Chiesa e stato, l’era della glaciazione


«Dopo tanti conflitti al calor bianco tra chiesa e società politica sulla difesa della vita “dal
concepimento alla morte naturale”, sulle coppie non sposate e sulla fecondazione assistita, in cui ai
cattolici sono stati chiesti soprattutto comportamenti oppositivi o astensionistici, anche dal voto,
un’era di glaciazione sembra essere scesa tra chiesa e società italiana. Alle generazioni dei cattolici
della speranza succede ora una generazione di cattolici tristi. Sembra che non ci sia più niente da
osare, la vita di trincea è una vita di cupa tristezza, e nei rifugi si asfissia. La realtà che si offre al
nostro sguardo è avara di segni dei tempi. Non molti decenni fa si potevano scrutare dei segni che
annunciavano un mondo più umano, dove la guerra era fuori della ragione. Oggi per avere un’idea
del futuro che ci attende dobbiamo scrutare con quanta cupidigia Berlusconi afferra il braccio e
bacia la mano del papa». (Raniero La Valle, su Rocca, il quindicinale della Pro Civitate Christiana).
«Se così stanno le cose», soggiunge, «in questa cultura gelatinosa un Berlusconi che produce una
legislazione penale e civile ormai ignara di ogni memoria di solidarismo e di mansuetudine
cristiani, e nello stesso tempo si proclama “anarchico nell’etica”, va benissimo». Anche Aldo Maria
Valli (su Europa, 14 giugno) non nasconde sorpresa e sofferenza per i gesti e le parole (dette e non
dette) che hanno segnato la visita di Bush a Benedetto XVI. Sembra di vedere un continuo
sbandamento fra i due opposti: tra il confessionalismo e il laicismo. Tra l’integralismo e il
machiavellismo.
Il problema non tocca solo il mondo ecclesiale. L’idea che il riferimento ai grandi valori sia spesso
solo strumentale e che la realtà vera sia quella dei fatti, delle decisioni e del potere, emerge anche da
un’educata ma radicale polemica che Sergio Romano rivolge al bel saggio di Valerio Onida La
Costituzione ieri e oggi (Il Mulino), in cui l’autore illustra i principi della nostra Carta e la loro
potenzialità – ancora in parte inespressa, in parte a rischio – per rendere migliore il sistema
democratico e la vita degli uomini nel nostro paese. In sostanza Romano (Corsera, 17 giugno)
risponde che a una Costituzione si chiede la “governabilità”, e dunque di essere «un buon manuale
per il funzionamento dello stato». Ma la governabilità non è tutto. I prossimi mesi ci dimostreranno
che dare effettività alle decisioni è forse un valore; ma se le decisioni sono ingiuste e cattive è anche
un disastro. C’è una diversità cui i cattolici non possono rinunciare: la capacità di distinguere i
mezzi dai fini, le regole dai valori; cercando dei “fini” per i quali valga la pena di vivere.

Angelo Bertani         Europa 20 giugno 2008