Laicità ed esigenze dello stato berlusconiano


Nei mesi estivi non è mancato qualche significativo episodio dello scontro sempre in atto nel nostro
paese fra le esigenze della sana laicità e quelle dello stato berlusconiano stretto nell'abbraccio con i
palazzi vaticani.
Vale la pena di ricordare almeno due episodi, due scontri significativi.
Il primo riguarda la famosa pillola «abortiva» Ru486: le autorità sanitarie l'avrebbero dichiarata
lecita, in attesa che anche il parlamento si faccia sentire. Ma il Parlamento sembra incerto, indeciso.
L'altra questione è ancora più scottante, anche perché riguarda l'ora di religione cattolica a scuola,
un argomento che per la chiesa italiana è assolutamente in primo piano, come la lunga storia delle
controversie sta a dimostrare. Una sentenza del Tar del Lazio ha notevolmente ridimensionato il
ruolo dell'insegnamento della religione nella scuola e quello dell'insegnante nell'insieme del corpo
docente.
Immediata la reazione vaticana, ma anche quella del governo: le due sponde del Tevere
assolutamente insieme.
Il ministro della Pubblica istruzione è subito intervenuto per annullare le
novità «offensive». La situazione deve rimanere come è, nonostante tutti gli argomenti a favore di
un corretto ridimensionamento.
Qualche argomentazione, fra le molte proposte e riproposte in questi giorni. I cattolici: il
cattolicesimo è alle radici della nostra storia e cultura; l'ora di religione non è uno spazio
confessionale: la laicità significa essere aperti alla realtà nella sua interezza, compreso il fatto
religioso, e simili. Ma, d'altro canto, si tratta di una ferita alla cultura e alla laicità. E non si
distingue facilmente e correttamente fra cultura e catechesi.
I protestanti: no all'arroganza
religiosa... Perché non insegnare etica? Molti hanno ricordato che all'estero, anche dove
l'insegnamento cattolico è presente, il suo «statuto» non equivale a quello delle altre materie.
Neppure in Polonia o in Irlanda.
Ma da noi, come è noto, il Vaticano detta legge e la scuola è il suo terreno privilegiato. Su quali poi
siano i risultati «pastorali» di tale insistenza si dovrebbe discutere. La cattolicità degli italiani non
sembra corrispondente alla alta frequenza degli studenti all'ora di religione. Come mai?

Filippo Gentiloni       il manifesto  25 agosto 2009

 

 

 

 

E i valdesi si sganciano dalla sinistra: laicità trascurata

Laicità sempre. Quando si parla di immigrazione (ieri). Quando si discute di bioetica (oggi).
Quando si riflette sull’ora di religione (domani). A Torre Pellice, cuore del Sinodo delle Chiese metodiste
e valdesi, l’attualità accende il dibattito e la politica lo spegne: «Destra e sinistra non riescono
a essere laiche, principio imprescindibile
». Se Domenico Maselli, presidente della Federazione
delle Chiese evangeliche, allarga la propria riflessione a entrambi gli schieramenti — elogiando
Napolitano e Fini soli «veri laici » ma auspicando «un’Italia laica, impegnata nella difesa delle
persone e dei loro diritti, che attui la Costituzione in materia di libertà religiosa e diritti civili»

c’è tra i valdesi chi non esita a manifestare delusione per una sinistra che non riesce a tenere la schiena dritta davanti al Vaticano.

È lontano il tempo in cui Luciano Violante (Pd) veniva invitato
dai valdesi. Ora la «moderatora » della Tavola Maria Bonafede è diretta: «Su certi temi, come il
testamento biologico o l’ora di religione, la sinistra sembra aver paura di esprimere posizioni nette
per non essere irriverente verso le gerarchie ecclesiastiche. L’ingerenza cattolica trova terreno
fertile».

Una riflessione l’ha chiesta proprio il pastore Daniele Garrone nel sermone del culto di apertura del
Sinodo: «Dovremmo rileggere criticamente la nostra storia dal 1848 ad oggi, compresi gli accenti
patriottici verso casa Savoia e il 'ci confessiamo cristiani e ci dichiariamo marxisti'». Sceso dal
pulpito il pastore Garrone spiega: «Se non ci rimettiamo a studiare approfonditamente i cambiamenti
dell’Italia anche noi corriamo il rischio di fare come la sinistra: dire come dovrebbe essere il mondo
e non avere delle prospettive concrete per governarlo».
Valdo Spini, fede valdese ed ex Ds (con Mussi votò contro la fusione del partito nel Pd), ammette
che «forse c’è stata nel passato un’identificazione troppo forte dei valdesi con la sinistra e il risultato
è la diffidenza attuale». «Non trovare più una posizione laica genera sofferenza. Il Pd —
spiega — ha perso le radici laiche ma non ha sfondato al centro. E a sinistra non sono riusciti a
creare un’alternativa». Chiamato in causa, il valdese e leader del Prc Paolo Ferrero mette le mani
avanti: «Non c’è mai stata un’identificazione tra la nostra Chiesa e un partito. Certo ha assunto su
alcuni temi come la pace o i migranti posizioni molto connotate, ma sempre con la propria autonomia
». L’ex ministro non ha difficoltà ad ammettere «la fase di sconquasso» seguita alla sconfitta
della Sinistra Arcobaleno ma tiene anche a ricordare che «solo la sinistra alternativa e i radicali si
opposero all’aumento dei finanziamenti alle scuole private. Pd e Idv che siedono ora in Parlamento
certo non hanno un atteggiamento lineare». Insomma, un po’ di disagio c’è. Il vicepresidente della
Tavola valdese Eugenio Bernardini guarda avanti: «Il dato che ci accomuna è che siamo tutti laici,
lo dobbiamo in uno Stato in cui non c’è ossigeno per chi è fuori dal contesto cattolico
. Apprezziamo
Fini. E ci siamo trovati d’accordo con i radicali. La destra italiana è poco liberale, la sinistra divisa.
C’è un guardarsi attorno e chi parla di laicità trova il nostro ascolto. Forse non è un caso che in
Piemonte il candidato di Marino alla segreteria regionale del Pd sia valdese...».
 

Francesca Basso       Corriere della Sera  25 agosto 2009