PROLOGO:

 

In una battaglia, come si sa, deve esserci sempre un vincitore ed uno sconfitto. Già. Peccato che il mio avversario non si difendeva neppure, peccato. Avrei potuto vincere, ma arrivarono loro: lo sapevo che prima o poi li avrei dovuti affrontare, ma in fondo al mio essere credevo di averli convinti.  
Eppure il mio avversario non si difendeva: ero ad un passo dalla vittoria, ma loro (che da soli non valevano nulla) mi fermarono e cominciarono ad attaccarmi. La cosa che mi faceva più paura era il volto del mio avversario: imperterrito, come se tutto fosse stato già programmato o, forse (e questo mi fa ancora tremare) non gli interessava neppure cosa facevo con lui. In fondo lui mi aveva creato e di questo gli ero grato: che confidasse nella pietà? Io non ne avevo neppure un goccio per lui. Era debole ed indifeso di fronte a me..(se aveva bisogno di loro..)
Ma loro erano lì a difenderlo: io cercai di spiegare, di far capire che un essere così non meritava, ma loro non volevano ascoltarmi. Avevo ragione, avevo instaurato il tarlo del dubbio nelle loro essenze: avevo vinto ?

No.

Dovetti ritirarmi, se non volevo morire (concetto interessante): me ne andai in un luogo dove loro non potevano cercarmi. La loro superiorità era ancora la loro barriera per raggiungermi.
Intorno a me il vuoto. Mi voltai e non li sentii più.
- Non ho ancora perso, dissi e cominciai a darmi da fare.  

LIBRO I: Terre inesplorate

   

1. Una missione pericolosa  

Su Argoth il tempo quell’anno faceva strane cose: nevicava dappertutto e per questo Aragon era in viaggio.
- Vai al villaggio più vicino e cerca aiuto! Gli orchi ci uccideranno, gli aveva detto il capo del villaggio

- Sai quanto me ne importa degli orchi e del villaggio, si era detto.
Aragon è un ranger, uno di quelli che ama farsi i fattacci suoi e lasciare in pace gli altri: i posti affollati lo disgustavano ed in fondo gli mettevano paura. Alax era uno di questi.
A vederla dal sentiero che portava verso la montagna, non era altro che una palizzata con una manciata di case all’interno, ma era pur sempre la città più a nord del mondo civilizzato.. Mentre Aragon scendeva lungo il pendio, pensò che forse, vista la sua prestanza fisica, avrebbe fatto colpo su qualcuna (vivere in un villaggio di vecchi bavosi, bambini e gnoll non è un granché…): in fondo era alto, con un paio di orecchie a punta ereditate da chissà quale parente e due occhi limpidi. Mentre pensava questo inciampò in una radice nascosta dalla neve, facendosi male al mento. Si rialzò con furia e, con la spada disintegrò la radice (che la radice e il codice vadano tutti a …)
Mentre Aragon entrava di pessimo umore all’interno delle palizzate che circondavano la città, notò che oggi era pure giorno di mercato: guardie che lo guardavano male, bambini che correvano dappertutto e un sacco di gente che sembrava guardare solo lui. (e pensare che sognava di poter vivere ad Alax, pur di lasciare il villaggio)
- Dannazione!, esclamò mentre avanzava tra la gente, cercando di non perdere la calma.
Adesso, che qualcuno dicesse dannazione in città non era un peccato per cui Leothus avrebbe scatenato la propria furia, ma è comunque qualcosa che uno straniero appena entrato in città non può permettersi di dire, soprattutto in un mercato affollato.
- Non penso che sia bello dire certe cose, amico!
Aragon, con il suo pessimo umore, si voltò per dire quattro paroline, ma quando vide la faccia sorridente del druido, non poté fare a meno di ridergli in faccia: aveva in mano una lancia e indossava una tunica verde che lo rendeva molto ridicolo. Eppure lui conosceva druidi che gli trasmettevano rispetto, non ilarità!
- E chi sei tu, per Llewelynn?, gli disse alla fine, cercando di asciugarsi le lacrime agli occhi e non notando gli sguardi esterrefatti delle persone vicine.
- Io sono Axo Lenart, e sono un aspirante druido.
Città strana, gente strana, pensò Aragon e si avviò lontano, verso il palazzo del duca, lasciando Axo più che sorpreso dal comportamento di quell’uomo.

