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"Quando è troppo è troppo! Noi siamo il 99%!" Questo è il
sentimento che viene espresso dai giovani coraggiosi che ora
occupano
Freedom Plaza
a
New York City, soltanto pochi metri da
Wall Street.
Questo è il sentimento represso di milioni—no—di
miliardi di persone per il mondo. Basta disoccupazione! Basta
guerra! Basta povertà! Basta discriminazione!
Viviamo nell'era più ricca e produttiva della storia
dell'umanità. Ma gli assurdi, irrazionali e disumani limiti del
capitalismo significano che non vi sono sufficienti posti di lavoro,
alloggi o cibo per soddisfare tutti in un mondo di abbondanza. E'
sempre stata questa l'orribile realtà per centinaia di milioni di
persone intorno al pianeta. Ma ora questo è arrivato in patria
nell'epicentro mondiale dell'avidità, della speculazione e
dell'indifferenza capitalista alla sofferenza umana:
Wall Street.
E si sta diffondendo. Le occupazioni si sono estese a città
intorno al paese ed intorno al mondo, ispirate a vicenda dall'eroica
resistenza ai tagli, all'austerità ed alla miseria che vengono
imposti su noi tutti. E' l'inizio di un nuovo risveglio, di una
nuova consapevolezza e, in modo più importante, di un nuovo
desiderio di agire, per fare realmente qualcosa. Migliaia di
giovani, in passato derisi come apatici ed apolitici, hanno ora
acceso l'immaginazione di milioni di persone.
Non vediamo una simile convergenza di lotte dal movimento
antiglobalizzazione del 1999 e 2000. L'11 settembre, il
Patriot Act,
un decennio di guerre e sincere illusioni nei Democratici
hanno in gran parte spinto sottoterra la rabbia e
l'insoddisfazione. Ora ritornano furiosamente, ad un livello ancora
più alto. Non è più la "globalizzazione" il nemico nell'astratto. Il
nemico è più chiaro che mai: la dominazione corporativa
dell'economia e della politica. Sempre più gente sta arrivando a
comprendere che la radice di tutti questi mali è una e la stessa: il
capitalismo.
Per definizione, il capitalismo è un sistema che difende gli
interessi della classe capitalista. Dal momento che meno dell'1%
della popolazione è realmente di capitalisti, è un sistema che opera
contro gli interessi dell'altro 99%. Ne consegue che se ci limitiamo
a trovare soluzioni alla crisi entro i confini del capitalismo,
limitiamo noi stessi a delle soluzioni che possono veramente
avvantaggiare soltanto l'1% al vertice. Abbiamo bisogno di un
approccio differente. Abbiamo bisogno di guardare oltre i limitati
orizzonti dell'attuale sistema. La maggioranza della classe
lavoratrice ha tutti i diritti e l'urgente necessità di dirigere
democraticamente la società nel proprio interesse.
Il movimento
#occupazione
deve ancora saldarsi attorno ad un programma chiaro e ad una
leadership. Data la mancanza in questo paese di una guida audace da
parte dei sindacati e l'assenza di un partito di massa dei
lavoratori, ciò con dovrebbe arrivare come una sorpresa.
Ma gli eventi e l'esperienza aiuteranno gli strati più avanzati a
trarre delle conclusioni rivoluzionarie. Finora, il movimento non ha
coinvolto gli strati più ampi della classe lavoratrice, del lavoro
organizzato. Ma questo è sempre il modo nel quale iniziano i
movimenti rivoluzionari di massa. I giovani sono il proverbiale
"barometro" della società, i primi ad entrare in azione. Ma i
problemi che i lavoratori hanno di fronte non possono essere risolti
attraverso delle semplici o rappezzando il sistema. Speravano contro
ogni speranza che la crisi sarebbe passata—ma
è soltanto peggiorata. Prima o poi,
dovranno entrare nel sentiero della lotta di massa e, quando lo
faranno, cambierà l'intera dinamica.
Molti sindacati hanno già dichiarato la loro solidarietà con
gli occupanti di
Wall Street.
Le dichiarazioni di solidarietà sono importanti. Ma ciò che è
realmente necessario è un'azione decisiva. Gli 1,2
milioni di lavoratori organizzati di
New York City
potrebbero chiudere
Wall Street
in un battito congelando il trasporto, tagliando l'elettricità,
linee telefoniche ed acqua, sospendendo
i servizi di nettezza urbana e di custodia, chiudendo gli
alberghi ed i ristoranti e mobilitando decine di migliaia di
lavoratori per occupare fisicamente
Manhattan
inferiore. Il
movimento
#occupazione
deve stendersi ai sindacati, deve diffondersi in tutti i luoghi di
lavoro, in tutte le scuole ed in tutti i quartieri. Da
parte loro, i sindacati devono prendere l'iniziativa e disporsi ad
aiutare pubblicamente il
movimento
#occupazione,
sostenendo le sue forze con i colossali numeri, potenza e risorse
del lavoro organizzato.
