L'ECOARTE

di

ALBERTO MOSCARA

 

 

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a cura di Giorgio Barba





Arte ed ecologia: un binomio inscindibile alle soglie del terzo Millennio. Di questa integrazione si fa interprete Alberto Moscara, un pittore che ha trovato un nuovo impulso creativo dando alla luce opere d'arte che si possono considerare la sintesi, da un lato, di un'espressione artistica di matrice surreale e, dall'altro, delle nuove esigenze ecologiche di riciclare ciò che l'odierna società consumistica utilizza e poi getta via in discariche ingombranti e nocive all'uomo e all'ambiente. Moscara, invece, sa cogliere nell'effimero il segno dell'eterno, riuscendo a creare, in tal modo, uno spazio pittorico sul quale, in una sorta di collage, trovano posto il cartone, l'intonaco, il legno, la plastica e i suoi derivati. Grazie alla sua innata capacità di guardare la realtà con un occhio interiore e di cogliere ciò che sfugge al senso comune, Moscara, sfrutta le macchie provocate dal logorio del tempo sui materiali trovati nelle discariche e mette in evidenza con pennellate di colore alcuni tratti delle macchie stesse, facendo scaturire forme e figure vagamente distinguibili, nonché paesaggi suggestivi. Egli ricorre a illusioni ottiche tridimensionali, a giochi prospettici, a oggetti sospesi nel vuoto che proiettano ombre surrettizie, ambigue e metafisiche.
Basta osservare "Il castello", una visione onirica che nasce da un pezzo di compensato smozzicato in più parti a formare un castello vivente, sostenuto nel vuoto da una colonna esile poggiata su un'enorme scacchiera, popolato simbolicamente da figure familiari nere e rosse.
Ancora più meraviglia suscita "Il cercatore nella discarica" in cui una serie di macchie e di chiazze di colore danno l'impressione di un
barbone in una discarica in cerca di ciò che, rifiuto per gli altri, può diventare utile, cioè può essere riciclato. Chi guarda le ultime realizzazioni di Moscara non può fare a meno di pensare al cubismo di Picasso, al surrealismo di Dalì e Magritte, alla metafisica di De Chirico, alle lattine di coca-cola di Warhol o alla porta firmata di Duchamp. L'ecoarte di Moscara, però, si pone come sviluppo della Pop art (che si serviva di oggetti della società consumistica), e dell'Arte povera (che preferiva un collage di materiale di vario genere). Moscara provocatoriamente ricorre al rifiuto riciclato che diventa - assemblato, debitamente trattato e inserito in una superficie pittorica - una vera e propria opera d'arte, espressione di un società futura che deve imparare a formare i giovani con una cultura improntata a sfruttare la creatività per economizzare e utilizzare al massimo le risorse.