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NEL MAGGIO 1948, il primo primo ministro di Israele,
David Ben-Gurion,
proclamò la fondazione dello stato di Israele. Immediatamente, i
commando ebraici in Palestina lanciarono quella che Israele chiamò
la sua "guerra d'indipendenza". Quando nel 1949 Israele concluse un
armistizio con gli eserciti di Egitto, Transgiordania e Siria,
più di 750.000 palestinesi erano stati costretti a fuggire dalle
loro case. Diventarono profughi dal loro paese, che i sionisti ebrei
ora controllavano
In questo modo, la fondazione di Israele segnò il culmine di
una campagna lunga 50 anni, condotta dai sionisti politici, per
costituire uno stato ebraico.
I sionisti pretendevano di esprimere l'intenso desiderio di
"liberazione nazionale" dell'ebraismo mondiale. Tuttavia se il
sionismo era un movimento di liberazione nazionale, lo era come
nessun altro.
Piuttosto che cercare di liberarsi dall'imperialismo, andò
attivamente in cerca della protezione delle potenze imperialiste.
Piuttosto che promettere l'autodeterminazione al popolo della
Palestina--la vasta maggioranza del quale era arabo--lo espulse. E
piuttosto che rappresentare un'espressione ampiamente popolare della
lotta contro l'oppressione nazionale, il sionismo contò come poco
più che una setta per la maggior parte della sua esistenza prima
della II Guerra Mondiale.
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IL SIONISMO politico, con le parole di
Nathan Weinstock,
autore di
Zionism: False Messiah,
è "una dottrina che, partendo dal postulato della incompatibilità
tra gli ebrei ed i gentili, sosteneva la causa
dell'emigrazione massiccia in un paese sottosviluppato con lo scopo
di costituire uno stato ebraico".
Si sviluppò come risposta ad un'ondata di antisemitismo in
Europa alla fine del 19° secolo. Questa atmosfera di disperazione e
di oppressione provocò diverse risposte nella popolazione ebraica,
tra loro un crescente nazionalismo. Nathan enfatizza che "il
nazionalismo ebraico, in particolare, la sua variante sionista, era
una concezione assolutamente nuova nata dal contesto sociopolitico
dell'Europa orientale nel 19° secolo".
Il sionismo politico ha ricevuto la sua più potente espressione
in
The
Jewish State,
un opuscolo del 1896 del giornalista austriaco ebreo
Theodore Herzl,
considerato il "padre" del sionismo politico.
Herzl,
un uomo che aveva viaggiato molto, nel 1894 seguì a Parigi il
processo al
Col. Albert Dreyfus,
un ufficiale ebreo che le autorità militari francesi incastrarono
come spia. Si sarebbe potuto leggere il caso Dreyfus come un esempio
del potenziale per unirsi per ebrei e non ebrei per combattere
l'antisemitismo.
Herzl
non lo fece. Come più tardi scrisse nel suo diario: "A Parigi...ho
conseguito un atteggiamento più libero verso gli antisemiti, che ora
inizio a comprendere storicamente ed a perdonare. Sopra tutto, ho
riconosciuto la vacuità e la futilità di cercare di combattere
l'antisemitismo".
Herzl
riunì il primo Congresso Sionista a Basilea, Svizzera, nel 1897.
Duecento delegati da 17 paesi autorizzarono la creazione
dell'Organizzazione Sionista Mondiale per condurre una campagna per
una "patria pubblicamente riconosciuta
e legalmente sicura in Palestina".
Diversamente da
Herzl,
i socialisti difendevano gli ebrei minacciati di persecuzione. I
socialisti combattevano anche il razzismo antiebraico come un veleno
per il movimento dei lavoratori. In questo periodo,
August Bebel,
un leader del Partito Socialdemocratico tedesco (SPD), denunciò
l'antisemitismo come "il socialismo degli sciocchi" per deviare i
lavoratori dal loro vero nemico, la classe dominante,
sui capri espiatori ebrei.
Karl Kautsky,
un altro leader della SPD tedesca, sostenne che la differenziazione
della popolazione ebraica in classi significava che la condizione
degli ebrei sarebbe stata legata inestricabilmente al movimento
globale della classe lavoratrice.
