La guerra deve ancora venire

dy Aijaz Ahmad

Frontline, India, Vol 20, Issue No. 9  May 2003

 

La guerra non è finita; non è nemmeno cominciata. L'Iraq è stato tradito dall'interno, avendo il regime fatto un accordo con gli invasori. La resistenza ora resta rinviata.

UMM QASR è un piccolo villaggio di un paio di migliaia di abitanti, vicina al confine con il Kuwait ed appena a pochi chilometri dal punto da dove le potenti forze anglo-americane sono entrate in Iraq. E' stata la prima città che quelle forze cercarono di prendere, ma la città resistette in una violenta battaglia che infuriò per due settimane. Durante quelle stesse settimane le forze irachene resistettero nella penisola di Fao contro potenti forze corazzate e feroci attacchi aerei, con nessuna copertura per loro. Durante quelle due settimane le battaglie infuriarono attorno a An Nassiriyah, Basssora, Kerbala, An Najaf e molti altri villaggi e città, grandi e piccole, e nessuno di loro cadde. La stessa storia si stava ripetendo al nord che in gran parte era stato sotto il controllo kurdo grazie ai dieci anni di bombardamenti anglo-americani che hanno favorito i loro clienti kurdi contro l'amministrazione e le forze armate dello stato iracheno. Né Kirkuk né Mosul caddero durante quelle settimane di resistenza.

L'accerchiamento dei villaggi e città meridionali richiese lo spiegamento di grandi contingenti di truppe e quantità di armamenti. Ciò significava che le forze anglo-americane che correvano verso Baghdad attraverso il deserto continuavano ad impoverirsi ed arrivarono ad avere dietro di loro intollerabilmente lunghe ed esposte linee di rifornimento. La maggior parte degli osservatori militari credevano che due settimane di combattimenti e l'attraversare centinaia di chilometri aveva probabilmente esaurito le rimanenti forze, che gli invasori avrebbero probabilmente avuto bisogno di riserve fresche ed almeno di altri centomila soldati prima di preparare un assalto a Baghdad, che vi sarebbe stata una pausa di forse tre settimane in preparazione per un assalto alla città di forse sei milioni di abitanti che era anche la cittadella di un governo che non aveva ancora utilizzato la sua forza aerea, la maggior parte dei suoi corazzati e dell'artiglieria, la maggior parte della sua famosa e temuta Guardia Repubblicana, i Fedayeen di Saddam, gli irregolari baathisti che si diceva fossero completamente armati per la guerra urbana. A meno che ci fosse stato un bombardamento incendiario della città stile Dresda su scala persino più vasta, ci si aspettava che Baghdad restasse una città fortezza che si sarebbe dovuta conquistare attraverso una prolungata battaglia con un'armata molto più grande di quella che gli anglo-americani avevano quando raggiunsero i sobborghi della città.

Ma non vi furono né una pausa prima dell'assalto né un assalto su vasta scala né persino un combattimento della scala vista nei piccoli villaggi dove gli invasori erano stati tenuti a bada. Gli americani continuarono puramente a guidare, alcuni dei loro carri armati vagabondarono in varie parti della città, poi ne arrivarono di più, occuparono una parte, poi un'altra, e quindi un'altra ancora. Baghdad non fece resistenza. Gli invasori celebrarono la loro vittoria in questa non-guerra permettendo ed incoraggiando al saccheggio della città proprio della scala del - sotto alcuni aspetti peggiore del - saccheggio di Baghdad fatto dai mongoli nel 13° secolo. Il regime semplicemente scomparve. I tesori accumulati da una civiltà vennero predati e biblioteche bruciate, su una scala che nemmeno i predatori mongoli non avevano osato raggiungere - non solamente a Baghdad ma n villaggio dopo villaggio, che ora cadevano dopo la Resa di Baghdad.

Questo vale la pena ripeterlo. Umm Qasr, un polveroso villaggio di confine di nessun significato militare, ha resistito per due settimane. Kerbala e An Najaf, sonnolente cittadine di templi e seminari e chierici, hanno resistito per due settimane. Così hanno fatto numerose altre. Nessuna di loro è caduta. Baghdad è caduta, tutta intera, in tre giorni, senza combattere. Davanti ai nostri occhi viene ora costruito un mito, cui viene creduto dai più sciocchi persino nel movimento contro la guerra, che Baghdad sia crollata di fronte ad un armamento superiore, una più grande potenza di fuoco, una ferocia nei bombardamenti iniziati la prima notte dell'attacco senza precedenti nella storia.

