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Le reazioni all'interno dell'establishment
USA al licenziamento del gen.
Stanley McChrystal
indicano le sprezzanti osservazioni di
McChrystal
e dei suoi aiutanti di campo riguardo al presidente Obama e ad altri
funzionari civili pubblicate nell'articolo di
Rolling Stone
non sono state la causa principale della sua destituzione.
Piuttosto, l'articolo ha fatto precipitare la crisi sempre più
grave che risulta dal fallimento dei militari USA nel soffocare la
resistenza popolare
in Afghanistan
alla guerra in stile coloniale di
Washington.
Il malcontento per la leadership di
McChrystal
stava montando all'interno dell'amministrazione Obama dal fallimento
dell'offensiva contro Marjah lanciata lo scorso febbraio. La
decisione annunciata all'inizio di questo mese di ritardare di
almeno tre mesi l'assalto su Kandahar è stata largamente intesa come
una imbarazzante sconfitta.
Nonostante la reputazione di
McChrystal
di spietato professionista della guerra di controinsurrezione,
responsabile dell'uccisione di migliaia di iracheni, più di recente
il generale è stato il bersaglio di crescenti critiche che
l'efficacia dell'operazione
in Afghanistan
veniva minata dalla sua eccessiva preoccupazione per le
vittime civili.
Questa preoccupazione non ha nulla a che fare con
considerazioni umanitarie. Piuttosto, è fondata sul freddo calcolo—l'articolo
del
Rolling Stone si riferisce alla "matematica degli
insorti" di
McChrystal—che
per ogni persona innocente uccisa vengono prodotti dieci nuovi
nemici.
L'articolo, scritto da
Michael Hastings, tratta relativamente in breve delle
osservazioni di
McChrystal
e dei suoi aiutanti sui funzionari civili USA
in Afghanistan.
Sono prevedibilmente rozze e difficilmente sono state una sorpresa
per Obama, e tanto meno per il Pentagono. Sono conformi al carattere
fascista e degradato della cerchia di
McChrystal.
Hastings
descrive concisamente lo staff del generale come "una collezione
scelta attentamente di assassini, spie, geni, patrioti, operatori
politici ed autentici maniaci".
I commenti fatti da
McChrystal
su
Obama, sul vicepresidente
Joseph Biden
e sull'inviato speciale
Richard Holbrooke hanno provocato la maggior parte
dell'attenzione dei media. Ma
Hastings
dedica molto più spazio a riferire le lagnanze dei soldati americani
che
McChrystal
sta loro legando le mani imponendo delle regole d'ingaggio che
limitano l'utilizzo di attacchi aerei e fuoco di mortai contro
potenziali bersagli civili e riducono la possibilità delle truppe
USA di entrare nelle case dei civili afgani.
Hastings
scrive che
“McChrystal
ha emanato alcune delle più severe direttive per evitare vittime
civili che i militari USA abbiano mai incontrato in una zona di
guerra". Egli continua: "Ma comunque possa essere la strategia, i
nuovi ordini di marcia di
McChrystal
hanno provocato un forte contraccolpo tra le sue truppe. I soldati
si lamentano che venir loro detto di trattenere il fuoco li mette in
maggiore pericolo. 'Conclusione'? afferma un ex operatore delle
Forze Speciali che ha passato anni
in Iraq
ed
Afghanistan, ‘mi
piacerebbe prendere
McChrystal
a calci nelle palle. Le sue regole d'ingaggio mettono in pericolo
ancora maggiore la vita dei soldati. Ogni vero soldato vi racconterà
la stessa cosa'".
Descrivendo una riunione vicino a
Kandahar
tra
McChrystal
e le sue truppe scontente,
Hastings
scrive: "I soldati si lamentano che non venga permessa la forza
letale, di guardare gli insorti che detengono essere liberati per
mancanza di prove. Vogliono combattere—come
hanno fatto in Iraq, come avevano fatto
in Afghanistan
prima di
McChrystal".
