Campanile non fortezza


Stando al vocabolario della lingua italiana il verbo “presidiare” significa difendere, se occorre anche
con la forza. Quando si dice “presidiare il territorio” si pensa a un’opera di difesa, per mezzo di
strutture adeguate. Caso tipico è quello della fortezza. Al presidiare è dunque connessa l’idea che il
bene in questione sia in pericolo, a causa di un invasore, di un nemico, di qualcuno che lo minaccia.

Quando, alcuni giorni fa, il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, ha detto ai
cronisti che la Lega Nord “presidia il territorio” e lo fa come faceva una volta la Chiesa, non è stato
possibile chiedergli di dettagliare meglio il suo pensiero, però l’uso del verbo presidiare fa nascere
qualche domanda. Prima di tutto: la Lega presidia davvero il territorio? E in secondo luogo:
compito della Chiesa è quello di presidiare il territorio? La risposta alla prima domanda andrebbe
lasciata a chi vive nelle zone in cui la Lega ha una forte rappresentanza, ma sinceramente non
sembra che la sua sia un’opera di presidio.

Stando alle notizie che ci arrivano dal “profondo Nord” (tipo il “bianco Natale”), sembra piuttosto
che il leghismo diffonda paure e voglia di chiusura nella separazione.
Posto che il bene in questione
sia la tradizione e la cultura di un popolo (e qui bisognerebbe chiedersi quanto sia legittimo parlare
di tradizione e cultura al singolare, visto il mescolamento che ci caratterizza tutti
), l’attività leghista
sembra rivolta non tanto alla salvaguardia quanto alla costruzione di muri. Una cultura si
salvaguarda se respira, se entra in contatto con gli altri mondi, se comunica, se si confronta.
Quando invece si trincera nella mera conservazione produce solo tossine sociali e alla lunga si
condanna al soffocamento per consunzione.

Quanto alla Chiesa, è legittimo dire che una volta presidiava il territorio? Forse, più che presidiarlo
lo evangelizzava.
Per lo meno, questo dovrebbe essere il suo compito, in ogni epoca. Il campanile non equivale alla
torre di una fortezza, e il portone della chiesa non è un ponte levatoio. Quando Gesù percorreva le
strade della Palestina non presidiava quel territorio ma cercava di farlo diventare terreno fertile per
la nascita di uomini nuovi.

Predicava a tutti e a tutti si rivolgeva, non girava armato e in atteggiamento di difesa. Quando la
Chiesa presidia il territorio, di certo non si comporta secondo il Vangelo.
Può darsi che qualche
volta un parroco possa sentirsi un presidiatore o una sentinella, ma non risulta che questo sia il suo
mandato in quanto uomo di Dio.
L’aspetto più preoccupante nell’attacco che la Lega ha fatto nei giorni scorsi all’arcivescovo di
Milano Dionigi Tettamanzi non sta tanto nella brutalità dialettica e nella consueta violenza
intrinseca, quanto nel messaggio che sta sotto: visto che la Chiesa cattolica non fa quello che
secondo noi è il suo dovere, cioè esattamente presidiare il territorio per difenderlo dai nemici e dagli
invasori, questo compito lo assumiamo noi, che diventiamo in questo modo gli autentici difensori
della fede.
Ecco così che si delinea il vero problema. In gioco è quel bene fondamentale che è la reciproca
autonomia di religione e politica.
Un bene che la Chiesa dovrebbe salvaguardare come il più
prezioso, visto che in ballo c’è la sua libertà. Bisognerebbe quindi prestare molta attenzione alle
parole che si usano. Se c’è qualcosa da presidiare è questa libertà, è questa autonomia.


Aldo Maria Valli       Europa  17 dicembre 2009