Comunque, la realtà è che Baghdad è caduta non per quell'armamento, ma grazie ad un accordo che il regime baathista ha fatto con gli americani, con il quale ha rinunciato alla difesa della città in cambio di una completa serie di favori - ai capi e ministri baathisti, ai comandanti militari, compresi i comandanti della elite della Guardia Repubblicana, forse a Saddam stesso ed alla sua famiglia - i dettagli del quale sono ancora sconosciuti la possono facilmente essere immaginati: il trasporto segreto in luoghi sicuri, le casse del tesoro e dei pagamenti, e, per molti, dei posti remunerativi nel regime post-Saddam che gli USA stanno ora mettendo assieme. Gli americani hanno sempre detto che assorbiranno molto del partito e della burocrazia baathisti nel nuovo regime - e così sarà.

Saddam Hussein aveva iniziato la sua violenta, ignominiosa carriera con il tradimento, a ventidue anni come agente pagato della Central Intelligence Agency (CIA), arruolato nel 1959 per assassinare Abdel Karim Qasim, l'uomo che l'anno precedente aveva guidato la rivoluzione antimonarchica. Quando i baathisti consolidarono il loro potere nel 1968 e Saddam prese i posti di vicepresidente e di vice capo del Consiglio del Comando Rivoluzionari, utilizzò le liste fornite dalle agenzie di intelligence occidentali per giustiziare i comunisti.

E' generalmente creduto che gli USA lo abbiano assistito nella presa del potere nel 1979 con un golpe di palazzo contro il presidente Ahmad Hassan al-Bakr perchè gli USA volevano prepararlo contro il nuovo regime iraniano dopo la Rivoluzione Islamica. E proprio l'anno successivo invase l'Iran, in collusione con gli USA che lo sostennero in molti modi, compresa la fornitura di tecnologia per la produzione di armi chimiche e biologiche, nel tentativo di indebolire l'Iran ed avere sia l'Iraq che l'Iran, i principali paesi produttori di petrolio opposti a Israele, indebolirsi l'uno con l'altro. Venne in conflitto con gli americani solamente quando invase il Kuwait, stretto alleato degli USA, nel tentativo di catturare le vaste riserve petrolifere kuwaitiane e così emergere come l'uomo forte dell'Asia Occidentale. Sotto questo aspetto, la recente determinazione degli USA di rimuoverlo dal potere assomiglia ai precedenti casi di Ngo Danh Diem in Vietnam, Ferdinand Marcos nelle Filippine and Manuel Noriega a Panama, tutti agenti ed alleati ma divenuti in seguito degli ostacoli.

Nell'ottica di questa storia passata, è del tutto attendibile che il regime di Saddam sia crollato grazie ad un accordo fatto con gli USA. Non è chiaro se l'accordo venne fatto da lui per salvarsi o dai suoi subordinati che hanno agito contro di lui. Non è neppure chiaro chi abbia fatto da intermediario nell'accordo. Probabilmente sono stati gli uomini di Vladimir Putin, proprio come gli uomini di Boris Yeltsin hanno alla fine persuaso Slobodan Milosevic ad arrendersi. Accade spesso che i traditori vengano alla fine traditi dai loro amici.

Cominciano ora ad emergere i dettagli di quell'accordo, sebbene alcuni dei fatti rilevanti siano ancora avvolti nel mistero. Le prove indiziarie che puntano ad un accordo nondimeno sono schiaccianti. L'intero alto comando politico e militare è scomparso senza lasciare traccia. In realtà, la maggior parte di quell'alto comando è scomparso dalla vista immediatamente dopo che è iniziata la guerra. I leader chiave, come i due noti figli di Saddam, il vicepresidente Taha Yassin Ramadan, il vice primo ministro Tariq Aziz, i ministri della difesa, sanità, e così via, sono tutti diventati invisibili. Il segretario alla difesa USA  Donald Rumsfeld continuava a ripetere in dichiarazioni nelle diverse settimane passate che gli USA erano in "negoziato" con  importanti capi del partito e comandanti militari, offrendo a tutti una fuga sicura, ad altri impieghi nella distribuzione postbellica.

