Modernità Crisi e Information Technology
__commento all'articolo: La via dei Simboli del prof. Antonino Saggio

 

Perchè esiste il "mattone"?

Se oggi dovessimo interpellare un'architettura chiedendo il perchè della sua esistenza, essa darebbe per scontato il fatto che "rappresenta" così come "funziona", e risponderebbe senza dubbio che è "hic et nunc" per comunicare.
Allora penso alla sua minima parte, il "mattone": perchè esiste?
Di getto la risposta sarebbe "esiste in quanto rappresenta" l'elemento infinitesimo sul quale si fonda la costruzione di un edificio; ma non essendo questa la massima aspirazione del "mattone", correggerebbe l'affermazione facendo valere il fatto che "funziona", ovvero che opera una mansione per cui l'architettura ne acquista in efficienza.
Questo ancora non basta, poichè il "mattone" è solo uno degli innumerevoli "mattoni", tutti uguali, che compongono un edificio.
La soluzione è che anch'esso dovrebbe informare; ma come può un prodotto industriale uscire da un processo così serializzato ed alienante per calarsi nella dimensione del simbolo?
Ebbene il singolo "elemento_mattone" comunica in quanto, preso posizione all'interno di un "disegno divino", assurge al suo ruolo: permettere ad una "nuova Architettura" di proferire parola. Il "mattone" è, dunque, la corda vocale che da suono alla voce di un'Architettura altrimenti muta su di un foglio di carta; il "mattone" esiste in quanto parte di un destino.
Questa proprietà intrinseca, riportata a qualsiasi altro minimo elemento, anche il più apparentemente insignificante, presente in un determinato luogo, può rendere questo elemento fondamento necessario per la costruzione di una "nuova cattedrale culturale" che celebri l'unione di una "comunità laica".
Questo processo escluderebbe a priori la pur minima possibilità di scadere in un mero esercizio stilistico_formale.
Senza l'ambizione di quel "mattone" (inteso come materia_tecnologia), oggi le Architetture dei vari Libeskind, Utzon, Gehry, Kahn, non potrebbero esistere, se non nella dimensione mitologica della mente e nella sua estenzione digitale: il virtuale.

 

__approfondimento alla lezione del prof. Saggio del 22/03/2006: Comunicazione Marsupiale

 

A proposito di Kiasma_chiasma (o chiasmo)

Per quel che riguarda il discorso avviato in aula sul Kiasma Holl_chiasma ottico ho svolto un piccolo approfondimento.
La parola "chiasma" scevra di qualsivoglia contestualizzazione vuol semplicemente dire "incrocio". Calata in campo anatomico, e più specificatamente nei meccanismi ottico_nervosi, il chiasma ottico è la formazione posta tra i due emisferi cerebrali alla base del cervello, sotto il corpo calloso e davanti al tuber cinereum. Ha l'aspetto di una piccola lamina grossolanamente rettangolare, costituita da sostanza bianca, ed è il punto di incrocio dei nervi ottici che si continuano nelle benderelle ottiche (ho riportato in allegato delle immagini). Il campo visivo è la proiezione ottica della rappresentazione visiva del mondo esterno sulla retina. Come si vede dallo schema allegato, l'uomo presenta una visione binoculare molto ampia, cosa che gli consente di aver consapevolezza della distanza relativa degli oggetti; i due campi visivi laterali possono essere visti soltanto dall'occhio dello stesso lato. Un punto che si trovi per esempio in B, quindi nel campo visivo a sinistra dell'osservatore, verrà proiettato, nell'occhio destro sulla parte temporale della retina, mentre sull'occhio sinistro verrà proiettato sulla parte nasale. Il punto posto in A viene visto invece solo con la parte nasale della retina dell'occhio sinistro. Dal momento che le fibre nervose provenienti dalla parte nasale della retina si incrociano a livello del chiasma ottico (si parla di parziale decussazione), il tratto ottico sinistro contiene una rappresentazione completa di metà del campo visivo destro e il tratto ottico destro una rappresentazione completa di metà del campo visivo sinistro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Detto ciò, ritornando all'opera di Steven Holl, penso che guardando l'ingresso principale, nella foto da lei posta nella lezione di ieri e che allego per completezza, si ha questa sensazione percettiva di scissione di due parti apparentemente diverse, una nella zona monoculare destra ed un'altra nella zona monoculare sinistra. Ma proseguendo con lo sguardo la visione del volume, si intuisce come le due parti, a parità dei nervi ottici, effettuino una decussazione parziale o meno in una sorta di chiasma.
Ora sorge il dubbio: ovvero è giusto paragonarlo ad un chiasma ottico?
Anche perchè scavando, la parola assume varie sfumature in base ai contesti in cui è calata: ovvero la planimetria o la pianta dell'edificio potrebbero suggerire il chiasma nel DNA (la figura intrecciata costituita dai quattro cromatidi che durante la meiosi cellulare, dopo essersi accoppiati in una tetrade, scambiano tra di loro dei segmenti appaiati); o, ancora, i volumi potrebbero significare la figura retorica chiasma (o chiasmo) per cui due termini concettualmente e grammaticalmente paralleli sono disposti in ordine inverso, come si intuisce sempre dalle due contrapposte volumetrie.

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