Non è chiaro se questa opinione sia realmente tenuta largamente tra
i soldati. Ma pare che questo argomento stia guadagnando appoggio
all'interno dell'elite politica di
Washington
e fra i media. Hastings indica il proprio punto di vista—e,
più ampiamente, quello di molti critici di
McChrystal nell'establishment—quando
dichiara: "Quando si tratta dell'Afghanistan,
la storia non è dalla parte di
McChrystal.
L'unico invasore straniero ad avere qualche successo lì è stato
Genghis Khan—e
non è stato ostacolato da cose come diritti umani, sviluppo
economico e scrutinio della stampa".
Il
New York Times
interviene mercoledì, prima
dell'incontro alla Casa Bianca tra
Obama
r
McChrystal al quale il generale ha
presentato le dimissioni, con un articolo del suo corrispondente di
guerra in
Afghanistan,
C. J. Chivers,
intitolato "Guerrieri irritati dalle regole per la guerra".
L'articolo compone il motivo perché gli USA "si tolgano i guanti" ed
intensifichino drammaticamente l'assalto alla popolazione afgana.
Chivers cita dei soldati anonimi che denunciano
McChrystal
di limitare l'utilizzo degli attacchi aerei e dell'artiglieria e
dichiara: Mentre in
Afghanistan
i livelli della violenza salgono, vi è l'impressione palpabile e
sempre più intensa di disagio tra le truppe che circonda una delle
questioni più sconcertanti su come fare la guerra: quando e come
dovrebbe essere utilizzata la forza letale".
Egli continua: "Le regole hanno spostato i rischi dai civili
afgani ai combattenti occidentali... Giovani ufficiali e soldati e
marines arruolati...parlano di 'essere ammanettati...'"
"Nessuno vuole sostenere la causa di allentare le regole che
potrebbe vedere più civili uccisi", scrive. Ma questo è precisamente
quello che chiede il
New York Times.
Nel suo editoriale principale pubblicato giovedì, intitolato "L'Afghanistan
dopo
McChrystal,”
il
Times
chiede una "seria valutazione adesso delle strategie militari e
civili". Scrive quindi, con linguaggio agghiacciante: "Finché
gli insorti non saranno realmente sanguinanti continueranno ad
insistere per la completa restaurazione del loro potere repressivo.
Anche i rapporti che alcuni funzionari del Dipartimento di Stato
stanno sostenendo la causa di un rapido accordo con i talebani sono
preoccupanti". [Enfasi aggiunta].
Questa dichiarazione, da parte della voce autorevole
dell'establishment politico del liberal Partito Democratico,
fornisce la comprensione delle questioni più profonde che riguardano
la rimozione di
McChrystal.
Per il Times, a quanto pare, gli Stati Uniti non hanno
perseguito con sufficiente vigore l'opera di "insanguinare
seriamente" quelli che in
Afghanistan
si sono opposti all'occupazione straniera durante più di otto anni
di guerra.
Decine di migliaia di afgani sono già stati uccisi dalle forze
USA e NATO—nessuno
conosce le dimensioni totali del massacro, dal momento che
Washington
non si preoccupa di contare le sue vittime. Altre decine di migliaia
sono stati feriti, incarcerati e torturati nelle prigioni USA.
Questa campagna di uccisioni e di terrore è mirata ad affogare
nel sangue la lotta del tutto legittima del popolo afgano per la
liberazione nazionale contro un occupante coloniale. Il problema
principale che affrontano gli USA è che dopo otto anni di guerra e
più di tre decenni di sovversione e provocazione USA la resistenza
popolare delle masse afgane contro l'imperialismo americano sta
crescendo. La risposta dell'elite dominante USA è di massacrare più
afgani.
La guerra
in Afghanistan
è un crimine contro l'umanità e coloro che la perpetuano sono dei
criminali di guerra.
La lotta per destare l'opposizione della classe lavoratrice
all'interno degli Stati Uniti ed a livello internazionale deve
essere rinnovata.
Barry Grey
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