GOLF CLUB MONTEKIARELLO

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LOCALIZZAZIONE DELL'INTERVENTO ED INFRASTRUTTURE DI COLLEGAMENTO

Ubicazione e pregi paesaggistici:

Monte Chiarello è ubicato in località Ortì, su un bellissimo pianoro collinare che sovrasta la città di Reggio Calabria, ad una altitudine di circa 700 mt. Slm;

La posizione geografica consente di godere di uno stupendo panorama in cui lo sguardo si disperde in una suggestiva visione che vaga dall' Etna allo Stromboli, dall'Aspromonte ai Peloritani, dalla costa Calabra a quella Siciliana e che si tuffa nei mutevoli riflessi nel mare dello Stretto di Messina.

La posizione intermedia tra la marina (Reggio Calabria) e la montagna (Gambarie d' Aspromonte) determina condizioni climatiche ottimali per offrire un gradevole soggiorno in tutto l' arco dell' anno.
 
 

Collegamenti viari con Monte Chiarello:

- Gli assi viari Reggio-Terreti-Ortì-Gambarie e Archi-Ortì costituiscono gli attuali collegamenti (rispettivamente 18 km e 12 km).
 
 

- Altra strada, in corso di realizzazione ad opera del Comune di Reggio Calabria, della lunghezza di soli 6 Km collegherà Vito con Ortì.

Collegamenti marittimi:

Il Porto di Reggio Calabria, assieme agli imbarcaderi di Gallico e di Pellaro finanziati recentemente, fornisce approdi sicuri per appassionati di vela e di golf; inoltre assicura il collegamento marittimo con la Sicilia ed in particolare con la città di Messina da sempre attratta turisticamente dal versante collinare e montano della Calabria.
 
 

Aeroporto dello Stretto Reggio-Messina:

L' aeroporto di Reggio Cal., situato a pochi chilometri dall' impianto di Golf, rappresenta l'infrastruttura più importante in quanto riduce notevolmente i tempi di viaggio consentendo trasferimenti anche di breve durata di golfisti europei.
 
 

CENNI STORICI SUL SITO

TOPONOMASTICA:
 
 

Ortì dal greco "Ortì"= "la dritta", toponimo presente a Rodi

Motta Anòmeri: Motta = dal francese antico "Motte" castello in posizione elevata

Anòmeri= dal greco anomeris "dalla parte di sopra"

Ortì è l'erede dell'antica Motta Anòmeri la cui collocazione ci viene indicata da alcuni atti notarili dei primi del seicento, in cui si fa riferimento alla contrada "Castelli" localizzabile sul pianoro di Monte Chiarello, dove appunto sorgeva la Motta.

Le Motte erano strutture militari del tipo di quelle che i Normanni costruirono durante la conquista dell' Inghilterra. Un gruppo di Motte erano già note fin dalla fine del secolo scorso nei dintorni di Reggio: M.S. Giovanni, M.S. Aniceto, M. de' Mori (presso Fiumara), M.S. Quirillo (presso Terreti), M. Anòmeri o Mesa Nova (presso Ortì), M. Rossa o di Belloloco (presso Sambatello). Si tratta di una vera e propria catena di insediamenti fortificati destinata a controllare il passaggio dello stretto di Messina. Nei primi decenni dei quattrocento, una dopo l'altra, tutte le Motte furono distrutte a seguito di una politica di accentramento voluta da Reggio.

Nel 1462 durante il tentativo di Giovanni d'Angiò di sottrarre il regno a Ferdinando d'Aragona, a Reggio scoppiò una sommossa contro il Conte Antonio Cardona, figlio ed erede di Alfonso il Magnanimo, costretto a rifugiarsi a Messina. I sindaci Nicola Geria e Giacomo Foti, forti della lunga fedeltà di Reggio alla casa Aragonese, si recarono da Ferdinando per chiedere la reintegrazione della città nel demanio regio contro le eventuali pretese del Cardona che aveva governato il suo feudo attraverso un esoso viceconte.

Ferrante accolse le richieste dei reggini e, con un diploma dato a Napoli nel 1462, concesse la perpetua demanialità alla città, la conferma dei suoi privilegi, un indulto generale e particolari incentivi agli immigrati perché si avviasse un ripopolamento. Si stabilì, infine, che Motta Rossa alias Belloloco e Motta Anòmeri alias Mesanova, già appartenenti per compera al demanio reggino e fautrici degli Angioini, una volta riconquistate fossero rase al suolo ed il loro territorio assorbito a Reggio.

Nel 1466 Alfonso duca di Calabria mosse alla volta di Motta Anòmeri e la cinse d'assedio. Dopo non sappiamo quanto tempo i mottiggiani, venendo a mancare l'acqua, furono costretti alla resa. Il Marchese di Crotone, uno dei consiglieri dei Duca. pregò questi di accettarne la resa e, una volta aperte le porte, il Duca, visto che l'acqua poteva bastare per un sol giorno, lodò i difensori per l'eroismo dimostrato durante l'assedio. Fu così che si procedette alla distruzione degli edifici e del fortilizio ed all'evacuazione forzata degli abitanti. Non si conosce la data esatta della distruzione, ma pare sia avvenuta tre anni dopo la sua occupazione.

Mons. De Lorenzo, infatti, così conclude: "dopo tre anni che il sole illuminava le malinconiche rovine di Motta Rossa giunse anche il giorno di Motta Anòmeri".

Gli abitanti superstiti della Motta non vollero andare lontano e fermatisi nella campagna sottostante edificarono i due gruppi di Ortì.
 
 
 
 

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