SALUTE , GRAZIE

Da la Repubblica.it

(30 agosto 2006)

 

Si chiama Pips la piattaforma integrata sviluppata dal San Raffaele di Milano
Grazie all'incrocio delle informazioni aiuta il paziente a curarsi e a prevenire le patologie

Medicina, ecco l'assistente virtuale
farmaci con sms e spesa intelligente

Arrivano il carrello del supermercato che legge i codici a barre
degli alimenti e l'armadietto che ti dice di prendere l'aspirina
di CLOTILDE VELTRI

 

<B>Medicina, ecco l'assistente virtuale<br>farmaci con sms e spesa intelligente</B>

C'E' l'armadietto dei farmaci che vi dice a che ora dovete prendere la pastiglia prescritta dal medico per la pressione o per l'influenza. Ma vi dice anche quale medicinale vi siete dimenticati di buttare nonostante sia scaduto. Poi c'è la bilancia sulla quale vi pesate al mattino che manda i vostri dati al medico di base per un controllo, nel caso siate fuori forma. E c'è anche l'orologio da polso che vi misura la pressione e la frequenza cardiaca e poi vi dice, leggendo i risultati, se è tutto a posto o dovete farvi visitare. Ma la cosa più sorprendente è il carrello che, quando siete al supermercato, vi fa fare la "spesa intelligente" evitando i prodotti dannosi per la vostra salute e suggerendovi quelli di vostra preferenza. Anche in base alle ricette che avete deciso di realizzare. Il mondo del futuro è già qui. O, almeno, lo sarà nei prossimi due anni - precisamente nel giugno del 2007 - quando si concluderà il progetto di ricerca al quale stanno lavorando dal 2004 circa 200 persone e 16 partner internazionali coordinati dal San Raffaele di Milano.


La piattaforma. Il Pips (Personalised Information Platform for Life and Health Services) è, in concreto, una piattaforma tecnologica che permette ad alcuni oggetti ormai di uso comune come il computer di casa, il cellulare, gli armadi, le bilance, i farmaci e i prodotti alimentari di dialogare tra loro migliorando la qualità della vita e la consapevolezza dell'utente-paziente-consumatore.

Pur essendo ancora un progetto pilota - il cui costo complessivo è di 14,33 milioni di euro dei quali 9,85 coperti dall'Unione europea - si trova in una fase molto avanzata tanto che i suoi promotori stanno cercando aziende in grado di realizzarne il prototipo e farlo entrare nelle case dei cittadini europei.

"L'assistente virtuale - spiega Alberto Sanna, ingegnere e coordinatore del progetto - nasce con finalità sanitarie ma ha enormi potenzialità di sviluppo proprio perchè aiuta le persone a gestire informazioni altrimenti difficilmente fruibili".

Le informazioni, prima di tutto. Qualche esempio per capire. "Oggi siamo bombardati da dati e messaggi che, spesso non riusciamo a decriptare perché dovremmo leggere interi manuali o enciclopedie per valutare esattamente quello che ci fa bene o ci serve". Ebbene Pips fornisce uno screening, una selezione, in tempo reale di tutti questi dati in base alle nostre esigenze. Come? "Innanzitutto mettendo in comunicazione le nostre informazioni sanitarie - inserite dal medico di famiglia in una banca dati - con le nostre preferenze alimentari, ovvero quelle informazioni relative ai nostri bisogni o ai nostri gusti, come l'amore per i cibi biologico o per quelli ogm, la predilezione per la pasta o quella per le uova".

La carta Pips. Il primo compito della piattaforma tecnologica è proprio quello di incrociare i dati. Dati che risiederanno sulla carta Pips, una sorta di bancomat o di carta di credito con codice di identificazione personale che la persona porterà sempre con sè. Una carta che interagisce, grazie alla connessione wireless, con il pc, con il cellulare, ma anche con l'armadietto dei medicinali o il carrello della spesa.

