LA GUERRA  

E IL CINEMA

  Tempo di uccidere

di Giuliano Montaldo


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SOLDATO COPPOLA A RAPPORTO
E' inutile che cerchiate un film con questo titolo (Soldato Coppola ....) e se c'è o c'è mai stato è solo una pura coincidenza. Lo scopo mio, all'interno sempre di questa rubrica, è parlare di film di guerra, spesso minori (minori perchè prodotto italiano o di soggetti italiani) ma anche dei relativi interpreti la cui scelta è casuale ma non troppo. Quando scelsero Tognazzi per "il Federale" di Salce forse erano coscienti che Ugo era stato arruolato dai repubblichini di Salò ma non che Gianrico Tedeschi, ex deportato Imi in Germania avrebbe fatto il fascista. Altre "coincidenze" sarebbero possibili ma taglio corto, perchè è di Coppola Nicola che voglio parlarvi, già interprete simbolo di italianità in due film. Nicola Coppola, nipote "in arte" di Francis Ford Coppola, il grande regista (6 Oscar), altri non è che Nicolas Cage nato a Long Beach il 7 gennaio 1964. Naturalmente Sofia Coppola (1 oscar e un Leone d'Oro + 1 golden globe e 1 nastro d'argento)) è sua cugina.

 locandine e immagini  sono tratte da

http://film.spettacolo.virgilio.it/cinema/ 

A dodici anni i genitori di Nicolas (il padre August scrittore, la madre ballerina) divorziano ed il ragazzo viene affidato al padre. Studia teatro alla Beverly Hills High e in seguito si diploma alla Scuola di Cinema, Teatro e Televisione della UCLA. A 15 anni esordisce sul palcoscenico a San Francisco mentre nel 1981 è la volta della televisione. L'anno seguente affronta il grande schermo con "Fuori di testa" di Any Heckerling ancora con il nome Coppola. Ma non è un gran successo. A 18 anni cambia il suo nome in Nicolas Cage, per non creare imbarazzi al grande zio. Nel 1983 lo zio gli offre però una parte in "Rusty il selvaggio". Seguiranno altre collaborazioni fino al 1986 (con "Peggy Sue si è sposata"), ma dopo la sua partecipazione nel 1984 al film "Birdy - Le ali della libertà" di Alan Parker trova la sua strada di attore ribelle e fuori dagli schemi che si evidenzierà ancora di più in "Cuore Selvaggio" di David Lynch nel 90. Nel 1996 riceve l'Oscar come miglior attore protagonista per "Via da Las Vegas" di Mike Figgs e nel 2003 la seconda candidatura grazie al doppio ruolo interpretato nel film "Il ladro di orchidee" di Spike Jonze. Movimentata anche la sua vita sentimentale: dopo diverse esperienze nell'agosto 2002 sposa Lisa Marie Presley (figlia di Elvis Presley), ma il matrimonio non dura. Grande collezionista di fumetti, possiede tutte le copertine delle prime edizioni di Superman e di altri eroi dei comics come Luke Cage a cui deve l'altra metà del suo nome d’arte.
Del film "Il mandolino del Capitano Corelli", parlerò nel capitolo - I Film su Cefalonia - perchè, anche se molto romanzato, a questo si riferisce

 

 

L'incursione del soldato Coppola in Italia comincia tanti anni fa con un discusso film di Giuliano Montaldo "Tempo di Uccidere" "Time to Kill" del 1990 tratto da un romanzo di Ennio Flaiano. Interpreti: Nicolas Cage, Ricky Tognazzi, Patrice-Flora Praxo, Giancarlo Giannini.  L'opera (il libro) ebbe un successo immediato e, nel luglio del '47, vinse il premio Strega.