E' per questo che non abbiamo visto quelle eminenze di ieri? Nessuno sa cosa sia accaduto alla Guardia Repubblicana; si è proprio sciolta via. E persino i giornalisti ed i fotografi 'incorporati' non hanno riportato nessuna grande battaglia o scena di carneficina militare - come quella vista alla televisione quando l'esercito iracheno che si stava ritirando venne decimato dai bombardamenti USA durante la guerra del Golfo del 1991, con i bulldozer USA che spingevano nelle fosse comuni migliaia di morti. Saddam Hussein aveva fatto uno spettacolare incendio dei pozzi petroliferi durante la prima guerra; questa volta vennero minati (proprio per il caso che l'accordo non venisse fatto) ma mai dati alle fiamme (perché gli USA conclusero l'accordo).

Si diceva che l'Iraq avesse 500 aerei militari e, come dimostrava la distruzione del World Trade Centre, gli aeroplani possono essere usati come missili per schiantarsi su bersagli, persino se non possono sconfiggere la superiore potenza delle forze aeree USA-UK. Ma nessuno di essi venne usato. I carri armati USA percorsero autostrade che non furono mai minate, neppure nelle vicinanze di Baghdad; entrarono in città attraverso ponti che erano minati per la loro distruzione ma le cariche non vennero mai fatte detonare. Arrivarono nei viali ed incontrarono al massimo uno sporadico fuoco di armi leggere. Gli americani parcheggiarono i loro carri armati nelle piazze, e non accadde nulla. Si sedettero solamente in cima ai loro carri, osservando gli incendi ed i saccheggi. Dal primo giorno all'ultimo, i giornalisti indipendenti che lavoravano a Baghdad da soli erano sorpresi perché non poterono mai vedere alcuna preparazione per la difesa della città persino quando Mohammed Saeed al-Sahhaf, l'insensibile ministro dell'informazione, continuava a fare ogni sorta di affermazioni sulle imminenti battaglie nella città - finché anche lui scomparve, scivolando nell'oscurità che potrebbe essere stata per lui preparata in anticipo.

Comprendere che Baghdad non ha resistito non a causa della schiacciante superiorità militare degli USA ma perché il regime ha stretto un patto prima che la battaglia per Baghdad potesse iniziare è materia di grande importanza politica. Questo fatto ci dice almeno tre cose. Primo, il regime di Saddam era così barbaramente repressivo, così contrario a tollerare qualsiasi forza indipendente da esso, che il regime stesso - e nessun altro - controllava tutte le risorse e perciò aveva i mezzi per fare la battaglia di difesa di Baghdad; una volta fatto un accordo, non vi era nessuna forza alternativa per organizzare una difesa di quella grandezza.

Secondo, e più cruciale, significa che la rimozione di quel regime - cioè, dei suoi alti leader politici e comandanti militari - è di fatto una precondizione per l'emergere di una lotta popolare.

Terzo, e per lo stesso motivo, la rapida caduta non ci dice niente sulla volontà del popolo iracheno di combattere per la sua libertà o persino sulla preparazione dei più bassi livelli delle forze armate o dei quadri ordinari del partito Baath stesso. Essi probabilmente sono sollevati dalla scomparsa del regime di Saddam anche se sono avversi alla recolonizzazione del loro paese. La loro resistenza è stata rinviata, e la loro guerra deve ancora venire. E la leadership per questa emergerà nei prossimi mesi. Gli USA progettano di annunciare formalmente la vittoria entro pochi giorni. E' troppo presto. La guerra non è finita; non è nemmeno cominciata.

In un certo senso, comunque, questa nuova guerra è già cominciata - nella forma di una straordinaria espressione di risentimento di massa contro la presenza USA come tale. Il tono venne stabilito già il 15 aprile, quando l'occupazione ed il saccheggio di Baghdad erano pienamente in corso e gli USA cercarono di tenere un incontro con alcuni dei loro principale clienti a An Nassiriyah, il primo di questi incontri dall'inizio dell'invasione e certamente il primo su suolo iracheno. Jay Garner, un generale in pensione ed attualmente un trafficante d'armi che è stato nominato per guidare l'amministrazione USA in Iraq, aprì la conferenza, tenuta vicino alla città di Ur, il biblico luogo natale del profeta Abramo. Garner la aprì con una solenne dichiarazione: "Quale posto migliore che il luogo di nascita di una civiltà potreste avere per l'inizio di un Iraq più libero"? Bene, con suo pieno sgomento, questo piccolo incontro venne salutato in quella piccola città da 20.000 dimostranti che protestavano intonando in coro "No all'America, No a Saddam".