La farmacia in casa. Sarà proprio l'armadietto dei medicinali, per dire, a segnalare al paziente, visualizzando le informazioni su un display, quando assumere l'aspirina o l'antibiotico (in base ovviamente alle prescrizioni mediche contenute in Pips) oppure quando buttare via lo sciroppo ormai scaduto o fuori commercio. Insomma, una sorta di farmacista, ma sempre disponibile e a portata di mano.

La bilancia che parla con il medico. L'applicazione, così come funziona per il contenitore dei farmaci, può funzionare su molti altri strumenti. La bilancia, per dire, o l'orologio da polso in grado di fare un elettrocardiogramma e poi inviarne i risultati al Pips che, a sua volta, in caso di anomalie, le segnala al paziente tramite sms o al medico che, a questo punto, è in condizioni di effettuare una diagnosi in tempo reale o fissare una visita. "Con una notevole riduzione di costi e tempi - spiega sempre Sanna -. Basti pensare alle file che siamo condannati a sopportare quotidianamente".

Supermercato: etichette decifrabili. Sembra fantascienza. Soprattutto quando dall'ambito sanitario si passa a quello più propriamente commerciale. La spesa al supermercato. Tra i tasselli di Pips infatti c'è anche il carrello intelligente - "rigorosamente di plastica per evitare interferenze con la strumentazione tecnologica" - che, riconosciuta la carta Pips del consumatore - gli dice che cibi comprare, se si adattano al suo regime alimentare o, semplicemente, ai suoi gusti. Il carrello, in pratica, incrocia i dati contenuti sui codici a barre dei prodotti alimentari, con le informazioni del consumatore che ha adottato Pips. E può andare anche oltre: "Se abbiamo deciso di realizzare una torta inserendo l'elenco degli ingredienti in Pips, il carrello intelligente ci ricorderà cosa acquistare".

L'ingegner Sanna insiste molto sulla centralità della persona nel progetto di ricerca che nasce con finalità sanitarie, ma le cui potenzialità sono destinate a sconfinare. "La parola d'ordine è consapevolezza - spiega - quello che ci interessa è che la persona sia in grado di fare una scelta in base a informazioni precise, selezionate, frutto delle sue esigenze e dei suoi bisogni reali. E' ovvio che se poi vorrà disattendere le indicazioni di Pips sarà libera di farlo. Noi non entriamo nel merito del libero arbitrio, ci mancherebbe altro".

E la privacy? Guai a parlare del rischio di controllo di dati sensibili da parte di enti o istituti o di un "Grande fratello" di orwelliana memoria. "La privacy è questione che ci sta molto a cuore essendo il San Raffaele un istituto di ricerca e cura che già gestisce milioni di dati sensibili. Noi ci atteniamo scrupolosamente ai protocolli internazionali. Come se non bastasse, tra i partner del progetto, c'è anche il Centro comune di ricerca della Commissione europea che, attraverso l'istituto per la protezione e la sicurezza del cittadino, garantisce la massima protezione dei dati sensibili".

Prevenzione. Le potenzialità, come detto, sono infinite: "Possiamo addirittura pensare che in futuro Pips registri le scelte effettuate dall'utente per prevenire malattie o problemi. Immaginiamo che il sistema registri che abbiamo mangiato un certo alimento ogni giorno e che, nel frattempo abbiamo sviluppato una patologia. Per il medico sarà più facile risalire alle cause metendo in relazione i due fattori".

Un abbonamento, per cominciare. Difficile, allo stato delle cose, immaginare quanto potrebbe costare al singolo, l'adozione di questo sistema integrato. Anche se Sanna ha già un'idea: "Al di là dei costi del cellulare o dell'armadietto o degli altri gadget tecnologici, alla fine si potrebbe immaginare una sorta di abbonamento tipo Sky. Un pacchetto a scalare in base alle informazioni che si sono usate quotidianamente".

