31.08.2009
Yuri NIKIFOROV
Storia della II Guerra Mondiale: trucchi di manipolazione
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Il concetto che gli studi storici possano essere considerati come una sottoclasse delle belle lettere è divenuto assai diffuso in Europa Occidentale e negli USA nella seconda metà del XX secolo. Nell'impalcatura dell'opinione, uno storico che descrive il passato è libero di gettare la sua narrazione nella forma di tragedia, commedia, satira ecc. L'approccio è divenuto quasi universalmente adottato dalla pubblicazione della Metastoria di Hayden White nel 1973. Identificando la storia con la letteratura rende automaticamente insignificante il problema delle falsificazioni: uno storico può generare la propria visione del passato e nel processo la sua fantasia non ha bisogno di essere costretta dalla necessità di corrispondenza alla realtà empirica. Al contrario, il metodo storico russo si basa sull'assunzione che la missione degli studi storici sia di ricostruire adeguatamente il passato e riferire la sua descrizione ai lettori senza distorsioni infondate generate da percezioni individuali. Il processo include la fase di scrittura creativa come componente naturale, ma questo aspetto di un'opera storica non dovrebbe predominare. L'obiettivo degli studi storici proprio dalla loro origine (Tucidide) era di apprendere la verità sul passato ed i metodi di estrarre la conoscenza oggettiva sono stati raffinati per millenni. Esistono dei criteri rigorosi che rendono possibile valutare il realismo della ricerca storica e distinguere gli studi seri dalla falsificazione. Le falsificazioni della storia della II Guerra Mondiale, delle sue cause, delle sue origini, del suo risultato e delle sue conseguenze impiegano una vasta gamma di tecniche manipolative, compresi ripugnanti trucchi sporchi ed assolute menzogne. Lo scopo delle falsificazioni è generalmente lo stesso nella maggioranza dei casi – distorcere la verità storica ed indebolire la memoria storica del popolo russo. Siamo confrontati da tentativi ricorrenti di offrire alla società "una lettura alternativa" che potenzialmente indurrebbe una revisione delle opinioni tradizionali dell'origine della II Guerra Mondiale, delle circostanze secondo le quali è stata scatenata ed il ruolo della guerra nel complesso e del fronte orientale in particolare nella storia del XX secolo. L'analisi di questa corrente di revisionismo mostra che tipicamente arriva al costo di trascurare apertamente i principi ed i criteri fondamentali della ricerca storica normalmente osservati dalla comunità degli storici e dei filosofi. Nella maggior parte dei casi che incontriamo vi è la creazione di miti mascherata da ricerca accademica. La storia come l'area della ricerca accademica ha a propria disposizione un apparato radicato di valutazione critica delle prove storiche. L'esame critico delle fonti dei dati è un elemento indispensabile di studio storico che rivendichi qualsiasi grado di validità accademica. Naturalmente, quelli che falsificano la storia tendono ad evitare tale esame accurato. Le loro interpretazioni contano su fonti che sono o dubbie o ovviamente non autentiche, come, per esempio, il presunto discorso di Stalin del 19 agosto 1939 alla riunione del Politburo che numerosi autori hanno tentato di presentare come prova che dimostra che l'URSS giocò un ruolo chiave nello scatenare la guerra. Qualunque studioso serio scoprirebbe facilmente che quel giorno non ebbe luogo nessuna riunione segreta del Politburo. Quello che viene dimostrato è una nota in francese lasciata da uno sconosciuto individuo e che il "documento" è stato dissotterrato dall'archivio del 2° Bureau dello stato maggiore generale francese. Inoltre, il testo è stato scritto su un modulo del ministero militare di Vichy. Un altro esempio è il tentativo di lasciare in circolazione il mito sulla cooperazione pre-bellica tra NKVD (la polizia segreta sovietica) e Gestapo rivolta a lottare contro "il popolo ebreo mondiale". E' stato attuato nella forma di disseminare documenti ovviamente falsi asseriti essere dei documenti top secret in precedenza nascosti in archivi di storici "ufficiali". Un altro trucco dello stesso arsenale è la disposizione di false relazioni di causa-effetto tramite il manipolare la cronologia degli eventi. Per esempio, viene attribuito un ruolo chiave nello scatenamento della II Guerra Mondiale alla firma del Trattato sovietico-tedesco il 23 agosto 1939. La manipolazione si fonda sul considerare l'accordo non come un collegamento in una sequenza di relazioni di causa-effetto, ma come un atto isolato non collegato alla firma del Trattato di Monaco ed a numerosi altri sviluppi precedenti. Facendo a pezzi arbitrariamente il tessuto della narrazione storica, alcuni autori hanno scelto il 1939 come il punto di partenza nella descrizione della serie di circostanze che alla fine portarono alla guerra, ignorando i fatti precedenti come la firma del Trattato di Monaco. In parecchi libri di testo di storia la crisi del 1938 attorno alla Cecoslovacchia ed il Patto di