Quando i baathisti arrivarono al potere (per poco tempo nel 1963, e per un periodo molto più duraturo nel 1968 con un colpo di stato), l'Iraq aveva un grande partito Comunista, il più grande nel mondo arabo, che allora dovette fronteggiare arresti di massa, tortura, esecuzioni, esilio e generale decimazione. Altre forze politiche moderne incontrarono lo stesso destino mentre Saddam completava il suo brutale monopolio sul potere e la politica nella società civile, ma egli non riuscì a sopprimere completamente l'opposizione religiosa, che trovò rifugio nelle sue moschee e seminari, le sue reti civiche informali, il suo monopolio dei templi e dei pellegrinaggi. Adesso, con la scomparsa del regime di Saddam, non vi è alcuna forza secolare che sia abbastanza organizzata da riempire il vuoto e, per la prima volta nella storia moderna irachena, la moschea sta emergendo come luogo d'opposizione, il centro dell'organizzazione anticoloniale ed un contendente per la costruzione di un sistema parallelo di governo radicato nella società civile, in opposizione all'amministrazione coloniale ed a una rete subordinata di clientele che gli USA stanno mettendo assieme. A meno di due settimane dall'occupazione coloniale, le preghiere del venerdì sono diventate l'occasione per mobilitare l'insorgenza di massa.

Venerdì 18 aprile, i sunniti e gli sciiti hanno offerto insieme preghiere nella moschea di Abu Haneefa Al Nu'man a Baghdad (una moschea sunnita, ed una la cui cupola venne distrutta dai bombardamenti americani), ascoltato sermoni antiamericani e si sono riversati nelle strade, marciando pacificamente e chiedendo la lotta unitaria di sciiti, sunniti e kurdi contro l'occupazione straniera. Alcuni di loro intonavano "No Bush - No Saddam - Sì all'Islam". Altri portavano cartelli in inglese ed arabo che dicevano "Lasciate il nostro paese. Noi vogliamo la pace" e "Rifiutiamo l'egemonia americana". Gli organizzatori, per la maggior parte sunniti, chiamano loro stessi 'Movimento Nazionale Iracheno".

Nel frattempo, nella parte più povera di Baghdad dove predomina la popolazione sciita, si dice che le milizie locali ostili alle forze d'occupazione siano spuntate ovunque, prendendo la notte il controllo delle strade ed organizzando di giorno attività di assistenza, fornendo cibo, procurando aiuto sanitario, sistemando funerali. Nella lontana città di An Najaf, la città dove l'Ayatollah Khomeini passò circa 15 anni in esilio e da dove progettò la sua rivoluzione per l'Iran, il venerato clero è divenuto un ente decisionale, ha organizzato un sistema nazionale di comunicazioni per istruzioni inviate tramite messaggeri. Hanno anche iniziato la formazione di comitati di difesa nei quartieri in tutto l'Iraq, in apparenza per il ristabilimento della normalità e per fornire aiuto alla popolazione sofferente ma ovviamente come parte di una mossa per creare un'amministrazione di base designata a funzionare come uno stato parallelo ed una rete di organizzazioni locali per lanciare la lotta armata popolare. Nel frattempo, gli USA creano al vertice la loro amministrazione e fingono di mettere su un governo ritenuto 'democratico' comprendente i loro servi.

In città come Kut, alcuni chierici intraprendenti sono semplicemente andati negli uffici comunali ed hanno preso l'amministrazione locale, con un notevole grado di accettazione popolare. Punti di controllo vengono istituiti nelle città e sulle strade che collegano varie città dell'Iraq meridionale vengono gestiti da questi nuovi raggruppamenti, e vi sono già rapporti di confronti con gli americani, che sono semplicemente impreparati per questo tipo di sfida sul terreno. La presenza di militanti di vari gruppi islamici è evidente, e viene riportato che alcuni di loro abbiano detto che nel caso che gli americani gli si opponessero sul terreno sono intenzionati a trasformarsi in attentatori suicidi. La maggior parte dei gruppi emersi sono sciiti, ma è probabile che sorgano anche più gruppi sunniti. Rapporti indicano che stanno anche emergendo in particolari quartieri gruppi armati interamente laici. Tutte queste saranno le milizie di domani.

