In Defence of
Marxism

 

Perché siamo marxisti

Scritto da Alan Woods Lunedì 13 dicembre 2010

 

Sono passati due decenni da quando Francis Fukuyama pubblicò un libro intitolato La fine della storia e l'ultimo uomo, proclamando il definitivo trionfo dell'economia di mercato e della democrazia borghese. Questa idea sembrava essere confermata da quasi 20 anni di mercati in aumento vertiginoso e crescita economica praticamente ininterrotta. I politici, i banchieri centrali e i dirigenti di Wall Street erano convinti di avere finalmente domato il ciclo economico di crescite e crisi.

Ora, due decenni dopo la caduta dell'URSS, non rimane una pietra sull'altra delle illusioni della borghesia. Il mondo sta sperimentando la crisi più profonda dagli anni '30. Esposta ad una situazione catastrofica su scala mondiale, la borghesia di USA, Europa e Giappone è in uno stato di panico. Negli anni '30, Trotsky disse che la borghesia stava "andando in toboga verso il disastro con gli occhi chiusi". Queste parole sono applicabili precisamente all'attuale situazione. Potrebbero essere state scritte ieri.

Per gli ultimi venti anni gli economisti borghesi si sono vantati che non vi sarebbero più stati crescite e crolli, che il ciclo era stato abolito. E' un fatto reale che per decenni, gli economisti borghesi non hanno mai predetto una singola crescita e non hanno mai predetto un singolo crollo. Avevano elaborato una nuova meravigliosa teoria chiamata la "ipotesi del mercato efficiente". In realtà, su di essa non vi è affatto nulla di nuovo. Equivale alla vecchia idea che: "Lasciato a se stesso il mercato risolverà tutto. Si bilancerà automaticamente da solo. Finché il governo non interferisce, presto o tardi tutto andrà bene". Alla quale John Maynard Keynes emise la sua molto celebre risposta, "Presto o tardi saremo tutti morti".

Nel primo decennio del 21° secolo, sta diventando sempre più chiaro che il capitalismo ha esaurito il suo potenziale progressista. Invece di sviluppare l'industria, la scienza e la tecnologia, le sta indebolendo fermamente. Le forze produttive ristagnano, le fabbriche vengono chiuse come se fossero scatole per fiammiferi e milioni di persone sono gettate fuori dal lavoro. Tutti questi sono sintomi che mostrano che lo sviluppo delle forze produttive su scala mondiale è andato oltre i ristretti limiti della proprietà privata e dello stato nazione.

E' questa la ragione più fondamentale della crisi attuale, che ha esposto la bancarotta del capitalismo nel senso più letterale del termine. La condizione dell'Irlanda e della Grecia fornisce una conferma grafica dello stato malato del capitalismo europeo. Domani il contagio si spargerà al Portogallo e alla Spagna. Ma la Gran Bretagna e l'Italia non sono molto indietro. E la Francia, la Germania e l'Austria le seguiranno inesorabilmente sulla strada in discesa.

Gli economisti e i politici borghesi e, soprattutto, tutti i riformisti, stanno cercando disperatamente qualche genere di ripresa per uscire da questa crisi. Guardano alla ripresa del ciclo economico come salvezza. I leader della classe lavoratrice, i sindacati e i leader socialdemocratici credono che questa crisi sia in una certa misura temporanea. Immaginano che possa essere risolta facendo qualche aggiustamento al sistema esistente, che tutto ciò che è necessario sia più controllo e regolamentazione e che possiamo ritornare alle condizioni precedenti. Ma la crisi non è una normale crisi, non è temporanea. Segna un punto di svolta fondamentale nel processo, il punto al quale il capitalismo ha raggiunto un vicolo cieco storico. Il meglio che ci si può aspettare è una ripresa debole, accompagnata da elevata disoccupazione e da un lungo periodo di austerità, di tagli e di livelli di vita calanti.

La crisi dell'ideologia borghese

Il marxismo è in primo luogo una filosofia e una prospettiva mondiale. Negli scritti filosofici di Marx ed Engels non troviamo un sistema filosofico chiuso, ma una serie di brillanti percezioni e suggerimenti che, se venissero sviluppati, fornirebbero un'aggiunta preziosa all'armamentario metodologico della scienza.