 

 

 

 

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Da l’unità

Pubblicato il: 18.08.06

Il Congresso sull'Aids, chiusura con retorica

 

 

La sedicesima conferenza internazionale sull´Aids di Toronto si chiude con poche novità e la consapevolezza che sarà decisivo realizzare un approccio globale contro l'Aids, basato sull'accesso ai farmaci per tutti ma anche sulla prevenzione e un cambiamento sociale e culturale. «Da una fase di eccezionalità di deve passare ad una fase più costruttiva», ha detto Peter Piot, direttore del programma delle Nazioni Unite per la lotta contro l'Aids (Unaids). «Per i prossimi 25 anni - ha osservato - la sfida fondamentale sarà avere un approccio su larga scala. Si dovrà proseguire sui binari della ricerca e del cambiamento sociale, non con interventi eccezionali, ma sarà cruciale avere programmi duraturi».

Si sta aprendo una nuova pagina nella lotta all'Aids anche per il direttore del dipartimento Aids dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), Kevin De Cock. «Siamo soltanto all'inizio. Abbiamo raggiunto- ha detto - appena un quarto della gente Sud del mondo e il numero di coloro che hanno bisogno della terapia continuerà ad aumentare. Stiamo affrontando un'opportunità senza precedenti, ma anche una grande vulnerabilità. Da un lato i finanziamenti e il supporto politico non sono mai stati così alti, ma si potrà di perdere credibilità e sostegno. Se nei prossimi anni non otterremo un impatto significativo, soprattutto con la prevenzione, sarà difficile continuare ad attirare l'interesse di finanziatori rispetto ad altre priorità globali che inevitabilmente emergeranno, come nuovi agenti infettivi, questioni di sicurezza e ambientali».

La posizione dell'Italia
L'Italia è l'unico Paese del G8 a non avere una rappresentanza al congresso. «L'Italia si trova in una situazione imbarazzante rispetto al problema dell'Aids e forse non vuole prendere una posizione», dicono i rappresentanti delle Ong, pochi tra medici e ricercatori, intervistati in un articolo del Corriere Canadese di Toronto. «L'Italia non ha adempito alla promessa di contributo al Fondo Globale - affermano Iacopo Viciani e Eleonora Tantaro, attivisti di ActionAid International -. Non ha ancora versato 20 milioni di dollari per il 2005 e 130 milioni di dollari per il 2006. Nonostante il viceministro degli Esteri, Patrizia Sentinelli, che ha la delega alla Cooperazione e allo sviluppo, abbia dichiarato che la donazione sia una priorità, di fatto non è stata messa a bilancio».

Terapie e prevenzione
Che le terapie da sole contro l'Aids non basteranno è chiaro per tutti, come è chiaro che la battaglia sarà ancora lunga e difficile. Per il presidente del congresso Mark Wainberg, dell'università del British Columbia «l'Aids continua ad essere il nemico numero uno». Portare la terapia nel Sud del mondo e proseguire sui binari della ricerca e della prevenzione sono le indicazioni per il futuro. Secondo Giuseppe Pantaleo, dell'università di Losanna, la conferenza mondiale che si chiude oggi «avrà un peso importante perché per la prima volta la prevenzione è stata proposta come un approccio globale. Non è sufficiente - ha rilevato - dare farmaci nei Paesi in via di sviluppo. La difficoltà dei prossimi anni non sarà aumentare il numero delle persone in terapia, ma riuscire a mantenere a lungo termine questo standard. Questa sarà indubbiamente una delle difficoltà maggiori e la sfida più importante. Come si garantirà la continuità? È questo il grande punto interrogativo».

Anche per Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell'Istituto Superiore di Sanità, «dobbiamo renderci conto che con la terapia da sola non ce la faremo. Sicuramente ci sarà bisogno di un vaccino terapeutico e di strategie per sostenere il sistema immunitario. In Africa - ha aggiunto - per ogni paziente che riusciamo a mettere in terapia se ne infettano dieci. Il problema è sostenere lo sforzo incredibile che stiamo facendo. Si tratta di andare avanti per anni». E tra i grandi punti interrogativi con cui si chiude il congresso di Toronto, c'è quello delle possibili conseguenze che a breve potranno esserci per il fatto di avere portato nei Paesi in via di sviluppo terapie estremamente semplici e che potrebbero indurre il fenomeno della resistenza del virus alle cure: «Attenzione - ha detto Vella - al fatto che non c'è una terapia di seconda linea: in Africa sono state portate solo terapia molto semplificate e questo tra alcuni anni potrebbe diventare un boomerang. I soldi ci sono, diamo le cure giuste. Meglio trattare dieci pazienti bene che venti male, bisogna portare giù l'eccellenza, altrimenti si rischia uno spreco di risorse».