Come è stato dichiarato nel saggio precedente di questa serie ("I barbari alle porte", Frontline, 25 aprile), lungi dal diventare una "Stalingrado del deserto", come alcuni immaginariamente si aspettavano diventasse Baghdad, era molto più probabile somigliasse ad Algeri sotto l'occupazione francese, alla Palestina sotto l'occupazione sionista ed a Beirut al tempo dell'occupazione israeliana e della prolungata guerra civile. Non una città che difende se stessa contro l'assedio di un esercito straniero che viene quindi respinto dopo alcune settimane o alcuni mesi, ma una città realmente sotto completa occupazione, dove i costi di un'occupazione diventeranno insopportabili solamente in un dopo un certo periodo di tempo e che impegna in un tipo di guerra nella quale la maggior parte dell'armamento moderno è in gran parte inutile. Ed una città che inoltre è circondata da un hinterland rivoltoso che comprende altre città, paesi e villaggi. Ma quindi, anche come Beirut, una città spaccata dalle proprie divisioni territoriali, le sue milizie armate che combattono per il territorio, i mercanti d'armi che prosperano rifornendo le molteplici milizie - più fazioni armate vi sono, più risplendenti i bazaar di armi durante questa nuova fase. Perché, proprio come l'istituzione di un'amministrazione coloniale servirà a mettere assieme i vari opposti gruppi, l'improvviso crollo dell'autorità centrale e la mancanza di una forza organizzata centrale di rimpiazzo servirà ad accentuare le divisioni comunali e la competizione reciproca su risorse scarse.

Perché, quello che gli americani hanno portato con loro non è solamente il dono della colonizzazione ma tutto l'arsenale di localismo e faziosità della società irachena: mettere i turcomanni contro i  kurdi, i kurdi contro gli arabi, i sunniti contro gli sciiti, ed anche una fazione sciita contro l'altra, per non parlare dei baathisti contro i non baathisti, i torturatori di ieri contro un popolo maltrattato, i servi contro i patrioti.

L'unico aspetto positivo del governo autoritario di Saddam è stato il suo impegno militante per la secolarizzazione contro la lotta religiosa ed il nazionalismo accentratore dello stato contro il localismo separatista. Con quel cemento nazionalista perduto, è molto probabile il crollo in feudi di potere locale in nome di lealtà primordiali, ed è probabile che il potere coloniale faccia tutto ciò che può per accentuare questi conflitti, dal momento che questi conflitti sono i mezzi più sicuri con i quali le forze anticoloniali possono essere disorganizzate e la presenza dell'autorità coloniale, come mantenitrice della pace tra le comunità, possa essere giustificata. Lungi dall'essere questa una conseguenza non voluta della colonizzazione, questo emergente localismo nella società irachena è qualcosa che gli invasori avevano previsto e volevano raggiungere. Un assaggio della sanguinosa natura di tale localismo può essere osservato nella pulizia etnica di arabi che è già in corso nell'Iraq settentrionale per mano di zeloti kurdi.

Intossicati dall'entità e dalla facilità della vittoria, gli USA hanno già iniziato a fare minacciose dichiarazioni contro la Siria. Entro una settimana, George Bush, Colin Powell e Rumsfeld hanno accusato la Siria di dare rifugio ai fuggitivi del regime iracheno, di fabbricare armi chimiche e biologiche e di fornire basi ed installazioni per l'addestramento ad una varietà di organizzazioni "terroriste" come gli Hezbollah. Ciascuno di loro ha avvertito di rappresaglie, e Rumsfeld ha ordinato al Pentagono di fare piani contingenti per l'invasione della Siria. Tale pianificazione continuerà realmente e la Siria fronteggia certamente la minaccia di un'invasione, specialmente ora che ha rifiutato di sottomettersi alla farsa delle ispezioni, che hanno aperto la strada per l'invasione dell'Iraq.

Pare comunque anche probabile che, con l'emergere in Iraq di un'ampia opposizione politico-religiosa, e con l'organizzazione religiosa già in moto nel creare strutture di autorità duale persino prima che gli USA abbiano messo assieme la loro amministrazione, gli americani siano arrivati a capire che la pacificazione dell'Iraq sarà infinitamente più difficile della conquista militare. La cabala neoconservatrice al Pentagono ed i think tanks possono ben essere prevenuti nei loro piani per una rapida conquista di altri paesi della regione (Siria, Iran e forse Arabia Saudita), ed una invasione della Siria potrebbe ben essere trattenuta fino a dopo le elezioni presidenziali del novembre 2004. In ogni caso il destino della Siria sarà deciso in Iraq. Se la resistenza è lenta nell'emergere, e se gli USA si sentono fiduciosi di contenerla, l'invasione arriverà più presto che tardi.