Da nessuna parte la crisi dell'ideologia borghese è più chiara nella sfera della filosofia. Nei suoi stadi iniziali, quando la borghesia era per il progresso, era in grado di produrre grandi pensatori: Hobbes e Locke, Kant e Hegel. Ma nell'epoca della sua decadenza senile, la borghesia è incapace di produrre grandi idee. Infatti, non è in grado di produrre affatto qualunque idea.

Da quando la moderna borghesia è incapace audaci generalizzazioni nega proprio il concetto di ideologia. E' per questo che i post modernisti parlano di "fine dell'ideologia". Negano il concetto di progresso semplicemente perché sotto il capitalismo non è possibile un ulteriore progresso. Una volta Engels scrisse: "La filosofia e lo studio del mondo reale hanno l'uno con l'altro la stessa relazione dell'onanismo con i rapporti sessuali". La filosofia borghese moderna preferisce il primo all'ultimo. Nella sua ossessione di combattere il marxismo, ha trascinato indietro la filosofia al peggiore periodo del suo vecchio, logoro e sterile passato.

Il materialismo dialettico è un punto di vista dinamico della comprensione dei meccanismi interni della natura, della società e del pensiero. Lungi dall'essere un'idea superata del 19° secolo, è un punto di vista straordinariamente moderno della natura e della società. La dialettica si sbarazza del modo di guardare alle cose fisso, rigido, inanimato che era caratteristico della vecchia scuola meccanica della fisica classica. Dimostra che in certe circostanze le cose possono trasformarsi nel loro opposto.

Il concetto dialettico che l'accumulazione graduale di piccoli cambiamenti ad un punto critico può essere trasformata in un mutamento improvviso gigantesco ha ricevuto una evidente conferma nella teoria del caos moderno e dei suoi derivati. La teoria del caos ha messo fine al genere di  stretto meccanico determinismo riduttivo che ha dominato la scienza per più di cento anni. La dialettica marxista è un'espressione del 19° secolo di quello che la teoria del caos ora esprime matematicamente: l'interconnessione delle cose, la natura organica delle relazioni tra entità.

Lo studio delle transizioni di fase costituisce una delle aree più importanti della fisica contemporanea. Vi sono un numero infinito di esempi dello stesso fenomeno. La trasformazione della quantità in qualità è una legge universale. Nel suo libro Ubiquity, Mark Buchanan dimostra questo in fenomeni tanto diversi come infarti, valanghe, incendi di foreste, la crescita e la caduta di popolazioni animali, crisi della borsa, guerre e persino cambiamenti nella moda e nella scuola dell'arte. Ancora più stupefacente, questi eventi possono essere espressi con una formula matematica nota come legge della potenza.

Queste scoperte eccezionali sono state anticipate da Marx e Engels molto tempo fa, che mettono la filosofia dialettica di Hegel su una base razionale (cioè materialista). Nel suo Logica (1813) Hegel ha scritto: "E' diventato una burla comune nella storia lasciare che grandi effetti risultino da piccole cause". Questo è stato molto tempo prima che si fosse mai sentito  dell'"effetto farfalla". Come le eruzioni dei vulcani e i terremoti, le rivoluzioni sono il risultato di una lenta accumulazione di contraddizioni nel corso di un lungo periodo. Questo processo alla fine raggiunge un punto critico nel quale avviene un mutamento improvviso.

Materialismo storico

Ogni sistema sociale crede di rappresentare l'unica forma possibile di esistenza per gli esseri umani. Che le sue istituzioni, la sua religione, la sua moralità siano l'ultima parola che possa essere pronunciata. Questo è ciò che i cannibali, i preti egiziani, Maria Antonietta e lo Zar Nicola tutti fervidamente credevano. E questo è ciò che Francis Fukuyama desiderava dimostrare quando ci ha assicurato, senza la minima base, che il cosiddetto sistema della "libera impresa" sia l'unico sistema possibileproprio quando cominciava ad affondare.

Proprio come Charles Darwin spiega che le specie non sono immutabili e che possiedono un passato, un presente e un futuro, che cambiano e si evolvono, così Marx e Engels spiegano che un dato sistema sociale non è qualcosa di eternamente fisso. L'analogia tra la società e la natura è, naturalmente, soltanto approssimativa. Ma anche l'esame più superficiale della storia dimostra che l'interpretazione gradualista è infondata. La società, come la natura, conosce lunghi periodi di cambiamento lento e graduale, ma anche qui la linea è interrotta da sviluppi esplosivi - guerre e rivoluzioni, nei quali il processo di cambiamento viene accelerato enormemente. Infatti, sono questi eventi che agiscono come la principale forza motrice dello sviluppo storico.

