Amnesty: "anche in Italia, il reato di tortura"

Gli sgomberi di campi rom, i respingimenti e il rimpatrio forzato di immigrati, l'introduzione del reato di 'immigrazione clandestina' e l'assenza del reato di tortura nel Codice Penale Italiano. Sono alcuni dei temi che riguardano l'Italia e che sono stati affrontati oggi dalla sezione italiana di Amnesty International, durante la presentazione del rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nel mondo svoltasi oggi a Roma

 

Morti sospette, pestaggi, maltrattamenti delle forze dell'ordine sono stati citati nel rapporto. Soddisfazione è stata espressa per la condanna, in Appello, di 27 tra agenti e dirigenti della polizia, per gli abusi commessi nel 2001 nella scuola Diaz di Genova, durante il G8, e di quelle per le brutalità commesse a Bolzaneto. "Ma l'Italia non ha né istituito un organismo indipendente di indagine sugli abusi commessi dalla polizia, né ha introdotto il reato di tortura nel Codice penale, impedendo di punire i responsabili in maniera proporzionata alla gravità della loro condotta" si legge nel rapporto. Nei nove anni trascorsi, poi, "non c'è stata alcuna parola forte di condanna da parte delle istituzioni e nemmeno un'analisi interna relativa al fallimento nella gestione dell'ordine pubblico a Genova".

Tra i casi più eclatanti di maltrattamenti della polizia, quello di Emmanuel Bonsu, arrestato da agenti di Parma, aggredito e picchiato; il decesso di Federico Aldrovandi, morto nel settembre 2005 dopo essere stato fermato da alcuni agenti di polizia a Ferrara, condannati in primo grado; il caso di Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre scorso in un ospedale di Roma, sette giorni dopo il suo arresto; quello di Gabriele Sandri, con la condanna in primo grado di un agente.

"Stiamo chiedendo al governo italiano di introdurre nel suo Codice penale il reato di tortura - ha affermato Christine Weise, presidente della sezione italiana di Amnesty International - essendo assente tale reato nel cordice penale, quando ci sono fatti di maltrattamenti, i magistrati non possono indagare o accusare qualcuno di tortura ma sono costretti a ripiegare su altre accuse, su reati che possono essere prescritti e questo significa che spesso tali reati restano impuniti".
"Fare indagini su violenze commesse dalle forze dell'ordine è l'obbligo del governo e della magistratura - ha aggiunto la Weise - e dovrebbero essere gli stessi organi dello Stato a dover pretendere che venga fatta luce. E soprattutto è necessario un organismo indipendente che possa verificare atti di tortura e maltrattamenti".
"Manca un organismo istituzionale di monitoraggio sui diritti umani - ha denunciato Giusy D'Alconzo, coordinatrice della ricerca sull'Italia -, lo chiedono le Nazioni Unite dalla fine degli anni Novanta. L'Onu chiede un'istituzione nazionale indipendente di monitoraggio sui diritti umani, e si tratta a tutti gli effetti di un ente pubblico ma indipendente dall'esecutivo, e con dei poteri di monitoraggio ad ampio spettro con dei corpi ad hoc: tutti strumenti che possono essere considerati anche una forma importante di prevenzione della tortura".

Le preoccupazioni di Amnesty riguardano anche le norme discriminatorie inserite nel pacchetto sicurezza. Sono proseguiti gli sgomberi forzati dei rom, mettendone a repentaglio i diritti.
A loro è ancora negato un equo accesso all'istruzione, alle cure sanitarie e all'occupazione.
Diritti negati anche ai migranti che chiedono asilo, arrivati a bordo di imbarcazioni provenienti dall`Africa del Nord, e respinti verso Paesi che non rispettano le convenzioni internazionali. "I diritti umani non si assegnano ai più meritevoli" ha accusato la D'Alconzo. "Queste norme del pacchetto sicurezza, poi, che risultati hanno dato? Non ci sembra che l'insicurezza nella vita degli immigrati abbia portato maggiore sicurezza agli italiani" ha concluso. Nel 2009, inoltre, sono aumentati gli attacchi contro la comunità gay.

Il rapporto di Amnesty International, ovviamente, non viene digerito dal governo e il ministro degli Esteri Frattini bolla come "indegna" la denuncia che punta l'indice sulla politica di respingimenti dell'Italia. "E' indegna per il lavoro dei nostri uomini, delle nostre donne e delle forze di polizia che ogni giorno salvano persone", sbotta dal Venezuela, dove in serata incontrerà il presidente Hugo Chavez. "Amnesty ha fatto sempre la sua parte", ha detto Frattini, parlando con i giornalisti a Caracas, "Noi come dati e come fatti siamo molto chiari: l'Italia è certamente il Paese europeo che ha salvato più persone in mare. Quindi respingo al mittente questo rapporto perché la realtà è tutto il contrario di ciò che dice Amnesty".

Ma la replica arriva dal Pd, con Sandro Gozi, deputato e capogruppo Democratico in commissione Politiche dell'Unione europea:"Il ministro Frattini farebbe bene a non chiudere gli occhi di fronte alla questione dei respingimenti dei migranti e dell'osservanza del diritto d'asilo da parte italiana. Organismi europei ed internazionali hanno duramente criticato le norme introdotte dal governo Berlusconi e, anziché attaccare frontalmente una organizzazione autorevole ed indipendentemente come Amnesty, farebbe bene ad accettare un confronto aperto su un tema spinoso e di assoluta rilevanza per la nostra democrazia".

 

Frida Roy   Aprile Online 27 maggio 2010,