Nel frattempo, la struttura di una occupazione ed amministrazione coloniale unilaterale sta venendo messa in piedi con grande alacrità, con i clienti iracheni assegnati ad un ruolo molto più subordinato, le Nazioni Unite che vengono tenute fuori da ogni significativo processo decisionale, e viene dato un ruolo marginale persino alla Gran Bretagna. Garner, che dovrà guidare l'autorità coloniale, è stato portato nel paese e settori dei media USA appropriatamente si riferiscono a lui come ad un 'viceré'. Questo trafficante d'armi specializzato in missili è noto per ottenere contratti non competitivi dal Pentagono. Solamente quest'anno ha ottenuto un contratto della difesa del valore di 1,5 miliardi di dollari, ed anche un contratto per costruire sistemi missilistici Patriot in Israele.

Garner supervisionerà un totale di 23 ministeri, tutti guidati da alti gradi USA ed ognuno dei capi dei ministeri assistito da tre assistenti ed otto consiglieri - tutti americani. La 'ricostruzione' dell'Iraq, che si si aspetta generi un valore di 100 miliardi di dollari di contratti, viene monopolizzato dall'Agenzia USA per lo sviluppo internazionale (USAID), che sta distribuendo questi contratti tra le società multinazionali USA. Un'intera gamma di tali società, dalle piccole come la Stevedoring Services of America a quelle gigantesche come la Bechtel e la Halliburton - tutte strettamente allineate ai più alti funzionari dell'amministrazione Bush - stanno afferrando questi contratti. Nel processo, tutto ciò che è stato nel settore statale dell'Iraq - porti, infrastrutture fluviali e centrali elettriche, costruzione di strade e ponti, treni e telecomunicazioni, aziende farmaceutiche ed impianti sanitari e così via - sarà privatizzato ed aperto agli investimenti ed alla proprietà straniera, principalmente americani.

Il dinaro iracheno viene provvisoriamente scartato come una valuta inaffidabile e senza valore ed i dollari vengono diffusi come parte del cd pacchetti di "aiuto umanitario" e per remunerazioni di vai tipi. Il dollaro è già valuta legale, parallelo alla valuta locale, in Libano; agli USA piacerebbe che fosse così nella più ampia e lucrativa economia dell'Iraq basata sul petrolio. Se Saddam ha avuto la temerarietà di adottare l'euro come valuta per il commercio estero e per le riserve di valuta straniera, gli USA stanno facendo rappresaglia facendo del dollaro una valuta domestica dell'Iraq.

Il vice segretario della difesa Paul Wolfowitz, il comandante supremo dei neoconservatori ed il vero padrino di questa guerra, all'inizio di aprile ha dichiarato che il governo diretto degli USA durerà almeno sei mesi e "probabilmente...più a lungo". Ahmed Chalabi, un compare di Wolfowitz e capo dell'Iraqi National Congress sponsorizzato dagli USA, è stato portato in Iraq assieme a diversi altri clienti iracheni da Londra, New York ed altrove. Facendo eco ai suoi capi di Washington, Chalabi ha detto che non vi può essere alcun ruolo per l'ONU in Iraq e che il governo diretto degli USA potrebbe essere necessario finanche due anni. Tutte le decisioni economiche di base saranno naturalmente prese durante questi due anni, mettendo in piedi una nuova struttura economica neoliberista, privatizzata, dominata dalle multinazionali USA. I piani per la privatizzazione del petrolio iracheno sono in corso. Un membro minore del clan di Chalabi, Fadhli Chalabi, un ex funzionario del Ministero del Petrolio iracheno, ha detto: "Abbiamo un enorme ammontare di denaro in arrivo nel paese. L'unica via è privatizzare parzialmente l'industria".

La privatizzazione delle attività petrolifere irachene e la loro vendita alle multinazionali è stato un importante obiettivo che ha condotto a questa guerra, come primo passo nella campagna - sostenuta se necessario da una campagna militare - per privatizzare il petrolio in Iran, Arabia Saudita, Kuwait ed altrove, compreso naturalmente nel bacino del Mar Caspio.

