La Chiesa fa anche il menù


Per l'assessore Laura Marsilio: «Scelta salutare e di efficienza».
E' quaresima: nelle mense niente carne il venerdì. Scoppia la polemica


«Nessuna imposizione, solo una scelta di efficienza, e che oltretutto rispetta l'equilibrio nutrizionale dei menù». L'assessore alle Politiche Educative del comune di Roma, Laura Marsilio, butta acqua sul fuoco: la scelta di variare il menù delle mense scolastiche in vista della Quaresima «è stata dettata dalla volontà di risolvere un problema storico. Mi sembra ci siamo riusciti bene, no? Fino all'anno scorso sostituivano con uova e formaggio. In questo modo, invece, si sposta solo la carne in un altro giorno, mantenendo inalterata la rotazione». Ma quante saranno mai le richieste dei genitori cattolici che vogliono far fare penitenza ai figli (persone afflitte da vero e proprio integralismo, si direbbe)? «Non lo so con esattezza, ma se il dipartimento mi ha posto il problema, si vede che c'è, mi hanno portato i faldoni sul tavolo», risponde l'assessore. Su cosa accadrà quando qualche altra maggioranza, o minoranza organizzata, avanzerà altri tipi di proposte l'assessore non ha un attimo di tentennamento: «Siamo aperti alle esigenze di tutte le religioni. Se ci saranno altre richieste così copiose agiremo dall'amministrazione centrale». E così, non c'è da attendersi alcuna marcia indietro: i bambini romani che frequentano le scuole pubbliche per quaranta giorni il venerdì non mangeranno carne, ma solo pesce e uova strapazzate.
L'appoggio del Campidoglio è totale: e in una nota sottolinea «la religione cattolica è professata da oltre il 90% degli iscritti». Ovviamente dire che il 90% degli alunni romani è cattolico significa arruolare sotto l'egida della Chiesa chiunque non professi esplicitamente un'altra religione. Ma sta proprio qui il vero dato inquietante del ragionamento della giunta: se facciamo finta che la pensiamo tutti allo stesso modo è molto più semplice. Che problema c'è se la carne si mangia di giovedì invece che di venerdì? Osservano dall'ufficio dell'assessore: «Cosa cambia per i bambini?».
« Certo, non cambia nulla in termini dietetici, ma cambia tutto sotto il profilo della laicità dell'istituzione scolastica, sotto il profilo della sua autonomia da qualsiasi credo religioso e /o ideologico», è l'involontaria risposta del Centro romano di iniziativa per la difesa dei diritti nella scuola, che aderisce a Scuola e Costituzione. «Il menù quaresimale - prosegue il loro comunicato - può essere chiesto da chi intenda seguire questo precetto, ma mai può diventare un fatto generalizzato». E aggiungono: «Si vuol superare la stessa Chiesa cattolica che esonera dall'osservanza del precetto i ragazzi al disotto dei 14 anni...» .
Ma che la decisione comunale sia tutta strettamente politica, la risposta della nuova maggioranza capitolina ai picchetti organizzati l'anno scorso di fronte alle scuole che proponevano «menù etnici»(l'iniziativa «ogni mese un paese» che permetteva di scegliere ogni mese delle pietanze tipiche di alcuni paesi), è fin troppo evidente. «Un plauso all'assessore, che difende le nostre tradizioni», commenta Fabio Sabbatani Schiuma, coordinatore regionale del Movimento per l'Italia. E se il municipio XVI annuncia che non rispetterà la circolare, ecco che la minoranza del consiglio attacca: «Oggi crediamo si sia toccato il fondo accusando la giunta comunale di clericalizzazione dello stato solamente perché si è scelto di rispettare un precetto cristiano cattolico che è valore fondante della nostra nazione».
Ma lancia l'allarme su iniziative di questo tipo, chi da anni si occupa di integrazione nelle scuole, come Paolo Masini vice presidente della commissione scuola del Comune di Roma: «È ipocrita consegnare la cittadinanza romana al Dalai Lama premio Nobel per la Pace, per poi proseguire sulla strada cieca e anacronistica». Mentre Giovanni Barbera, presidente del municipio XVII (Prc) osserva che «la circolare viola il capitolato di appalto che del servizio di mensa che prevede la possibilità di modifica dei menù per motivi religiosi solo su esplicita richiesta dei genitori e in forma individuale». «Un provvedimento ridicolo che nulla a che fare con la salute dei bambini e che non rientra nelle sfere di competenza comunale. L'assessore dimostra tutta la sua inadeguatezza», è il lapidario giudizio del capogruppo del Pd in Comune, Umberto Marroni.

Cinzia Gubbini      Il manifesto 26/2/2009