La causa di fondo dei cambiamenti rivoluzionari è il fatto che un particolare sistema socioeconomico ha raggiunto i suoi limiti e non è in grado di sviluppare come prima le forze produttive. Il marxismo analizza la spinta nascosta che si trova dietro allo sviluppo della società umana dalle prime società tribali fino al presente. La concezione materialista della storia ci permette di comprendere la storia, non come una serie di avvenimenti distaccati e imprevisti, ma piuttosto come parte di un processo compreso e interrelato chiaramente. E' una serie di azioni e reazioni che riguardano la politica, l'economia e l'intero spettro dello sviluppo sociale.

La relazione tra tutti questi fenomeni è una relazione dialettica complessa. Molto spesso vengono fatti dei tentativi di screditare il marxismo ricorrendo a una caricatura del suo metodo di analisi storica. La distorsione abituale è che Marx e Engels "hanno ridotto tutto all'economia". A questa evidente qualcosa assurdità è stato risposto molte volte da Marx e Engels, come nel seguente estratto dalla lettera di Engels a Bloch:

"Secondo la concezione materialista della storia, l'elemento determinante definitivo nella storia è la produzione e la riproduzione della vita. Più di questo né Marx né io non abbiamo asserito. Quindi, se qualcuno contorce questo nell'affermare che l'elemento economico è l'unico determinante, trasforma quella proposizione in una frase senza senso, astratta e sciocca".

Il Manifesto del Partito Comunista

Il libro più moderno che oggi si possa leggere è il Manifesto del Partito Comunista, scritto nel 1848. Vero, questo o quel dettaglio dovrà essere cambiato, ma, in tutti i principi fondamentali, le idee del Manifesto del Partito Comunista sono tanto rilevanti e vere oggi quanto quando sono state scritte per la prima volta. Per contrasto, l'immensa maggioranza dei libri scritti un secolo e mezzo fa oggi sono semplicemente di interesse storico.

Ciò che è più straordinario nel Manifesto è il modo nel quale anticipa i fenomeni più fondamentali che occupano la nostra attenzione ora su scala mondiale. Consideriamo un esempio. All'epoca in cui Marx e Engels scrivevano, il mondo delle grandi società multinazionali era ancora la musica di un futuro molto lontano. Nonostante questo, spiegarono come la "libera impresa" e la competizione avrebbero portato inevitabilmente alla concentrazione del capitale ed alla monopolizzazione delle forze produttive.

E' francamente comico leggere le dichiarazioni rese dai difensori del "mercato" riguardanti il presunto errore di Marx su questa questione, quando in realtà è stata proprio una delle sue più brillanti ed accurate predizioni. Oggi è un fatto assolutamente indiscutibile che il processo di concentrazione del capitale previsto da Marx sia avvenuto, stia avvenendo e ha effettivamente raggiunto livelli senza precedenti nel corso degli ultimi dieci anni.

Per decenni i sociologi borghesi hanno tentato di confutare queste asserzioni e di "provare" che la società stava diventando più giusta e che, di conseguenza, la lotta di classe era tanto antiquata come il telaio a mano e l'aratro di legno. La classe lavoratrice era scomparsa, affermavano, e eravamo tutti classe media. Per quanto riguarda la concentrazione del capitale, il futuro era delle piccole imprese e "piccolo è bello".

Quanto ironiche suonano oggi queste pretese! L'intera economia mondiale è ora dominata da non più di 200 gigantesche società, la grande maggioranza delle quali sono basate negli USA. Il processo di monopolizzazione ha raggiunto proporzioni senza precedenti. Nel primo trimestre del 2006, negli USA le fusioni e le acquisizioni ammontavano a $10 miliardi al giorno. Questa febbrile attività non significa un vero sviluppo delle forze produttive, ma l'opposto. E il ritmo della monopolizzazione non diminuisce ma aumenta. Il 19-20 novembre 2006, il valore delle fusioni e delle acquisizioni negli USA ammontava a un record di $75 miliardi - in appena 24 ore! I rilevamenti sono una specie di cannibalismo societario che è seguito inevitabilmente dallo scorporo delle attività, dalla chiusura di fabbriche e da licenziamenti  - cioè, dalla indiscriminata e sfrenata distruzione di mezzi di produzione e dal sacrificio di migliaia di posti di lavoro sull'altare del Profitto.

