorta di preghiera. La preghiera è cautamente indirizzata a Dio in quanto Dio di tutti. Le nostre religioni vengono facilmente politicizzate. Chi brandisce il machete, chi colpisce col manganello, chi spara con l´ak47, uccide con la convinzione di essere nel giusto.
La desacralizzazione dell´umanità compiuta dagli autori dei genocidi rappresenta una terribile umiliazione della nostra specie. Togliere la vita a masse di esseri umani significa togliergli anche l´identità, al punto che la morte di una persona non sembra più rilevante di quella di una formica in un formicaio. I massacri rappresentano un infernale ghigno di disprezzo nei confronti di tutta la presunzione umana: dell´idea di essere qualcosa di più che un ammasso di carne, sangue e ossa.

Tanto che tutti noi, credenti o scettici, tremiamo nel contemplare questo dominio del nichilismo. C´è qualcosa di simile allo stesso Satana nello spettro degli innumerevoli cadaveri gettati, di generazione in generazione, in una fossa di profondità abissale.
Non è stato un insieme di istituzioni religiose a proporre la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani per quanto molti dei suoi firmatari abbiano poi defezionato. Possiamo fare commenti sconfortati su questo documento dell´Onu, ma resta il fatto che, a partire dall´eredità morale lasciataci dai testi sacri di migliaia di anni fa, i rari progressi etici della razza umana non sono venuti da iniziative religiose, ma laiche. Uno di questi è il concetto di democrazia, con le libertà che ne derivano. Un altro è la percezione della terra come un ambiente passibile di distruzione. Un altro ancora è il tribunale internazionale per i crimini di guerra. Così come questa Dichiarazione concepita a livello internazionale.
Nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani si profetizza che in futuro questa civiltà diventerà finalmente civile, che la propensione omicida della nostra specie, questo gene malato, questa proteina tossica che da sempre ci tormenta e nutre la terra delle nostre ossa, un giorno forse verrà rimossa dal nostro Dna. Agli ateniesi c´è voluto più di un secolo per inventare la loro democrazia. Questo accadeva mezzo millennio prima di Cristo. I primi segni di democrazia in Occidente apparvero solo con la Magna Carta del 1215, e poi, dopo altri quattrocento anni, in documenti come il Mayflower Compact dei Padri Pellegrini. Il concetto arrivò a caratterizzare gli stati nazionali solo verso la fine del Settecento. Dunque, i grandi progressi morali richiedono un tempo sovrumano, e la preghiera implicita nella Dichiarazione Universale è che ce ne sia abbastanza, di tempo, prima che la negazione dei diritti umani universali si traduca nella distruzione del pianeta.
 

E.L. Doctorow     Repubblica 24.6.10