Dopo aver ottenuto udienza con il duca Devon, Aragon decise che nulla avrebbe potuto impedirgli di bersi una sana birra alla locanda da Gunther: il migliore posto che conoscesse (l’unico, pensò amaramente!) dove si poteva stare in pace, se quello che sapeva era vero. La locanda era schiacciata in mezzo al palazzo della compagnia commerciale del nord e un paio di negozi artigiani e aveva uno strano fascino: forse era dovuto alla birra, che emanava un buon sapore anche quella mattina (il vecchio gli aveva detto di tornare presto, ma non gli aveva mica vietato di entrare lì dentro..).
- Spero che quel vecchio sarà contento di quello che ho fatto.., borbottò tra sé e sé quando entrò nella locanda.
La locanda era molto accogliente, ma purtroppo piena di gente: con tristezza si appoggiò al bancone e diede un’ occhiata ai clienti. Perlopiù gente che conosceva di vista (e che non voleva salutare) e stranieri del sud: alcune persone che giocavano a carte e molte altre intende a farsi i fattacci propri (un posto perfetto dunque!).
- Salve amico! Desidera?, disse Gunther.
L’uomo oltre il bancone era grasso, basso, calvo e con uno straccio sulla spalla (sono nel posto giusto, pensò Aragon): insomma il classico taverniere che amava i clienti che gli davano da vivere.
- Vorrei una birra.. La sua frase fu interrotta da un tavolo che veniva ribaltato e Aragon, prontamente, si girò.
Un gruppo di uomini, in un angolo, erano saltati in piedi, evidentemente per questioni di gioco (io voglio solo la mia birra pensò Aragon speranzoso): un tipo, alto e muscoloso con i capelli neri e con una spada nel fodero, era evidentemente contro quattro uomini armati solo di rabbia.
- Brutta razza di imbroglione! Che Wace mi colpisca se non è vero che sei un baro, disse uno dei quattro.
L’uomo con la spada li squadrò per bene, uno ad uno e poi scoppiò in una fragorosa risata, dicendo:
- Forse sarebbe meglio, visto quel che vali come giocatore di carte! Ma forse credo che Wace non si preoccupi di gente come te: fatti avanti, e nel dirlo, gettò la spada da una parte, mentre con un gesto di sfida li attendeva. I tre si guardarono e poi gli saltarono addosso.
È fatta, pensò Aragon. Aveva ragione. Mentre cercava di uscire dalla porta, senza mettersi nei guai (voleva solo una birra!), la medesima si spalancò e sull’uscio si presentò un tizio in armatura, con tanto di simbolo di Leotus sopra.
Aragon, stupito, si mise da parte per far passare l’uomo, che invece rimaneva fermo sull’uscio.
- Ascoltate io sono Dexter III e cerco gente valorosa per una missione per conto della Sacerdotessa del Tempio, Elana: la paga è buona, ma il lavoro è difficile, disse tutto di un fiato, entrando nella locanda con passo sicuro.
Da parte sua, Aragon non vedeva l’ora di uscire, ma qualcun altro entrò di corsa: era l’aspirante druido di prima! Aragon, consapevole che si doveva aspettare un bel po’ (alla faccia del vecchio), si cercò un sedia in un angolo, fuori dalla rissa e lontano dai due nuovi venuti: la trovò vicina ad un tavolo a cui sedeva un elfo che sembrava non amare l’intera faccenda (sembrava stanco? Strano per un elfo: doveva aver viaggiato molto, pensò). L’elfo annui ed insieme si godettero la scena.

Axo, dal canto suo, cercò subito di fermare la rissa (anche se era un druido, era pur sempre un sacerdote e non poteva permettere certe cose!), ma poteva ben poco: l’uomo grande  e grosso, con capelli neri e occhi neri, sembrava pure divertito del suo intervento e questo mandò Axo su tutte le furie. Non sapendo però cosa fare (in fondo era solo un sacerdote) picchiò con tutta la forza che aveva con la sua lancia chi gli capitava a tiro. La cosa non si rivelò una scelta azzeccata, dal punto di vista tattico, dato che la rissa si fermò solamente quando rimasero lui e l’omone, che stava raccogliendo la sua spada, rimettendola nel fodero.

