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Mugugno del 2007: come mai il mondo si rivoltola nei soliti problemi e non se ne viene mai fuori?

Tutti i partiti promettono onestà, benessere e sicurezza, ma poi, vinte le elezioni, badano soprattutto a riempirsi le tasche, ben certi che mantenere le promesse sarebbe troppo difficile ed anche controproducente per i loro interessi. Prendete ad esempio il caso delle Province: tutti affermavano di volerle eliminare, ma poi quasi tutti hanno fatto marcia indietro per non perdere sedie e consensi mentre i pochi che hanno risollevato la questione l’hanno fatto a malincuore e sicuri d’essere stoppati dalla grande maggioranza dei loro colleghi.

Oppure prendete il sistema elettorale: fateci caso, i politici si dividono fra bipolaristi, chi vorrebbe il sistema Tedesco, chi vorrebbe solo due grandi partiti e chi rimpiange la prima repubblica. Certo tutti riconoscono che in America la democrazia funziona meglio che da noi, ma pochissimi si sognano di proporre un sistema presidenziale dato che taglierebbe sedie e prebende oggi destinati agli apparati di partito.

Eppure il sistema presidenziale, con opportune modifiche e aggiornamenti, sembrerebbe l’unico che consente di avere un governo forte senza necessità di “sbarramenti”. I partiti piccoli e soprattutto i partiti “nuovi” (che necessariamente nascono “piccoli”) saranno dei rompiscatole, ma non hanno da difendere interessi consolidati e possono perciò più facilmente di quelli grossi tirar fuori le idee nuove che ci servono. I partitini vanno tutelati! Altro che soglia di sbarramento!

Certo mi riferivo ad un sistema presidenziale “con opportune modifiche ed aggiornamenti”. Difatti nella democrazia americana i partitini non ci sono e soprattutto è stata codificata 300 anni fa quando il mondo era agricolo, non globalizzato, privo Internet e senza problemi energetici ed ecologici: vi par mai possibile che oggi non servano aggiornamenti? Inoltre dopo la crisi dei mutui è ben chiaro che anche a Washington c’è qualcosa che non va, a Londra pure così come in Europa (senza parlare poi dell’Italia)

Tornando alla domanda iniziale “coma mai il mondo si rivoltola nei soliti problemi e non se ne viene mai fuori?” la risposta è semplice: abbiamo un sistema incancrenito che impedisce di affrontare i problemi alla radice. Se va bene ci si mette una “pezza” che se anche rimedia a qualche problema ne crea però altrettanti. Questo succede non solo per l’opportunismo dei politici, ma anche perché per andare alla radice dei problemi occorrerebbe avere una visione e una competenza generale che non fa più parte della cultura moderna, piena di “specialisti” e dove persino Leonardo verrebbe considerato un “dilettante”. Anche questo è un punto fondamentale.

Ma è proprio vero che il mondo d’oggi è così complicato che solo gli “specialisti” possono gestirlo dividendosi le varie incombenze?

Non è vero affatto! Mica si tratta di chirurgia, di scienza, di lingue antiche o di programmi per computer! L’organizzazione di uno Stato è cosa alla portata di qualsiasi persona di buon senso: non è cosa diversa dall’organizzazione di un’azienda o di una famiglia. Certo ci sono moltissimi fattori in più da considerare e questo richiede più tempo e più applicazione, ma il meccanismo è il medesimo: occorre trovare un buon compromesso fra esigenze contrastanti.

Quindi, in questa situazione bloccata, i cittadini normali e “volenterosi” (ovviamente una minoranza) non devono limitarsi a scegliere il ladro che più è loro simpatico fra quelli si presentano alle elezioni, essi dovrebbero tentare di elaborare le “proposte” che i politici non paiono capaci di tirar fuori e dovrebbero cercare di convincere i loro concittadini meno volenterosi a votare quei politici che facessero proprie le proposte di cui si diceva.

Il “politico” dei giorni nostri è “uomo di parte”, è un esperto in quelle mezze verità che portano voti al suo partito e nega per principio le verità che possono far danno alla sua parte. Perciò è la gente comune che deve e può acquisire la visione e la competenza generale necessarie per affrontare i problemi alla radice!