 
Modificato il: 18.08.06 alle ore 18.44

 

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La ricetta di Padre Romano Zago

 

Da  Il Mattino di Padova

Nuova Medicina del Dott. Hamer

02/06/2000

Padre Romano Zago, dell'Ordine dei frati minori, originario del Veneto ma da molti anni in Brasile. 
Qui in una realtà derelitta, padre Zago ha raccolto e applicato la ricetta anticancro a base di Aloe. 
Il missionario porta decine di esempi di brasiliani dei più poveri quartieri delle più povere regioni, guariti da ogni tipo di cancro, da quello alla prostata alla leucemia.
Ricetta: (miele + alcool + aloe)
Prendere mezzo chilo di miele d'api integrale, sei cucchiai di distillato (grappa, cognac, whisky), foglie di Aloe (Arborescens) in modo che allineandole raggiungano un metro di lunghezza. Togliere le spine alle foglie, pulirle con uno straccio asciutto, tagliarle a pezzi, mettere tutti gli ingredienti in frullatore, conservare in frigo in un barattolo scuro. Prendere un cucchiaio da tavola mezz'ora prima dei tre pasti principali. I seguaci della cura dell'Aloe dicono che dopo dieci giorni il tumore è scomparso; in caso, ripetere la cura dopo una pausa di una settimana. Il miele serve a raggiungere i più reconditi angoli del corpo; il distillato a dilatare vene e arterie.

Fonte Il Mattino di Padova 02/06/2000 articolo di Anna Sandri

 
www.disinformazione.it

 

 

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Da la Repubblica.it

 

(4 gennaio 2006)

Consumi 2005: i "generici" crescono ma non sfondano
Diminuisce la spesa a carico del Servizio sanitario nazionale
Corsa ai farmaci per il cuore
boom delle terapie antiansia

Primo bilancio parziale di Federfarma: in testa alla "lista nera" delle prescrizioni è il Lazio seguito da Sicilia e Sardegna
di MARIO REGGIO


ROMA - Diminuisce la spesa farmaceutica a carico del Servizio sanitario nazionale, malgrado l'aumento delle ricette, che hanno toccato quota 355 milioni. In media più di sei per ogni cittadino italiano. Sono i primi risultati dell'analisi di Federfarma nel periodo gennaio-settembre 2005. Malgrado l'inversione di tendenza, anche quest'anno la spesa farmaceutica complessiva supererà il tetto del 13 per cento dei bilanci regionali della Sanità. Undici miliardi e 744 milioni di euro, contro gli undici miliardi e 465 milioni. In testa alla lista nera ancora il Lazio che raggiungerà a fine anno, secondo le stime dell'Agenzia italiana del farmaco, il 17,4 per cento. Seguito, a breve distanza, da Sicilia, Sardegna, Campania, Puglia e Calabria.

Comunque un primo segnale è arrivato: il calo complessivo della spesa del 3,8 per cento è dovuto alla revisione del Prontuario nazionale e dallo sconto generalizzato, concordato con Farmindustria, del 4,12 per cento. L'accordo, entrato in vigore il 26 giugno 2004, è scaduto il 31 ottobre 2005. Ma l'Agenzia italiana del Farmaco ha già preparato un nuovo piano per il "ripiano della spesa farmaceutica", che dovrebbe entrare in vigore il 15 gennaio 2006. Il piano prevede la riduzione del prezzo al pubblico per i prodotti di fascia A, a carico del Servizio nazionale, e quelli acquistati direttamente dalle aziende ospedaliere del 4,4 per cento.

Tra le categorie dei farmaci, malgrado le misure di contenimento, quelli destinati alle terapie cardiovascolari sono al primo: cresce la spesa dell'8,3 per cento, anche se cambiano i principi attivi in testa alle prescrizioni.


