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Particolare di un dipinto conservato nel Museo Navale di Pegli, raffigurante l'intera flotta Leboffe di Gaeta

 

Il brigantino a palo, tipico veliero italiano degli anni 1860 - 1890, così come classificato nel Regio Decreto 9 Novembre 1872, era un "Bastimento con tre alberi verticali: l'albero di trinchetto e di maestra a vele quadre, quello di mezzana a vele àuriche, e bompresso".

Il "Rosa Madre", gioiello della cantieristica gaetana del 19 secolo, era stato costruito nel cantiere Lucio Contreras di Gaeta negli anni 1874 - 1876 per conto dell'armatore gaetano Luigi Leboffe fu Gaspare.

Appartenente al Compartimento Marittimo di Gaeta ed iscritto con il numero 9 di matricola, aveva le seguenti caratteristiche, riportate sul Registro Italiano per la Classificazione dei Bastimenti, anno 1889:

- Stazzatura: 911,34 tonnellate Moorson;

- Lunghezza in coperta: 51,75 metri;

- Larghezza massima fra i due bordi interni: 10,40 metri;

- Puntale dalla serretta al disotto della tavola di coperta: 7,50 metri;

Lo scafo era realizzato in "legname di quercia" foderato con metallo, mentre la "impernatura" era in "ferro, rame e metallo giallo".

Una importante testimonianza della presenza del "Rosa Madre" sulle rotte più lontane ci viene fornita dalle cronache del tempo: il 28 dicembre 1877 si trovava sotto carico di guano per l'Europa a Pabellòn de Pica (Perù) insieme ad altri 23 brigantini a palo italiani, quasi tutti liguri

Al comando del Capitano Giovan Felice Leboffe, il "Rosa Madre" navigò su tutte le rotte del mondo trasportando guano, thè, sete, porcellane, riso, dalle Isole del Guano a Ceylon, in India, in Birmania e doppiando più volte Capo Horn e Capo di Buona Speranza.

L'impostazione della chiglia

Si posizionano le costole dello scafo

Veduta dal dritto di poppa

Veduta dalla ruota di prua

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