Allo stesso tempo, vi è un costante aumento nella disuguaglianza. In tutti i paesi la quota di profitti nel reddito nazionale è a un alto livello record, mentre la quota dei salari è a un basso livello record. Il vero segreto della crescita attuale è che i capitalisti stanno estraendo un ammontare record di valore di surplus dalla classe lavoratrice. Negli USA i lavoratori producono in media un terzo di più che dieci anni fa, tuttavia i salari reali ristagnano o calano in termini reali. I profitti crescono e i ricchi diventano sempre più ricchi a spese della classe lavoratrice.

Prendiamo un altro esempio, ancora più evidente: la globalizzazione. La schiacciante dominazione del mercato mondiale è la manifestazione più importante della nostra epoca e ciò si pensa sia una scoperta recente. Di fatto, la globalizzazione è stata predetta e spiegata da Marx e Engels più di 150 anni fa. Eppure quando è stato scritto il Manifesto, non vi era praticamente nessun dato empirico per sostenere una simile ipotesi. L'unica economia capitalista veramente sviluppata era l'Inghilterra. Le nascenti industrie di Francia e Germania (che ancora neppure esisteva come entità unita) ancora riparate dietro alte mura tariffarie - un fatto che oggi viene convenientemente dimenticato, dal momento che i governi e gli economisti pronunciano severe lezioni al resto del mondo sul bisogno di aprire le loro economie.

Su scala mondiale, i risultati dell'"economia di mercato" globalizzata sono raccapriccianti. Nel 2000 le 200 persone più ricche avevano tanta ricchezza quanto le 2 miliardi più povere. Secondo le cifre dell'ONU, 1,2 miliardi di persone vivono con meno di due dollari al giorno. Di queste, otto milioni di uomini, donne e bambini, muoiono ogni anno perché non hanno abbastanza denaro per sopravvivere. Tutti concordano che l'assassinio di sei milioni di persone durante l'olocausto nazista sia stato un crimine terribile contro l'umanità, ma qui abbiamo un olocausto silenzioso che uccide otto milioni di persone innocenti ogni anno e nessuno ha niente da dire sull'argomento.

Accanto alla miseria e sofferenza umana più spaventose vi è un'orgia di osceno guadagno di denaro e di ostentazione della ricchezza. Attualmente in tutto il mondo vi sono 945 miliardari con una ricchezza totale di $3,5 trilioni. Molti sono cittadini degli USA. Bill Gates ha una fortuna personale stimata attorno a $56 miliardi. Warren Buffet non è molto indietro con $52. Ora si vantano che questa sconveniente ricchezza si stia spargendo ai "paesi più poveri". Tra i super ricchi vi sono 13 cinesi, 14 indiani - e 19 russi. E questo si presume sia un motivo per festeggiare!

Lotta di classe

Il materialismo storico ci insegna che le condizioni determinano la coscienza. Il problema è che la coscienza resta indietro alla situazione oggettiva, le organizzazioni di massa restano indietro a questa e, soprattutto, la leadership della classe lavoratrice resta ancora più indietro. E' questa la principale contraddizione dell'attuale periodo. Deve essere risolta e sarà risolta.

Gli idealisti hanno sempre presentato la coscienza come la forza motrice di tutto il progresso umano. Ma anche il più superficiale studio della storia dimostra che la coscienza umana tende sempre a restare indietro agli eventi. Lungi dall'essere rivoluzionaria, è innatamente e profondamente conservatrice. Alla maggior parte della gente non piace l'idea del cambiamento e ancora meno di un sovvertimento violento che trasformi le condizioni esistenti. Tende ad aggrapparsi alle idee familiari, alle istituzioni storiche, alla moralità tradizionale, alla religione ed ai valori dell'ordine sociale esistente. Ma, dialetticamente, le cose cambiano nel loro opposto. Presto o tardi, la coscienza sarà costretta ad accettare la realtà in una maniera esplosiva. Questo è precisamente ciò che è una rivoluzione.