Altra categoria che ha subito un "terremoto" nel 2005 è quella dei farmaci per l'apparato muscolo-scheletrico, con un ritorno ai vecchi prodotti, dopo i danni all'apparato cardiocircolatorio registrati in molti casi dopo le cure a base dei farmaci di nuova generazione. Il secondo "boom" riguarda i prodotti per la prevenzione dell'osteoporosi, per il quali la spesa è cresciuta del 26 per cento.

Anche la prescrizione delle terapie per il sistema nervoso centrale è in crescita. E in questo settore Federfarma evidenzia una tendenza sempre più frequente: un netto calo di spesa per i principi attivi con il brevetto scaduto, quindi venduti ad un prezzo di gran lunga inferiore di quelli "in esclusiva" delle case farmaceutiche che l'hanno brevettati.

Il mercato dei generici è in crescita, anche se stentata. Rispetto al 2004 è aumentato dall'undici al tredici per cento. Secondo Federfarma, anche se i farmacisti "consigliano" i pazienti a fare uso del farmaco "equivalente" a quello a pagamento prescritto dal medico, e quindi ad un costo inferiore, la sostituzione non viene sempre accettata. "Specie gli anziani - precisa Federfarma - restano affezionati al farmaco di marca ritenuto più sicuro".

Intanto l'Agenzia italiana del farmaco ha preparato e inviato a Farmindustria il nuovo progetto di ripiano della spesa farmaceutica. "Il provvedimento entrerà in vigore il 15 gennaio 2006, per consentire alle Aziende e alla Distribuzione intermedia e finale il tempo necessario per assumere le nuove disposizioni - si legge nel documento - la riduzione temporanea del 4,4 per cento dei prezzi al pubblico, per i farmaci di fascia A e H, fa riferimento ai prezzi in vigore al 31 dicembre del 2004 e quindi sono ripristinati i prezzi antecedenti all'entrata in vigore del Prontuario farmaceutico nazionale 2005. Sono esentati - conclude il documento - i prodotti emoderivati di origine estrattiva, gli emoderivati da Dna ricombinante, i vaccini e i medicinali con prezzo uguale o inferiore ai 5 euro, non inseriti nelle liste di trasparenza".

 


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Da la RepubblicaEconomia.it

 

(30 dicembre 2005)

La normativa del ministero permetterà ai malati oncologici
di conservare il posto di lavoro modificando orari e obblighi
Lavoro, per i malati di tumore
riconosciuto il diritto al part time


ROMA - Il ministero del Lavoro ha riconosciuto alle persone affette da patologie oncologiche il diritto di usufruire dell'orario part time sul posto di lavoro. L'importante innovazione in ambito lavorativo è avvenuta con la circolare numero 40 del 22 dicembre scorso. ''L'ordinamento giuridico - sottolinea in una nota Sergio Canzanella, presidente dell'Associazione House Hospital onlus - ha recentemente introdotto importanti istituti che risultano ancora poco conosciuti ai malati oncologici".

Gli strumenti introdotti dalla nuova normativa sul lavoro sono finalizzati ad adeguare alle esigenze del malato il periodo durante il quale è giustificata l'assenza dal lavoro. Nello stesso periodo è anche previsto il divieto per il datore di lavoro di licenziare il dipendente. Inoltre viene incentivata la flessibilità per permettere al malato di conciliare le esigenze di cura con il mantenimento dell'impiego.

In previsione dei tempi variabili che occorrono nella cura delle malattie oncologiche, è stata introdotta una particolare regolamentazione del lavoro a tempo parziale. La nuova disciplina punta a una più efficace valorizzazione del contratto di lavoro part time, che viene considerato un valido mezzo per adeguare le esigenze di competitività delle imprese con le istanze di tutela del lavoratore.

"Il diritto del lavoratore a richiedere la trasformazione del contratto - conclude Canzanella - è un diritto soggettivo che mira a tutelare, unitamente alla salute, la professionalità e la partecipazione al lavoro come importante strumento di integrazione sociale e di permanenza nella vita attiva. Per tali ragioni il legislatore lo configura adesso come un diritto che non può essere negato sulla base di contrastanti esigenze aziendali".



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