Un aspetto non meno significativo di questa ristrutturazione dell'industria petrolifera irachena è che si sta cercando velocemente di costruire una pipeline per fornire il petrolio iracheno ad Israele, che attualmente viene boicottato dagli stati arabi e deve acquistare dalla lontana Russia la maggior parte del suo petrolio. Una pipeline diretta dall'Iraq dovrebbe ridurre il costo del petrolio per Israele di circa un terzo, mentre ci si aspettano più guadagni dalla caduta dei prezzi del petrolio una volta che la produzione irachena venga ristabilita completamente. Un autentico asse tripartito Iraq-Giordania-Israele viene immaginato a tale riguardo, con il petrolio iracheno che viene consegnato nel porto giordano di Aqaba, ed attraverso il mare nel porto israeliano di Eilat.

Di fronte a questi grandi progetti, sta diventando assolutamente offensivo solamente chiedere cosa ne è stato della motivazione che veniva sbandierata per giustificare l'invasione. Si supponeva che Saddam Hussein sponsorizzasse il 'terrorismo internazionale', ma l'unico 'terrorista' che gli americani hanno finora catturato è un anziano palestinese la cui ultima azione risale al 1984. Come previsto, le cd armi di distruzione di massa non sono state trovate e pare che gli USA non abbiano fretta di cercarle né siano imbarazzati della loro inesistenza.

L'altro ritornello era la 'tirannia' di Saddam Hussein. Invece di rovesciare un regime, gli USA hanno fatto con esso un accordo, promettendo di integrarne la maggior parte nella loro amministrazione. Si diceva che gli USA dovevano portare la "democrazia". Invece, quello che abbiamo è una autentica amministrazione coloniale che viene già estesa per due anni. Il generale Tommy Franks, che ha guidato l'invasione, ha detto che le truppe USA stazioneranno sul suolo iracheno per molti, molti più anni, "sul modello della Corea". Nel frattempo, gli americani non amano veramente la democrazia che cominciano ad incontrare nelle strade delle città irachene, nella forma di proteste popolari e l'emergere di un'amministrazione di base opposta ai piani degli USA.

Qui deliberatamente tentato di non delineare la scala delle atrocità e sofferenze che l'invasione ha inflitto al popolo iracheno ed il criminale silenzio dei cd media internazionali nei quali tali atrocità sono state coperte. Per la prima volta nella storia della guerra moderna, i giornalisti dell'intero spettro dei medi internazionali, dalla CNN a Le Monde, sono stati d'accordo nel diventare subordinati alla struttura di comando militare, rinunciando volontariamente al loro diritto di riportare ciò che hanno visto.

Questo voto internazionale del silenzio ha avuto una caratteristica mafiosa, e solamente alcuni coraggiosi ai margini hanno raccontato la storia od almeno alcuni dei crudeli dettagli delle uccisioni in massa di civili, dei saccheggi organizzati dell'eredità nazionale e dei suoi tesori, del rogo di libri e manoscritti rari che avrebbero impressionato persino i nazisti.

E' stato violato ogni singolo articolo della Convenzione di Ginevra e della Carta dell'ONU, e commessa una intera gamma di crimini di guerra, con impunità. Nondimeno, non un singolo membro della cd "comunità internazionale" si è fatto avanti per dire questo: non Kofi Annan ed i suoi burocrati all'ONU, non i capi dell'alleanza franco-tedesca od ogni altro membro del Consiglio di Sicurezza, non il capo di nessuno stato arabo. La bancarotta morale dell'intero sistema statale mondiale è lì per chi voglia vederla. Quello che in primo luogo ha reso possibile l'invasione è stata questa complicità globale.

E nonostante ciò, nelle distanti e desolate strade di questo paese martoriato ed occupato, si sta formando una resistenza. Ci vorrà qualche mese perché assuma una forma organizzata, altri mesi perché si trasformi in una forma credibili di resistenza armata. Nel lungo termine, comunque, gli USA potrebbero aver creato per se stessi non solamente uno stato vassallo i cui beni possano essere acquistati per due soldi, ma un'autentica Palestina. Come ha dimostrato l'intera storia dei movimenti anticoloniali, la storia non finisce con la conquista. In quel momento comincia una storia diversa.


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