Il marxismo spiega che, in ultima analisi, la chiave di tutto lo sviluppo sociale è lo sviluppo delle forze produttive. Vale a dire che, finché la società progredisce, finché è in grado di sviluppare l'industria, l'agricoltura, la scienza e la tecnologia, viene intesa come praticabile dalla grande maggioranza del popolo. In tali condizioni, gli uomini e le donne generalmente non mettono in discussione la società esistente, la sua moralità e le sue leggi. Al contrario, sono viste come qualcosa di naturale ed inevitabile: tanto naturali ed inevitabili come il sorgere e il tramontare del sole.

Sono necessari dei grandi eventi per permettere alle masse di liberarsi del pesante fardello delle tradizioni, dei costumi e delle abitudini e abbracciare nuove idee. Questa è la posizione presa dalla concezione materialista della storia, che è stata brillantemente espressa da Karl Marx nella celebre frase "l'essere sociale determina la coscienza". Ci vogliono grandi eventi per esporre l'erroneità del vecchio ordine e convincere le masse della necessità del suo completo rovesciamento. Questo processo non è automatico e prende del tempo.

Nell'ultimo periodo sembrava che in Europa la lotta di classe fosse una cosa del passato. Ma ora tutte le contraddizioni accumulate stanno venendo alla superficie, preparando la strada per un'esplosione della lotta di classe ovunque. Anche in paesi come l'Austria, dove per decenni la classe dominante ha ottenuto la pace sociale con riforme, si preparano eventi burrascosi. Cambiamenti netti e improvvisi sono impliciti nella situazione.

Quando Marx e Engels scrissero il Manifesto, erano due giovani, di 29 e 27 anni rispettivamente. Scrivevano in un periodo di reazione malvagia. La classe lavoratrice era apparentemente immobile. Lo stesso Manifesto fu scritto a Bruxelles, dove i suoi autori erano stati costretti a fuggire come rifugiati politici. E tuttavia, giusto al momento nel quale il Manifesto del Partito Comunista vide per la prima volta la luce del giorno nel febbraio 1848, la rivoluzione era già scoppiata nelle strade di Parigi e nei mesi seguenti si era sparsa praticamente per l'intera Europa come un violento incendio.

Stiamo entrando in un periodo molto convulso che durerà per alcuni anni, simile al periodo dal 1930 al 1937. Vi saranno sconfitte e battute d'arresto, ma in queste condizioni le masse impareranno molto velocemente. Naturalmente, non dobbiamo esagerare: siamo ancora ai primi inizi di un processo di radicalizzazione. Ma qui è molto chiaro che siamo testimoni dell'inizio di un cambiamento di coscienza delle masse. Un numero crescente di persone sta mettendo in discussione il capitalismo. Sono aperte alle idee del marxismo in un modo in cui prima non accadeva. Nel periodo a venire le idee che erano confinate a piccoli gruppi di rivoluzionari saranno seguite ardentemente da milioni di persone.

Possiamo perciò rispondere come segue a Fukuyama: la storia non è finita. Infatti, è appena iniziata. Quando le future generazioni guarderanno indietro alla nostra attuale "civiltà", avranno circa lo stesso atteggiamento che adottiamo verso il cannibalismo. La condizione precedente per raggiungere un livello più alto di sviluppo umano è la fine dell'anarchia capitalista e l'istituzione di un piano razionale e democratico di produzione nel quale uomini e donne possano prendere nelle loro mani la loro vita e il loro destino.

"Questa è un'Utopia impossibile"!, verrà affermato dai sedicenti "realisti". Ma ciò che è assolutamente irrealistico è immaginare che i problemi che l'umanità ha di fronte possano essere risolti sulla base del sistema esistente che ha portato il mondo al sua attuale misero stato. Affermare che l'umanità sia incapace di trovare un'alternativa migliore alle leggi della giungla sia un'offesa mostruosa alla razza umana.

Utilizzando il colossale potenziale della scienza e della tecnologia, liberandole dalle catene mostruose della proprietà privata e dello stato nazione, sarà possibile risolvere tutti i problemi che opprimono il nostro mondo e lo minacciano di distruzione. La vera storia umana comincerà soltanto quando gli uomini e le donne avranno messo fine alla schiavitù capitalista e preso i primi passi verso il dominio della libertà.

Londra, 19 novembre 2010