Tre anni fa, molti di questi giovani si sono radunati dietro la
promessa di cambiamento di Obama. Ora stanno prendendo le cose nelle
loro mani. Con le elezioni presidenziali lontane appena 12 mesi, gli
americani sono frustrati ed arrabbiati. Il 90% ritiene che
l'economia sia marcia, un nuovo record. Il governo ha i più bassi
indici di gradimento che mai. Soltanto il 15% degli americani ha
fiducia che il governo federale faccia ciò che è giusto sempre
oppure la maggior parte delle volte. Soltanto un anno fa questa
cifra stava al 25%. E tuttora vogliono in modo schiacciante che il
governo procuri posti di lavoro, assistenza sanitaria, istruzione,
Sicurezza Sociale e che ricostruisca le infrastrutture del paese che
vanno in rovina.
Questa potrebbe sembrare un'inspiegabile contraddizione. Ma,
nel profondo, dimostra che gli americani stanno cercando una
soluzione collettiva ai loro problemi. Comunque, non si fidano degli
attuali rappresentanti e delle strutture
statali per farlo. Così giustamente! Entrambe i Democratici ed i
Repubblicani sono obbedienti ai desideri delle grandi imprese. Sono
queste entità non elette e non responsabili che decidono realmente
nel governo e nell'economia. Sono loro che determinano chi lavora,
che ha una casa per vivere, chi ha accesso all'assistenza sanitaria
ed all'istruzione—e
chi no.
L'elettorato vuole "gettare fuori i corrotti!" Ma chi dovrebbe
sostituirli? Il governo può difendere gli interessi dei lavoratori o
può difendere gli interessi dei capitalisti. O utilizzerà il suo
potere e le sue risorse per migliorare la vita della maggioranza o
sfrutterà questa per arricchire ulteriormente i ricchi. Se non pone
in atto incursioni sulla ricchezza e sulla proprietà dei ricchi,
spingerà ancora più in basso le condizioni di lavoro e di vita delle
masse.
Non importa quali "intenzioni" possa avere un politico, ciò che
conta è quello che realmente fa. Non saltare alle conclusioni. Le
amministrazioni repubblicane e democratiche offrono soltanto delle
variazioni delle stesse politiche pro-corporative. Anche se
ammettiamo che vi sono dei "buoni democratici" e persino dei "buoni
repubblicani", il fatto indiscutibile è questo: non andranno mai da
nessuna parte all'interno dell'apparato complessivo dei loro
rispettivi partiti, che sono totalmente dominati dalla grande
impresa. E' per questo che abbiamo bisogno di un governo dei
lavoratori. E, per realizzare questo, abbiamo bisogno di un partito
armato di un programma socialista.
Finora, il movimento dei lavoratori non ha offerto una guida,
nelle strade o nella politica. Ma questo può e deve cambiare. La
pressione si sta formando. L'umore in favore di un partito dei
lavoratori sta ribollendo nelle fila dei sindacati. L'anemico
disegno di legge di Obama sui posti di lavoro viene spinto dai
vertici sindacali, ma la massa sa che non è sufficiente. Questa
legge farà poco per invertire la completa decimazione di milioni di
buoni posti di lavoro sindacalizzati. Non può riuscire a colmare la
crescente polarizzazione della ricchezza e della società. Nel corso
degli ultimi dieci anni, il reddito dell'1% al vertice è salito del
18%, mentre quello dei colletti blu maschi è calato del 12%. Il
cosiddetto "Sogno Americano" è stato frantumato.
Dopo la crisi del 2008, ci è stato raccontato che i "germogli
verdi" della ripresa economica erano giusto dietro l'angolo. La
ripresa è arrivata—ma
soltanto per i ricchi. In Grecia, Spagna, Tunisia ed Egitto,
l'esplosione sociale è arrivata più presto. Ma condizioni simili
portano a risultati simili. Le condizioni che lavoratori e giovani
affrontano
per il mondo sono fondamentalmente le stesse. Come la notte
segue il giorno, la crisi del capitalismo ha ora portato i "germogli
verdi" della lotta di classe proprio qui nel ventre della bestia.
La Lega Internazionale dei Lavoratori accoglie il
movimento
#occupazione
a braccia aperte. Vi partecipiamo in città per il paese dall'inizio.
Ma è soltanto l'inizio del principio.
Le masse di lavoratori non sono ancora entrate nella scena
della storia e preso il loro destino nelle mani. Ma ad un certo
stadio lo faranno, di questo possiamo essere certi. Noi della WIL
siamo fiduciosi che questa piccola piantina con il tempo crescerà in
una potente quercia di rivoluzione, che spazzerà da parte il
capitalismo e tutti i suoi mali una volta per tutte. Il nostro
compito è di collegare le idee del socialismo rivoluzionario con
questo movimento, che contiene all'interno molti dei futuri leader
della rivoluzione socialista americana.
Contattate la
Lega Internazionale dei Lavoratori
negli USA ed impegnatevi nella lotta per un mondo migliore!
[Questo
è l'editoriale di
Socialist Appeal
USA,
n°
63,
www.socialistappeal.org]
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