Poiché i socialisti sottolineavano la necessità di combattere
l'antisemitismo nei paesi dove viveva la maggior parte degli ebrei,
il movimento socialista reclutò ebrei in gran numero.
La Rivoluzione d'Ottobre del 1917 mostrò che cosa significasse
in pratica la strategia socialista per l'emancipazione ebraica. In
un paese dove lo Zar ed i suoi tirapiedi utilizzavano
l'antisemitismo per dividere i lavoratori, i lavoratori russi
elessero bolscevichi ebrei come
Trotsky, Zinoviev, Kamenev
e
Sverdlov a ruoli principali nel governo rivoluzionario.
La rivoluzione dichiarò la libertà di religione ed abolì le
restrizioni zariste sull'istruzione e la residenza per gli ebrei.
Durante la Guerra Civile del 1918-1922 contro gli eserciti
controrivoluzionari, che avevano massacrato ebrei a migliaia,
l'Armata Rossa rivoluzionaria inflisse severe punizioni--compresa
l'esecuzione--a qualunque pogromista nelle proprie file.
Nel governo dei lavoratori, all'yiddish
venne dato uno status pari a quello di altre lingue. Un
Commissariato degli Affari Ebraici ed una Commissione Ebraica
speciale all'interno del Partito Bolscevico lavoravano
simultaneamente per coinvolgere gli ebrei negli affari dello stato
dei lavoratori e per conquistare le masse ebree al socialismo.
I primi anni della rivoluzione videro una fioritura senza
precedenti della vita culturale
yiddish
ed ebrea. Nel 1926-27, più di metà della popolazione scolastica
ebrea frequentava scuole
yiddish
e 10 teatri statali rappresentavano commedie ebree. Per la fine
degli anni '20, quasi il 40% della popolazione lavoratrice ebrea
lavorava per il governo.
Quindi, per gli anni '20, i sionisti erano stati marginalizzati
da tutti i lati. Una maggioranza degli ebrei del mondo mostrava
chiaramente il desiderio di emigrare nei paesi occidentali. E
migliaia di ebrei che restavano in Europa orientale combattevano per
una vita migliore, ottenendo la solidarietà di molti dei loro
fratelli e sorelle gentili. Per il 1927, tante persone lasciavano la
Palestina quante vi migravano. L'intera impresa sionista pareva in
dubbio.
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QUANDO HANNO intrapreso la loro campagna per una patria
ebraica, i sionisti non hanno permesso che si trovasse sulla loro
strada alcun legame ideologico alla Palestina.
Infatti, nei primi anni dopo che Herzl aveva formato l'Organizzazione
Sionista Mondiale, i sionisti discutevano di molti bersagli
alternativi per la colonizzazione,
Uganda, Angola, Nord
Africa.
Nel 1903, Herzl accettò una proposta del governo britannico per
colonizzare gli ebrei in Uganda, una decisione che si rivelò
controversa nelle file sioniste.
La morte di Herzl nel 1904 mise fine ai progetti di
colonizzazione al di fuori della Palestina. Tuttavia il dibattito su
siti alternativi per lo stato ebraico smascherarono l'impresa
sionista sotto due aspetti. Primo, mostrava che il sionismo politico
poneva il progetto di colonizzazione davanti a qualunque ardente
desiderio lungo 2.000 anni del popolo ebraico di "ritornare" in
Palestina. Secondo, dimostrava che, dal principio, il sionismo
dipendeva dalla sponsorizzazione delle potenze europee per i propri
scopi di insediamento coloniale.
I primi sionisti non facevano un segreto di sperare che lo
stato ebraico fosse ciò che Herzl chiamava "una parte del bastione
dell'Europa contro l'Asia, un avamposto della civiltà rispetto alla
barbarie". I fondatori del sionismo stillavano razzismo
pro-imperialista contro quelli che consideravano i "popoli
arretrati" dell'Asia e dell'Africa.
Quando si trattava di cercare sostenitori imperialisti, i
sionisti non avevano nessuno scrupolo nel trattare con qualunque
regime, non importa quanto depravato o antisemita.
