Perché non possiamo rivalutare Salò


La notizia è di ieri. Dopo il presidente emerito della Corte costituzionale Giuliano Vassalli - arrestato e torturato dai fascisti - e Armando Cossutta, anche due ex presidenti della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi e Oscar Luigi Scalfaro, bocciano il disegno di legge con il quale la maggioranza tenta di equiparare partigiani, militari e deportati ai repubblichini di Salò sotto un fantomatico simbolo definito "Ordine del Tricolore".
Ciampi e Scalfaro, in un messaggio inviato all´Anpi spiegano che la proposta del centrodestra è in contrasto con la verità e la realtà storica e dimentica che la Repubblica di Salò appoggiò con la sua azione la causa del nazismo, contro la quale combatterono le forze armate italiane.
Ritorna così ancora una volta, con una tenacia impressionante, la questione della parificazione fra gli ex combattenti di Salò e gli ex partigiani. E per l´ennesima volta cerchiamo di chiarire i termini della questione. La pacificazione nazionale fra i combattenti di tutte le guerre è un dato di fatto che risale ai primi giorni della Repubblica democratica.
L´ammissione al voto dei neofascisti del Movimento sociale italiano, il fatto che nel Parlamento italiano fossero presenti anche coloro che avevano combattuto per la Repubblica di Mussolini, alleata fino all´ultimo con la Germania nazista, chiudeva il discorso sulla pacificazione. Anche gli ex fascisti avevano il diritto di essere rappresentati.
Altra cosa è la parificazione che dovrebbe avvenire in un ordine dei combattenti, una sorta di partito al valore militare superiore ai partiti politici. Su questo il giudizio degli ex partigiani e dei democratici non può che essere di netto dissenso.
La pacificazione ha reso tutti i cittadini italiani eguali nella partecipazione politica e la prova è che ex fascisti sono presidenti della Camera, o sindaci di grandi città, e che nello spirito della pacificazione è stato quasi sempre dimenticato l´obbligo legale di proibire l´apologia del fascismo.
Ma pretendere di riunire in un ordine militare nazionale, un ordine della Repubblica democratica, combattenti per la libertà e combattenti per il nazifascismo pare una inutile provocazione, una prova che c´è un fascismo superstite. Un fascismo che, approfittando della situazione politica favorevole, vuole ritornare sulla scena italiana con tutti gli onori.

Giorgio Bocca    Repubblica 14.1.09

 



Salò come la Resistenza, no di Ciampi e Scalfaro
"Rispetto per il dolore, ma equiparare repubblichini e partigiani è un imbroglio"

L´ex premier torna in campo con un articolo per la rivista di un hospice

ROMA - La norma della discordia porta il numero 1360, è un disegno di legge in discussione in commissione Difesa della Camera ed equipara, nella sostanza, partigiani, deportati e militari ai repubblichini di Salò. O meglio, come si legge nel testo targato Pdl, prevede l´istituzione dell´Ordine del Tricolore e l´assegnazione di un vitalizio indistintamente ai partigiani e «ai combattenti che ritennero onorevole la scelta a difesa del regime ferito e languente e aderirono a Salo». Il caso è stato sollevato dall´Anpi, l´Associazione dei partigiani e ieri proprio al convegno organizzato per discutere del ddl anche due ex presidenti della Repubblica hanno manifestato tutto il loro stupore, se non l´indignazione per una proposta di quel genere.
La prima lettera porta la firma del presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, sostiene che «il giudizio storico sulla Repubblica di Salò non può dimenticare che essa appoggiò con la sua azione la causa del nazismo, contro la quale combatterono le forze armate italiane». Sulla stessa linea il suo predecessore al Quirinale, Oscar Luigi Scalfaro, secondo il quale la legge proposta dal centrodestra «parte da un´errata valutazione della verità storica non può che generare falsità e imbroglio. Il richiamo che ognuno di noi ha il dovere di fare è di rispettare le sofferenze di tutti, mai di confondere chi per la libertà ha combattuto e ha dato la vita, con chi si è schierato per la dittatura e il tedesco invasore, anche se soggettivamente in buonafede». Proposta «sbagliata, nessuna equiparazione è possibile», la boccia anche Walter Veltroni: «La storia non si può riscrivere. Nemmeno in un tempo come questo, in cui si vorrebbe che tutto fosse indistinto e per questo meno chiaro». Al convegno partecipano e si fanno sentire anche il presidente emerito della Corte Costituzionale Giuliano Vassalli e l´ex senatore Armando Cossutta. Per entrambi, quel ddl segnerebbe un «sovvertimento della storia».

Repubblica 14.1.09