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La guerra e le elezioni USA del 2016

22 febbraio 2016

 

 

In mezzo agli infiniti commenti sui media, dibattiti e discorsi monchi da parte dei principali candidati a presidente degli USA, non c'è praticamente nessuna discussione sugli attivi preparativi della classe dirigente americana per un'immensa intensificazione della guerra seguente alle elezioni di novembre.

Le elezioni stesse vengono tenute sotto condizioni di violenza militarista in espansione in tutto il mondo. In Medio Oriente ed in Nord Africa, l'amministrazione Obama lancia attacchi aerei in Libia persino mentre la Turchia membro della NATO e l'Arabia Saudita alleato degli USA considerano un'invasione di terra della Siria. Recentemente un giornale tedesco di primo piano ha commentato che un'invasione turca, risultante in un conflitto con le forze russe che appoggiano il governo siriano, potrebbe rapidamente "significare terminare la guerra fredda [tra gli USA e la Russia] e cominciarne una calda".

Le denuncia USA del ruolo della Russia in Siria arrivano tra una inesorabile militarizzazione dell'Europa Orientale nei due anni dal colpo di Stato appoggiato dall'occidente in Ucraina. Gli stati baltici nazionalisti di destra e la Polonia vengono armati e viene praticamente dato loro un assegno in bianco per organizzare azioni contro la Russia con la consapevolezza che saranno appoggiati dagli USA e dalla NATO.

In Asia Orientale, sotto l'intelaiatura del “pivot to Asia”, l'amministrazione Obama sta sviluppando una rete di basi militari e di alleanze per accerchiare la Cina, mentre denuncia Pechino di "militarizzare" la regione. La settimana scorsa il New York Times ha invitato gli USA ed i loro alleati a continuare "ad assicurare il libero flusso della navigazione e di continuare ad inviare navi ed aeroplani attraverso il mare", un riferimento alla politica provocatoria dell'amministrazione Obama di fare navigare navi militari entro le acque territoriali rivendicate dalla Cina.

Le escalation degli USA puntano inesorabilmente nella direzione della guerra con la Russia e la Cina, come conseguenza di azioni deliberate dall'imperialismo americano o come risultato accidentale dell'incessante tiranneggiamento e del tintinnar di sciabole di Washington. Dietro le scene, gli strateghi dell'imperialismo americano sono preoccupati che le enormi forze armate USA siano insufficientemente massicce per i compiti posti davanti a loro. Vaste risorse devono essere gettate nell'espandere l'apparato di distruzione e la reintroduzione della leva viene considerata attivamente. Nei think tank della classe dominante e negli uffici del Pentagono vengono elaborati piani di guerra concreti.

Per impedire di mettere in allarme l'opinione pubblica sulle catastrofiche conseguenze di queste operazioni e bloccare ogni dibattito pubblico, l'amministrazione Obama sta cercando di ritardare l'escalation militare su larga scala fino a dopo l'Election Day.

La classe dirigente americana ha una lunga tradizione di iniziare grandi operazioni militari poco dopo un'elezione. Woodrow Wilson fu rieletto nel 1916 con lo slogan "Ci ha tenuto fuori della guerra". Soltanto alcuni mesi dopo la sua seconda inaugurazione, gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania.

Franklin Roosevelt condusse la campagna elettorale del 1940 con la promessa che non avrebbe mandato soldati americani nella II Guerra Mondiale, ma per dicembre 1941 gli USA erano in guerra contro Germania e Giappone.

Lyndon Johnson nel 1964 fece campagna elettorale come "candidato di pace" prima di intensificare enormemente le operazioni militari degli USA nel Sudest Asiatico poco dopo che si era insediato. Nel 1968 Richard Nixon pretendeva di avere un piano per porre fine alla Guerra del Vietnam. Seguì la sua elezione con il bombardamento della Cambogia.

