Photo by ANTONIO POLITANO - AUSTRALIA, 2007


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A.bc. In Australia sulle tracce di Chatwin,
20 anni dopo Le Vie dei Canti
A cura di Gianni Galassi

Genova, Palazzo Ducale, 15-25 novembre 2007
Roma, Palazzo delle Esposizioni, 25 settembre - 26 ottobre 2008
 
 

Mostra fotografica di Antonio Politano, a cura di Gianni Galassi, con una sezione di foto storiche dagli album Australia di fine ‘800 e inizio ‘900 della Società Geografica Italiana.

Un viaggio in Australia, lungo l'asse nord-sud da Darwin ad Alice Springs fino a Uluru Ayer's Rock, in occasione del ventesimo anniversario della pubblicazione de "Le Vie dei Canti" (Adelphi, 1988), il maggiore tra i libri di Bruce Chatwin, un'indagine-itinerario tra romanzo, diario e saggio.

Un reportage, immagini e testi. Storie, incontri, testimonianze, ritratti, paesaggi. Un attraversamento dei luoghi, un accostamento alla cultura aborigena  e bianca, con in mano il libro di Chatwin e due sue biografie. L'outback, le highway, il tropico, le piste nel deserto, le comunità di Utopia e Papunya dove è nata l'arte aborigena. E oltre, verso sud, fino ad Adelaide.

120 immagini a colori di oggi, accompagnate da 30 immagini d'epoca in bianco e nero tratte dall'archivio della Società Geografica Italiana.

L'edizione romana della mostra è organizzata nell'ambito del primo Festival della Letteratura di Viaggio.


 



Senza aggettivi

di Gianni Galassi, curatore della mostra
 

Le immagini raccolte in A.bc. sono il frutto di due viaggi che Antonio Politano ha compiuto in Australia, nell’ultimo anno e mezzo, sulle tracce del Bruce Chatwin de “Le vie dei canti”.

Ma rappresentano molto di più, poiché traggono origine da tutti i viaggi –e sono tanti- che Politano ha compiuto in passato e che, come il reticolo invisibile delle strade degli aborigeni, costituiscono la trama della sua carriera.

Per lui la fotografia di viaggio non è un’avventura geografica, ma piuttosto un’opportunità di incontro e conoscenza tra simili/dissimili. Nel “portarsi a casa” il ritratto di una maestra d’asilo di Alice Springs, di un pittore di Papunya o di un cercatore di opali di Coober Pedy, Politano non perde mai di vista il vero scopo della sua presenza in quei luoghi: lo scambio. Per lui il prendere non può prescindere dal dare, e chi viene fotografato sa sempre –magia del display digitale- come sarà visto dagli abitanti dell’altro emisfero.

Umanista per natura prima ancora che per scelta, Politano inquadra i suoi soggetti con rigore e affettuoso rispetto. In ogni suo scatto si legge lo sforzo di raccontare la realtà semplicemente come si è presentata ai suoi occhi, evitando con cura quell’abuso –ma anche un più innocente uso- di “aggettivi visivi” che spesso, per chi si esprime con un mezzo potente come quello fotografico, costituisce una tentazione irresistibile. Così, anche quando ci mostra l’arredamento di una stanza vuota, la pietas nei confronti del minatore che vi abita non viene mai meno. Per lui, come sentenziava il cineasta Jean-Luc Godard, “ogni inquadratura è una scelta morale.”

Ed è una scelta morale, prima che estetica, anche quella che sta alla base della selezione delle immagini esposte. Normalmente il rapporto tra autore e curatore vede quest’ultimo contrapporsi all’altro nello sforzo di tagliare, disciplinare, imporre rinunce. Ebbene la gestazione di A.bc. è stata animata non di rado da discussioni in termini esattamente contrari. Che si concludevano quasi sempre con la vittoria di Politano e la conseguente esclusione di immagini, sì, di forte impatto spettacolare, ma a suo giudizio meno coerenti con l’insieme del racconto.

Sia ben chiaro, non siamo in presenza di un autore malato di minimalismo. Di questo virus di fine secolo, dal quale nemmeno la fotografia –malgrado la sua natura- è riuscita del tutto a salvarsi, salvo poi generare in alcuni autori gli anticorpi del kitsh baroccheggiante, qui non c’è traccia.

Quelle di Politano sono fotografie che non rinunciano al piacere –e alla necessità- della narrazione.