Analisi strutturale tridimensionale del femore prossimale sano e con una protesi metallica cementata
estratto della Pubblicazione su minerva ortopedica e traumatologica (vol. 43 n.6 giugno 1992)
Il lavoro presentato è stato realizzato nell'ambito dell'accordo di collaborazione tra ENEA e Università Cattolica di Roma per ricerche concernenti l'applicazione dei materiali ceramici al settore della bioingegneria.
METODI DI CALCOLO
Per la creazione dei modelli e per l'analisi strutturale sono stati utilizzati i
codici agli EF del sistema CASTEM: COCO per la magliatura, BILBO per il calcolo
degli stati di tensione e di deformazione e ALICE per la rappresentazione
grafica dei risultati.
FEMORE SANO
Dalla lettura di una TAC della metà prossimale di un femore destro umano, è
stato realizzato un modello della sola parte corticale (fig. 1) con 875 elementi
massivi e 5855 nodi. Le caratteristiche geometriche del femore studiato sono
quelle di un femore normale. Tale modello, incastrato nella sezione media della
diafisi, è stato sottoposto a diversi tipi di carico elastico, considerando
l'osso corticale della diafisi sia come materiale isotropo che come materiale
ortotropo e utilizzando come caratteristiche del materiale quelle usate da
Vichnin e Battermann g (tab. I). Per ciascun tipo di carico è stato determinato
il carico di rottura applicando il criterio di resistenza per materiali
anisotropi di Wu e Tsai.
RISULTATI OTTENUTI
Tra i diversi tipi di carico è stato considerato quello monopodalico. Poiché
l'asse diafisario del modello è parallelo all'asse z nella vista anteriore,
l'inclinazione dei carichi è stata ridotta di 14 °, cioè dell'angolo di
inclinazione del femore nella condizione di carico studiata. Alla testa e al
grande trocantere sono stati applicati, rispettivamente, i carichi J = 2,6 W =
1914N e M= 1,8W = 1325 N con le inclinazioni indicate in figura 2. Confrontando
la tensione normale sig 3, diretta secondo l'asse z, calcolata nelle linee
mediale e laterale con quella ottenuta da Vichnin, si può notare
che l'andamento è simile, mentre il suo valore è inferiore. Ciò dovrebbe
essere dovuto alle differenze geometriche dei due modelli. Dai risultati
ottenuti con un carico P = 1/3 W = 245 N applicato alla testi é diretto secondo
la linea congiungente il centro della testa e la fossa intercondiloidea (carico
bipodalico), si è trovato che l'andamento della deformazione assiale nelle
linee mediale e laterale è simile a quello ottenuto sperimentalmente da
Brockhurst e da Huiskes e i valori sono inferiori. Ciò è dovuto principalmente
alle differenze tra le rigidezze (il nostro modello è certamente più rigido
rispetto a quello di Huiskes) e tra i moduli di elasticità dei modelli studiati
(il modello di Brockhurst dovrebbe avere un modulo dì elasticità inferiore a
quello di Huiskes e a quello usato per il nostro modello).
Dai risultati ottenuti applicando un momento torcente M = 100.000N x mm con
direzione inclinata di 16,6° rispetto all'asse z e nel senso tale da aumentare
l'angolo di antiversione, si è potuto verificare che il mo mento torcente
genera nella linea laterale una tensione normale sig 1, diretta secondo l'asse
x, dovuta all'inclinazione dell'asse del femore nel piano zx e una tensione sig
3 dovuta all'inclinazione dell'asse del femore nel piano yz.

CONCLUSIONI
I confronti con risultati ottenuti da altri A. hanno dimostrato la validità del
modello costruito per il femore sano.
In tabella II sono riportati i valori dei carichi di rottura calcolati per
diversi tipi di carico ed espressi in funzione del peso proprio. Come si può
vedere, il carico che produce la rottura per il momento torcente è pari a circa
2 volte il peso proprio. Il momento torcente è il solo carico che presenta
differenze di tensione tra modello isotropo e ortotropo, confermando che, nelle
condizioni di carico in cui la massima componente è quella longitudinale e il
modulo di elasticità in tale direzione è lo stesso nei due casi, non vi sono
apprezzabili differenze di tensione.

FEMORE CON PROTESI
Sul modello di femore sano è stato poi effettuato un taglio dell'epifisi,È
stata progettata una protesi tipo CAD-Muller con uno stelo che, inserito nel
femore, non interferisse con il canale diafisario e mantenesse il colletto
centrato sul foro nel piano di taglio. Poiché tale posizionamento non metteva a
contatto il colletto con il piano di taglio, si è reso necessario introdurre
uno strato di elementi di osso corticale tra il piano di taglio e il colletto.
Quindi, in pratica, si è studiato un taglio secondo la linea 3 di figura 1.
Successivamente i nodi della protesi sono stati collegati con quelli dell'osso
mediante una struttura di cemento costituita da 670 elementi e 3911 nodi.
CONCLUSIONI
È confermato l'effetto di "stress shielding", dovuto alla presenza
della protesi, trovato dagli altri A.: nella diafisi, lo stato di tensione
assiale del femore con protesi è uguale a quello del femore sano, mentre, nelle
sezioni in cui è presente la protesi, l'osso corticale del femore con protesi
è meno sollecitato di quello del femore sano. L'andamento delle tensioni sig 3
nelle linee laterale e mediale della protesi è identico a quello ottenuto da
Svensson con un carico monopodalico e quello della sigma 3 nel cemento, in
corrispondenza dell'interfaccia tra cemento e osso nella linea laterale è
identico a quello ottenuto da Bartel con un carico dovuto ad un momento. Questi
risultati e i confronti con quelli ottenuti da altri A., dimostrano la validità
del modello di femore con protesi.
STUDIO SULL'ORTOTROPIA
DELL'OSSO CORTICALE
Col modello del femore sano è stata studiata anche l'influenza delle
caratteristiche meccaniche e, in particolare, dei diversi valori delle costanti
elastiche nelle direzioni longitudinale e trasversale (ortotropia) nell'osso
corticale.
RISULTATI OTTENUTI
Nello studio sono riportati gli andamenti delle tensioni nella linea mediale del
femore sano con diverse caratteristiche meccaniche, sottoposto ad un carico P =
1000N applicato alla testa e parallelo all'asse z.
CONCLUSIONI
Aumentando il valore del coefficiente di Poisson, si nota un aumento dei valori
delle tensioni nell'incastro (dovuto alla presenza del vincolo) e nella zona
superiore al piccolo trocantere. Con i carichi studiati, l'ipotesi di ortotropia
reale o cilindrica varia di poco i risultati ottenuti con l'ipotesi di
isotropia.
ATTIVITÁ FUTURA
Si ritiene completata la fase di lavoro che ha consentito di costruire due
modelli tridimensionali di femore sano e con protesi, con un elevato numero di
elementi e di nodi. Con tali modelli verrà studiato l'effetto, sullo stato di
tensione e di deformazione nell'osso corticale, delle variazioni delle
caratteristiche meccaniche dei materiali, del tipo di taglio chirurgico e di
posizionamento della protesi nel canale midollare e della forma e delle
dimensioni della protesi stessa.
BIBLIOGRAFIA
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