Durante la I Guerra Mondiale, i principali sionisti si
ingraziarono con l'imperialismo britannico. Speravano che la Gran
Bretagna li avrebbe ricompensati dopo avere sconfitto l'impero
Ottomano. che controllava la Palestina. Raggiunsero il loro
obiettivo con la dichiarazione del 1917 del politico conservatore
Lord Balfour.
La Dichiarazione Balfour proclamò l'appoggio britannico per "la
costituzione in Palestina di una patria nazionale per il popolo
ebreo" sotto la protezione britannica.
Sia la Gran Bretagna che i sionisti vedevano lo stato ebraico come
un bastione dell'imperialismo contro la diffusione del bolscevismo.
Winston Churchill,
allora un ministro del gabinetto conservatore, spiegò più tardi le
motivazioni della Gran Bretagna nell'incontrare le aspirazioni dei
sionisti: "uno stato ebraico sotto la protezione della corona
britannica...sarebbe vantaggioso sotto ogni punto di vista e sarebbe
particolarmente in armonia con i più autentici interessi dell'impero
britannico".
Il più importante tra questi interessi era fermare i progetti
del rivoluzionario russo
Leon Trotsky
"di uno stato comunista mondiale sotto la dominazione ebraica". In
questo modo,
Churchill
si dimostrava essere sia un ardente sionista che un accanito
antisemita!
In base alla dichiarazione Balfour, la Gran Bretagna promise ai
sionisti entrambe la Palestina e la Transgiordania (l'odierna
Giordania). Le pressioni dei paesi arabi nel 1922 costrinsero la
Gran Bretagna a rinnegare la promessa della Transgiordania. La
corrente principale del movimento sionista, guidata da
David Ben-Gurion
e
Chaim Weizman,
accettò la decisione britannica. Più tardi, concordarono di
accettare le decisioni britanniche di limitare l'immigrazione
ebraica in Palestina.
Questo provocò una considerevole spaccatura nel movimento
sionista, poiché una minoranza, guidata dallo scrittore polacco
Vladimir Jabotinsky,
protestò contro la realpolitik di
Ben-Gurion
e
Weizman.
Jabotinsky
sosteneva che i sionisti dovevano insistere sull'impadronirsi di
"entrambe le sponde del Giordano" e rifiutarsi di conformarsi a
qualsiasi limitazione imposta dai britannici.
Pera placare l'opinione pubblica araba,
l'Organizzazione
Sionista Mondiale chiamò la sua colonia in Palestina "una patria".
Ma
Jabotinsky
insisteva perché i sionisti parlassero apertamente del loro
obiettivo di costruire uno stato ebraico in Palestina. Il programma
di
Jabotinsky
ammontava ad una richiesta di
rivedere la strategia dell'Organizzazione
Sionista Mondiale, guadagnando perciò ai suoi seguaci nel movimento
sionista la descrizione di "Revisionisti".
Jabotinsky
scrisse senza mezzi termini nel suo saggio del 1923 "Il muro di
ferro":
Non possiamo offrire nessuna compensazione per la Palestina, né
ai palestinesi né agli altri arabi. Perciò, un accordo volontario è
inconcepibile. Tutta la colonizzazione, anche la più limitata, deve
continuare senza tener conto della volontà della popolazione nativa.
Quindi, può continuare a svilupparsi soltanto sotto lo scudo della
forza, che comprende un Muro di Ferro che la popolazione locale non
possa mai sfondare. Questa è la nostra politica araba. Formularla in
qualsiasi altro modo sarebbe ipocrisia.
Jabotinsky
pose la prima grande sfida al predominio nella corrente principale
del sionismo dell'ideologia del "Sionismo Laburista". Il
Sionismo
Laburista, che tracciava le proprie radici al movimento Poale Zion
dell'Europa orientale
degli inizi del novecento, dominava tutte
le principali istituzioni del sionismo e dell'yishuv,
la comunità di coloni ebrei in Palestina. Se il Bund rappresentava i
socialisti che cedettero al nazionalismo, i sionisti laburisti
rappresentavano i nazionalisti che utilizzavano della retorica che
sembrava socialista per portare via sostenitori dai partiti
genuinamente socialisti.