La vicenda ha come protagonista un ufficiale dell'esercito fascista in Etiopia, il tenente Silvestri. Costretto ad allontanarsi dal campo a causa di un insopportabile mal di denti, l'ufficiale si mette alla ricerca di un dentista. Il paesaggio che gli si offre testimonia drammaticamente le atrocità della guerra in corso: i sentieri sono disseminati di carogne di muli in putrefazione e di corpi di soldati etiopi insepolti. Perso l'orientamento, egli incontra una donna giovane e affascinante che fa il bagno in uno specchio d'acqua: sedotto dalla sua grazia e dalla sua fierezza la possiede, incurante delle resistenze iniziali. I due trascorrono insieme alcuni giorni, durante i quali la donna - che evidentemente sì è innamorata di lui - gli si dedica completamente. Una notte l'uomo avverte la presenza di una belva e fa fuoco con la rivoltella, ma uno dei proiettili colpisce di rimbalzo la giovane. Inorridito, le presta i primi soccorsi; quando però sì accorge che essi sono vani - e che è impossibile trovare un medico nelle vicinanze -, perde il controllo e finisce la ragazza con un colpo alla testa. Provvede quindi, con estrema lucidità, a occultarne il corpo e, dopo avere ispezionato le zone circostanti per eliminare ogni traccia della propria presenza, riprende il viaggio fasciandosi la mano ferita con una benda ricavata dal turbante bianco della donna. Giunto in città, si fa estrarre il dente e stringe amicizia con un maggiore che vive con totale cinismo la sua avventura africana. Qui l'ufficiale conosce Johannes, un enigmatico vecchio che è stato ascari, e Elias, un bambino che vede nell'uomo una sorta di figura paterna e che, incurante dei suoi bruschi atteggiamenti, gli si mette alle costole. Il protagonista comprende che il vecchio e il bambino sono collegati alla ragazza, di cui apprende il nome, Mariam; anzi si rende conto che Elias è suo fratello. Comincia anche a intuire che quello che gli sta accadendo è una sorta di punizione per aver tradito la moglie. Quando viene a sapere che il turbante bianco è il contrassegno delle lebbrose, avvedendosi che la ferita alla mano non si rimargina e che la piaga ha tutta l'apparenza della lebbra, sprofonda nel terrore e si allontana dal campo. Per pagarsi un rimpatrio clandestino, deruba il maggiore di una grossa somma di denaro, non senza avergli sabotato il camion affinché egli non possa denunciarlo. Nel viaggio estenuante compiuto a piedi verso il porto, sosta, sfinito, per alcuni giorni presso la capanna dì Johannes, che lo tratta con un misto di soggezione e di ostilità: Comprende allora che Johannes è il padre di Mariam e che è al corrente del delitto. Durante un diverbio, ferisce con un bastone il vecchio che intendeva aggredirlo, ma, invece di fuggire come si era proposto, si ferma per curarne la ferita. Il vecchio, riavutosi, assicura che la piaga della mano non è dovuta alla lebbra. coverQuando raggiunge Massaua, l'ufficiale si rende conto che il maggiore non lo ha denunciato per il furto e che lui non è ricercato per avere abbandonato il campo: dunque tutte le sue angosce si rivelano fondate su errori di prospettiva. Tuttavia apprende da un sottotenente che il colpo di rivoltella ha innescato una serie di conseguenze indirette e terribili, sfociate in un massacro nel villaggio, e inoltre che probabilmente è stato lui la causa diretta della morte del maggiore. La narrazione si conclude con il protagonista che si accinge a imbarcarsi per l'Italìa. «L'aver ucciso Mariam ora mi appariva un delitto indispensabile. Più che un delitto, anzi, mi appariva una crisi, una malattia, che mi avrebbe difeso per sempre, rivelandomi a me stesso». La tragica fatalità che porta la ragazza alla morte appare, pertanto, pienamente conseguente a un clima di violenza e di sopraffazione di cui i militari sembrano solo parzialmente consapevoli. La materia fortemente letteraria dei dialoghi é rimasta, molto simile al testo originale del romanzo e ne soffre il realismo. Gli attori pur volenterosi sono fuori ruolo e Cage a disagio più di tutti  

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