non aggressione sovietico-tedesco del 1939 sono discussi in paragrafi separati. Come risultato, gli studenti sono portati a credere che non sia esistito nessun collegamento diretto tra il Trattato di Monaco e lo scoppio della II Guerra Mondiale. Sembra che finora la società in Russia rimanga inconsapevole che oggigiorno la linea del fronte della guerra dell'informazione passi attraverso i libri di testo scolastici. Un vasto potenziale per le falsificazioni è portato dai tentativi di limitare la spiegazione di eventi storici per discutere intenzioni, motivazioni e piani di particolari individui. L'approccio rende possibile produrre meccanicamente dei giudizi morali invece che fornire delle vere spiegazioni. Attribuendo una serie di tratti della personalità ad un personaggio storico (e quindi esprimendo percezioni negative o positive) un autore che intende falsificare degli eventi storici spiega i passi presi dal personaggio su queste basi. Così, fenomeni dal regno della psicologia – intenzioni, sentimenti, emozioni – vengono resi parte integrale della descrizione degli eventi fisici. Per esempio, a Stalin sono attribuite certe intenzioni e successivamente la nozione è utilizzata come un fatto certo per presentare relazioni di causa-effetto che nella realtà non sono mai esistite. Questo viene fatto dagli autori che ritengono possibile accusare la leadership sovietica di avere deliberatamente scatenato la guerra, asserendo che considerava un conflitto globale come prologo per una rivoluzione in Europa. Le pretese che nel 1941 l'URSS stesse preparandosi per un attacco alla Germania – come tentativo di Stalin di sconfiggere militarmente il capitalismo, in linea con l'ideologia di Lenin – sono fenomeni dello stesso genere. Simili idee vengono attualmente imbeccate al pubblico in quantità massicce. Infine, è necessario menzionare la campagna di "demitizzazione della storia" che è cominciata alla fine degli anni '80 e che prende di mira specificamente i simboli amati dalla memoria nazionale russa. Come esempio, posso citare un episodio che non è collegato con l'inizio della II Guerra Mondiale ma – a causa degli sforzi di coloro che sono desiderosi di falsificare la storia – divengono letteralmente impigliati in essa. Per diversi anni, specialmente la Giornata della Vittoria, siamo costretti ad affrontare una valanga di "rivelazioni" sulle atrocità perpetrate dai soldati sovietici nella Germania sconfitta. Gli storici non fanno nessun tentativo per negare che i soldati dell'esercito sovietico e delle armate alleate hanno commesso assassini, rapine e stupri. In Russia sono stati pubblicati documenti che dimostrano che – come accade inevitabilmente durante qualsiasi guerra – un certo numero di crimini contro la popolazione civile ha avuto luogo. I problemi sorgono quando i fatti vengono interpretati e conclusioni sono tratte sulle loro basi. Ci imbattiamo sempre nella tendenza ad evidenziare i crimini commessi dai soldati dell'Armata Rossa piuttosto che da qualunque altri. Una intera campagna è rivolta a creare l'impressione che la violenza contro i civili sia una caratteristica della condotta dei soldati russi perché le loro anime sono state rovinate dal "totalitarismo di Stalin" o dai loro "background asiatici barbari". Questo è il modo nel quale la situazione viene descritta nel libro scritto dallo storico britannico E. Beaver, la cui logica è che un soldato con una torcia che trascina delle donne fuori da un rifugio negli scantinati simboleggi l'esercito che aveva liberato l'Europa. Due, tre o dieci fatti possono essere forniti come illustrazione, ma non dovrebbe essere difficile scoprire che anche il comando degli eserciti degli alleati nelle zone di occupazione occidentali ha dovuto operare duramente per impedire e per punire la violenza contro i civili perpetrata dai suoi soldati. Complessivamente, è diventato impossibile afferrare il quadro integrale della situazione: dati frammentari sono disponibili in letteratura, ma per qualche ragione gli storici americani non hanno nessuna fretta di compilare un dispiegamento di episodi criminali per dimostrare che è passata per la zona di occupazione USA una marea di violenza. Tale approccio prevenuto non sarebbe gradito nella sfera della ricerca storica seria, ma si adatta bene alle campagne di propaganda. I nemici della Russia preferiscono la famigerata citazione sulla "imprevedibilità" del suo passato. Ricorrono prontamente a trucchi sporchi ed un giorno sentiremo certamente che la Russia non ha affatto nessuna storia. A meno che non facciamo fermare il processo, alla fine la società in Russia si troverà privata della propria memoria storica. L'ex presidente francese F. Mitterrand ha affermato che un paese che non studia il proprio passato è un paese che perde la propria identità. Sono parole che vale la pena ricordare. La mentalità nazionale e l'idea nazionale non possono esistere senza una fondazione storica. La battaglia sulla storia è una lotta non tanto sul passato della Russia quanto sul suo futuro.
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