Fino al 1977, quando l'autodefinitosi terrorista
Menachem Begin
divenne il primo primo ministro revisionista di Israele,
i sionisti laburisti rappresentavano efficacemente il
"sionismo" nella mente della maggior parte della gente. Ma i
laburisti (la "sinistra" sionista) ed i revisionisti (la
"destra"sionista) differivano sui mezzi piuttosto che sui fini.
Entrambe sostenevano uno stato esclusivamente ebraico. Come
l'apartheid dei governanti del Sud Africa, i revisionisti erano
disposti ad impiegare la popolazione palestinese nativa. I laburisti
cercavano di sostituire i lavoratori palestinesi con lavoratori
ebrei. Entrambe cercarono l'appoggio dell'imperialismo. I sionisti
laburisti erano orientati verso l'imperialismo britannico ed USA. I
revisionisti fecero delle aperture al fascismo italiano e tedesco.
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I SIONISTI cercarono di convincere se stessi che la Palestina
era una terra vuota. Tuttavia, per più di 1.300 anni, una
maggioranza araba musulmana--che viveva fianco a fianco con ebrei e
cristiani--aveva vissuto lì nella provincia dell'impero ottomano.
Nel 1882, la Palestina conteneva una popolazione di 24.000
ebrei e di 500.000 arabi. Per il 1922, dopo più di due decenni di
immigrazione sponsorizzata dai sionisti, il paese aveva una
popolazione di quasi 760.000 abitanti, l'89% dei quali arabi
palestinesi.
Negli anni '20 i sionisti acquistarono della terra--ed un
appiglio in Palestina-- da proprietari terrieri arabi assenti. Più
tardi, negli anni '30, dei palestinesi ricchi vendettero la loro
terra si sionisti. Dei "pionieri" ebrei individuali non acquistarono
la terra. Le organizzazioni sioniste come il Fondo Nazionale Ebraico
acquistarono della terra per fornire un fondamento per
l'insediamento di coloni ebrei nel paese. I sionisti spinsero fuori
dalla loro terra i contadini palestinesi, obbligandoli
all'indigenza. Le autorità britanniche assicurarono ai sionisti
l'accesso privilegiato all'acqua e ad altre risorse essenziali.
Dopo stabilitisi in Palestina, i sionisti procedettero ad
avviare un'economia ed un governo separati sotto il naso delle
autorità del mandato britannico. Chiamarono la loro politica
economica "la conquista della terra e del lavoro ebreo", una
descrizione infiorettata per l'espulsione dei palestinesi dalla vita
economica del paese.
I palestinesi contrattaccarono alla loro spoliazione. Nel 1936,
le organizzazioni palestinesi lanciarono uno sciopero generale
contro la crescente povertà, i sionisti e gli sponsor britannici dei
sionisti. Lo sciopero e successive insurrezioni armate durarono per
tre anni prima di crollare sotto il peso della repressione sionista
e britannica. Il ruolo dei sionisti nella rivolta palestinese
dimostrò chiaramente che il Sionismo Laburista non aveva nulla in
comune con l'autentica solidarietà dei lavoratori.
L'intensità della rivolta derivava dal fatto che negli anni '30
la minaccia sionista alla Palestina stava diventando chiara. Per
tutto il decennio, la popolazione ebrea in Palestina esplose.
Migliaia di ebrei che fuggivano dalla persecuzione in Europa
centrale ed orientale--e negati di ammissione in Gran Bretagna,
negli USA e negli altri paesi occidentali--andarono in Palestina.
Tra il 1931 ed il 1945, la popolazione ebraica in Palestina aumentò
da 174.000 a 608.000.
Mentre alla vigilia della dichiarazione dello stato nel 1948
gli ebrei rappresentavano soltanto un terzo della popolazione della
Palestina, erano una minoranza bene armata e potente. Come la
popolazione ebraica aumentava, così aumentavano le provocazioni
sioniste contro i palestinesi.
