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Secondo ogni standard, le condizioni che affronta la stragrande
maggioranza dei giovani negli Stati Uniti sono squallide. Sia che
abbiano una laurea o un'istruzione minima, le prospettive di un
impiego stabile non sono neanche lontanamente ai livelli
pre-recessione.
Sorprendentemente, in totale meno della metà degli americani
sotto i 25 anni che non sono a scuola hanno un lavoro a tempo pieno.
La situazione è molto più terribile per i giovani che si sono
diplomati durante la recessione. Secondo un
recente
studio
della
Rutgers University,
soltanto il 16% dei giovani che si sono diplomati tra il 2009
ed il 2011 ha trovato un lavoro a tempo pieno.
Il rapporto, del
John J. Heldrich Center for Workforce Development,
espone dettagliatamente l'impatto che ha la recessione sui giovani
diplomati dalla scuola superiore ma che non hanno finito
l'università. L'indagine ha coperto i giovani tra le età di 18 e 29
anni, che hanno ricevuto il diploma tra il 2006 ed 2011. In questo
quadro demografico, i giovani che si sono diplomati tra il 2006 ed
il 2008 avevano un tasso d'impiego del 60%, circa un quarto dei
quali erano disoccupati e cercavano più lavoro. Per quelli che si
sono diplomati durante la recessione, il tasso d'impiego è stato
soltanto del 38%, un terzo pieno dei quali erano disoccupati.
Inoltre, i posti di lavoro che stanno ottenendo i giovani,
indifferente di quando si siano diplomati, sono generalmente
transitori e sottopagati. Il salario orario medio guadagnato al
primo posto di lavoro da quelli esaminati era di $7,50 l'ora,
soltanto 25 centesimi in più del salario minimo federale ed
effettivamente inferiore al salario minimo in 14 stati. Per la
maggior parte di quelli impiegati vi è stato poco miglioramento tra
il loro primo ed il loro lavoro attuale. Il salario medio in
questo quadro demografico per i posti di lavoro attuali è di $8,25
l'ora.
Legata a questa scarsità dei salari è la mancanza di sicurezza
del lavoro. Soltanto l'8% dei diplomati considera come potenziale
carriera il suo attuale lavoro. Anche il tasso di ricambio era
estremamente elevato. Metà dei diplomati ha riferito di avere
mantenuto un singolo posto di lavoro per più di un anno, ma, di
quelli che non l'hanno fatto, il tempo medio passato nel loro posto
di lavoro è stato soltanto di due mesi.
Data la natura sottopagata e temporanea del lavoro disponibile,
gli autori dello studio concludono che era improbabile che molti
"diplomati recenti sarebbero stati in grado di guadagnare un reddito
annuo di $10.890 per superare il livello di povertà ufficiale
federale per una famiglia singola. Chiaramente quelli che erano
impiegati part-time nel loro primo lavoro—circa
il
58%—hanno
guadagnato considerevolmente meno dei reddito del livello di
povertà".
Sebbene la crisi dell'occupazione sia più estrema per i settori
meno istruiti dei giovani, la situazione dei giovani nell'insieme è
deteriorata. Indifferente dall'istruzione, soltanto il 47,3% degli
americani tra le età di 16 e di 24 anni che non vanno a scuola ha
lavori a tempo pieno. Come documentato da
Investor’s Business Daily,
dal 2000 l'economia ha perduto più del 25% dei posti di lavoro a
tempo pieno per quelli sotto i 25 anni.
Inoltre, sebbene vi sia un'occupazione più alta tra quelli con
qualche istruzione universitaria, il 2012 indica per la prima volta
nella storia che la maggioranza dei disoccupati con più di 25 anni
aveva frequentato l'università. Così l'istruzione superiore non è
affatto garanzia di un posto di lavoro, tanto meno di un minimo
vitale. Di quelli che si sono laureati dal 2006 il debito per
studente medio è stato di $20.000 e soltanto il 51% aveva trovato un
posto di lavoro a tempo pieno, secondo un diverso studio della
Rutgers, pure condotto dal
John J. Heldrich Center.
Comprensibilmente, i giovani in America non hanno nessuna
fiducia in una ripresa economica. Lo studio Rutgers rivela che più
di metà dei recenti diplomati ed il 61% dei laureati crede che la
loro generazione avrà meno successo finanziario dei suoi genitori.
Meno di uno su cinque di entrambe i gruppi crede che la sua
generazione starà meglio dei suoi genitori.
In definitiva, la crisi dei posti di lavoro tra la gioventù è
espressione della maggiore crisi economica che la società ha di
fronte. Il rapporto sull'occupazione USA per maggio era anemico con
soltanto 69.000 posti di lavoro creati, molto meno dei 125.000
richiesti per eguagliare il numero di persone che entrano nella
forza lavoro ogni mese. Allo stesso tempo, il numero dei disoccupati
a lungo termine è salito a 5,4 milioni e la lunghezza media della
disoccupazione è cresciuta a 39,7 settimane.
Secondo l'Investor’s Business Daily,
il declino nell'occupazione giovanile è spiegato parzialmente
dall'occupazione incrementata di quelli sopra i 55 anni. Con i
posti di lavoro a tempo pieno per i giovani declinati di 1,9 milioni
dal 2007, il numero di persone sopra i 55 anni con lavoro a tempo
pieno è aumentato di 3,5 milioni nello stesso periodo di tempo. Con
il declino dell'economia e la svalutazione di molti piani pensione,
i lavoratori anziani trovano sempre più difficile andare in
pensione.
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