Certo è un’impresa difficile, ma se si va realmente alla radice dei problemi, se non ci si lascia condizionare dalle sovrastrutture, dai pasticci e dagli imbrogli sedimentati nei secoli (pensate al sistema moneta-banche-finanza!) le cose si semplificano enormemente.

Per farlo occorre raccogliere ovunque informazioni ed idee e da esse si deve selezionare ciò che più appare vero e di maggior buon senso. In questo lavorio occorre che ci si dimentichi dei propri interessi e delle proprie simpatie. Naturalmente occorre fare delle scelte, occorre scegliere “una strada” fra le tantissime possibili, ben certi che la strada perfetta non esiste. Non è una cosa che si possa fare in due minuti, occorrono anni, occorre essere capaci di riconoscere i propri errori e le proprie dimenticanze, occorre essere disposti a correggere, aggiungere e cancellare, occorre il concorso diretto o indiretto di molti. In due parole occorre adottare il metodo delle “approssimazioni successive”.

Certo che se in mille si mettessero in questa impresa ne uscirebbero mille diverse proposte. Emb’è, che ci sarebbe di male? Niente, purché dalle mille “proposte” l’insieme delle persone comuni e volenterose sia poi capace di selezionarne alcune e di imporle all’attenzione generale in modo che l’opinione pubblica le valuti e faccia propria quella che più trova giusta. E state pur certi che un’opinione largamente diffusa fra la gente trova subito l’organizzazione politica che la fa propria.

Leggete cosa mi scrisse un signore tempo fa:

... io sono sinceramente stanco di gente che analizza, scopre, indica, addita, denuncia  e bla bla bla. Sono stanco dei Report, delle Striscia, degli anno zero e del mi manda rai tre. Scrivetemi qualche cosa che non so, del porcaio italia so già tutto…...Io non so come la pensa lei, so solo che arrivo or ora da una ennesima riunione di gente onesta e piena di volontà buona. Sa com'è finita? Esattamente come dice lei, ognuno con il suo orticello da coltivare o comunque con la convinzione che il proprio credo sia migliore di quello degli altri. Tante, tantissime parole su cosa c'è da fare, nulla, assolutamente nulla su COME fare. Il potere ci guazza in queste situazioni e i mille onesti che vorrebbero far qualcosa si ritrovano a parlarsi addosso. Tra quindici giorni un altro congresso, a sentire persone di altre regioni a dire le stesse cose che ho sentito oggi.....Se non fosse che la speranza è l'ultima a morire, direi che sono proprio un masochista!

Io non mi limiterei alla sola Italia, ma quel Franco ha senz’altro ragione. Vogliono allora cinquanta persone di buona volontà mettersi d’accordo su di una proposta comune e mettersi a far casino tutti assieme? Altrimenti non ci resta che aspettare o la fine del petrolio o lo sciogliersi dei ghiacci o una terza guerra mondiale o una roba del genere che provveda per conto nostro e se poi nel frattempo qualcuno ci lasciasse le penne, che s’arrangi

* * *

Certo voi sospettate che anch’io abbia nel cassetto la mia personale “proposta”. Avete ragione, anzi ne ho varie versioni, più o meno lunghe e diversamente organizzate (nella speranza di “venderle” meglio) ma sostanzialmente simili e periodicamente aggiornate ai tempi nostri (la data indica la prima stesura).

Per volontà popolare
(33.000 parole, ottobre 2007) Una proposta di revisione costituzionale che prevede anche strumenti di democrazia diretta

Biografia di un tale (60.000 parole, ottobre 2010) Testo precedente + notizie storiche (sintesi di molto di quanto qui proposto)

Moneta, Banche e Costituzione (18.000 parole, giugno 2007) un estratto dalla sottostante "La Piramide d'oro" (ma non divertente)
Costituzione e Buon Senso (10.000 parole, gennaio 2007) un altro estratto dalla sottostante "La Piramide d'oro" (ma non divertente)

La Piramide d'oro (44.000 parole, gennaio 2006) Esposizione che vuol essere divertente
.....versione ridotta (25.000 parole)
.....idem in forma di commedia (25.000 parole)

LDDC-Biografia di un tale (83.000 parole, 1977-2003) Prima stesura (aggiornamenti marginali dopo il 2003)


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Altri documenti (iI primo parla di fisica)
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