Gunther, dal canto suo era appoggiato con svogliatezza al bancone, consapevole che quel mestiere portava si soddisfazioni (i clienti pagano per certe cose..), ma anche cosciente del fatto che ora aveva un tavolo in meno nel salone. Chiamò quindi due ragazzi: che si dessero da fare loro. Lui doveva impedire altri guai.
- Va bene, ora basta: lo spettacolo è finito! Ascoltate, la casa offre una birra gratuita a tutti, che ne dite?, disse per placare le acque.
La cosa sembrò funzionare e, mentre Gunther versava le sue birre, Ghift (l’omone si chiamava così), prese per la tunica Axo, trascinandolo fuori dalla locanda.
Dal canto suo Aragon sapeva già molto dell’elfo che aveva di fronte: era abbastanza basso, aveva capelli biondi e occhi azzurri e non parlava. Simpatico. Gli offrì la birra e lui, per contro si offrì di parlargli:
- No, grazie, un po’ di idromele penso sia meglio, disse con una voce sottile ma decisa, sollevando una mano dal libro che stava leggendo. Aragon lesse il titolo (almeno a qualcosa il vecchio era servito!) e ne restò stupito: libro di magia di Athan, parte prima. Magia elfica. Non male.
Qualcun altro però non era d’accordo e si fece sentire: un nano si alzo, un po’ alticcio e con una gran voglia di menare le mani dopo la rissa di pochi minuti prima, disse, grattandosi la sua lercia barba:
- Ehi, signorina, forse la birra non la reggi, e emise quello che Aragon reputò il più grosso rutto mai sentito, tanto che pure Ghift tornò di corsa dentro, con una certo stupore. Ma il bello doveva ancora arrivare (e non avrebbe tardato, come pensava): ed arrivò puntuale. Una puzza nauseabonda lo colpì in pieno: birra e un tanfo indescrivibile gli fecero perdere il senso della realtà per un attimo. Si girò verso l’elfo e notò che si era già tappato il naso (furbo!): il paladino che era entrato dalla porta poco prima, schifato, schizzò fuori dal locale, come gran parte della clientela, portandosi dietro le proprie birre.
Quando Aragon si sentì meglio, notò che l’elfo era già fuori e che il nano si stava bullando con il tipo di prima del proprio rutto (come ci si può vantare di una cosa simile???): dietro il suo bancone Gunther sperava ancora in un miracolo che potesse salvare quella mattinata. Invece l’aspirante-druido stava venendo verso di lui..
- Perché non hai fatto nulla per fermare quella rissa?, gli chiese.
Aragon, non sapendo cosa dire, usò il silenzio come arma e uscì dal locale, lasciando di nuovo il chierichetto senza parole (forse dovrei trattarlo meglio, visto che anche lui serve la dea della natura). Aragon scacciò il pensiero dalla propria mente e si guardò in giro, in cerca del tempio, che il vecchio gli aveva tanto raccomandato di visitare.
Lo trovò presto: un edificio imponente, rispetto al resto delle costruzioni della città: sopra l’entrata troneggiava una statua di Leotus, un guerriero che brandiva la propria spada verso l’alto, mentre cavalcava un drago. Aragon entrò e, non trovando nessuno, si mise in preghiera di fronte al tempio del dio: la sua tranquillità durò ben poco.

Nella locanda, intanto, Ghiff e il nano (Shomam Mercer), avevano già fatto amicizia e si stavano scolando le loro birre quando si accorsero di essere senza neppure una moneta di rame. Salutarono Gunther (che era ben felice di liberarsi dei due e chiudere la locanda per riparare i danni) e decisero insieme che i soldi offerti dal tempio potevano servirgli se volevano riempire la pancia quella sera: ma non erano egoisti. Presero con se anche Axo, trascinandolo verso il tempio.
Quando entrarono, non videro Aragon chino in preghiera (d'altronde non vedevano che a un metro di distanza, sbronzi com’erano), e quindi cominciarono ad urlare:
- C’è qualcuno qui dentro, ehi?? Leotus? Batti un colpo!, disse Ghift.
Mentre se la ridevano, qualcuno entrò e di colpo si fecero seri: era il tizio di prima, insieme ad un altro che sembrava uguale a lui, forse per via dell’armatura lucente.
- Volete forse voi andare in missione per Elana?, chiese Dexter III.
Mentre Ghift e Shomam annuivano, il compagno di Dexter, Belgarath, notando che c’era qualcuno che cercava di svignarsela, disse:
- Ehi voi due, che mi dite?, disse con voce il più possibile autoritaria.
Axo e Aragon si guardarono stupefatti e non seppero altro che farneticare qualcosa.

- Forse vogliono sapere in cosa consiste questo famigerato lavoro, disse Urizel (l’elfo della locanda!, pensò Aragon), e magari sapere qualcosa sulla paga.

...