Probabilmente senza l'Olocausto lo stato di Israele non sarebbe
stato fondato. I sionisti reclutarono immigranti verso lo stato di
Israele tra le migliaia di sopravvissuti all'Olocausto le cui
comunità in Europa erano state distrutte.
In modo forse più importante, l'Olocausto fornì una
giustificazione convincente per uno stato ebraico. L'Olocausto
dimostrò che i gentili erano intrinsecamente antisemiti, sostenevano
i sionisti. Perciò, gli ebrei che vivevano nelle società gentili,
erano esposti al costante pericolo di sterminio. Per la fine della
guerra, la maggior parte degli ebrei erano d'accordo con i sionisti.
Quel che era di più, l'eliminazione fisica dei nazisti di
correnti politiche alternative nella società ebrea incrementò il
sostegno al sionismo. Mentre i nazisti mercanteggiavano volentieri
con i leader sionisti per tutti gli anni '30 e '40, si assicuravano
di uccidere ogni combattente della resistenza comunista, socialista
o ebraica sul quale potevano mettere le mani. Mentre i nazisti erano
determinati ad uccidere tutti gli ebrei, senza riguardo della loro
fede politica, si organizzarono per schiacciare la classe
lavoratrice e l'opposizione socialista molto prima di concepire i
piani per la "Soluzione finale".
La guerra costrinse i britannici ad evacuare gran parte del
loro impero, compresa la Palestina. La Gran Bretagna lasciò alle
Nazioni Unite il compito di decidere il destino della Palestina. Nel
novembre del 1947, l'ONU si accordò su un piano di partizione. Il
piano concedeva ai sionisti il controllo del 55% della Palestina
(sebbene rappresentassero soltanto un terzo della popolazione del
paese). La maggioranza palestinese venne lasciata con il 45% del suo
paese. Gerusalemme doveva essere una "città internazionale", con
uguale accesso garantito ad ebrei, cristiani e musulmani.
In pubblico i leader sionisti accettarono il piano di
partizione dell'ONU. In privato, progettarono un attacco militare
per impadronirsi di quanta terra palestinese possibile. La "destra"
e la "sinistra" sioniste si unirono per appropriarsi del paese.
Utilizzarono il terrore, la guerra psicologica ed i massacri per
instillare la paura tra i palestinesi.
Nel massacro più famoso, il gruppo revisionista Irgun ed i
Combattenti per la Libertà delle milizie israeliane--i cui
principali capi saranno i futuri primi ministri israeliani
Menachem Begin
e
Yitzhak Shamir--assassinarono l'intero villaggio
palestinese di
Dir Yassin.
I commandos "allinearono uomini, donne e bambini contro il muro e li
uccisero", secondo una descrizione del massacro della Croce Rossa.
Dopo
Dir Yassin,
i sionisti utilizzarono la minaccia del massacro per obbligare i
palestinesi a fuggire dalle loro case, compreso in città come
Haifa
e
Jaffa.
Per anni, la storia sionista sostenne numerosi "fatti" sulla
guerra del 1948: che il piccolo Israele affrontava la schiacciante
potenza di fuoco araba; che i leader palestinesi incoraggiavano i
palestinesi a lasciare il paese; che non vi era nessun piano
sionista per cacciare i palestinesi; che i palestinesi respinsero la
partizione ed iniziarono la guerra. Tuttavia la recente ricerca
storica--basata su documenti delle Forze di Difesa Israeliane in
precedenza top secret--prova che tutte queste affermazioni sono
delle menzogne.
Quando la guerra terminò, i sionisti detenevano più del 77%
della Palestina, incluso il 95% di tutta la terra agricola buona del
paese. Lo stato di Israele rubò l'80% della terra palestinese
privatamente posseduta. Più di 750.000 palestinesi furono espulsi
dalle loro case, con gli ebrei che vi si trasferirono. La società
palestinese fu distrutta.
Su delle fondamenta di guerra e di massacro, fu costruito lo
stato di Israele. I sionisti raggiunsero il loro scopo di vecchia
data--uno stato ebraico. Ma, come dimostrano la storia centenaria
del sionismo politico e la storia dello stato di Israele, non vi è
nulla da celebrare.
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