Le elezioni del 200o si sono tenute appena prima del lancio della "guerra al terrorismo". Alle elezioni di medio termine del 2002, entrambe Democratici e Repubblicani concordarono di escludere dalla loro campagna l'imminente guerra con l'Iraq. Quattro mesi dopo le elezioni, nel marzo del 2003, Bush lanciò l'invasione.

Nelle attuali elezioni, l'establishment politico ed i media stanno collaborando persino più intensamente per mantenere le operazioni militari in corso e quelle che verranno interamente fuori dell'agenda.

Questa scorsa settimana nelle interviste formali della domenica, che avevano come protagonisti i candidati repubblicani Donald Trump, Ted Cruz e Marco Rubio ed i candidati democratici Hillary Clinton e Bernie Sanders, c'è stato a mala pena qualche riferimento alla politica estera USA. A parte un breve riferimento di Trump sulla possibilità di "III Guerra Mondiale" in Siria, nessuno dei candidati ha parlato della situazione in Medio Oriente e del rischio di un conflitto con la Russia e la Cina.

Nell'evento al municipio dei democratici prima delle riunioni dei comitati organizzativi del Nevada della scorsa settimana, non una singola domanda sulla guerra è stata posta a Sanders o alla Clinton.

Naturalmente, la campagna ha visto molte dichiarazioni dei candidati che proclamano la loro devozione all'imperialismo americano. Dalla parte repubblicana, Trump—la personificazione di tutto il sudiciume e la reazione rafforzati durante 15 anni di "guerra al terrorismo"ha emanato una serie di appelli fascisti per strage ed aggressione in tutto il mondo ed i suoi rivali hanno fatto lo stesso. Sabato, nel suo discorso per la vittoria alle primarie del Sud Carolina, Trump ha proclamato che sotto la sua presidenza "costruiremo le nostre forze armate così grandi, così valide, così forti, così potenti che nessuno interferirà mai con noi".

Dalla parte dei democratici, al punto da differenziarsi da Obama, la Clinton ha fatto così da destra, richiedendo una “no fly” zone in Siria  che porterebbe rapidamente gli USA ad un conflitto con la Russia.

Per quanto riguarda il presunto "socialista" Bernie Sanders, ha proclamato il proprio sostegno per la politica bellica in Medio Oriente dell'amministrazione Obama come pure per altre azioni aggressive. In un dibattito del Partito Democratico all'inizio di questo mese, Sanders ha denunciato "le azioni aggressive della Russia in Crimea ed Ucraina" ed ha dichiarato il suo appoggio ad una politica per "aumentare il livello delle nostre truppe in quella parte del mondo per dire a Putin che la sua aggressività non passerà ineguagliata". Per enfatizzare il punto, ha aggiunto che "Dobbiamo lavorare con la NATO per proteggere l'Europa Orientale contro ogni genere di aggressione russa".

In recenti eventi della campagna, Sanders ha denunciato la "Cina comunista autoritaria". Oltre ad appoggiare la politica dell'amministrazione in Siria e l'estensione di Obama dell'occupazione USA dell'Afghanistan, ha approvato l'utilizzo dei droni e delle forze per Operazioni Speciali, affermando ad un certo punto che come presidente "farebbe tutto questo e di più". Ha insistito perché gli Stati Uniti mantengano le maggiori forze armate al mondo.

Ma sui piani dettagliati che vengono elaborati dal Pentagono e dalla CIA per intensificare massicciamente le guerre in Medio Oriente e per rinforzare le provocazioni ed i preparativi contro la Russia in Europa Orientale e contro la Cina nel Mar Cinese Meridionale, non è stato detto nulla da nessun candidato di entrambe i partiti.

C'è una cospirazione del silenzio. Essa include non soltanto i politici dei due partiti della grande impresa, ma anche le organizzazioni della classe media che sono state impegnate nelle proteste contro la guerra nel periodo che ha preceduto la guerra all'Iraq del 2003. Questi gruppi si sono da lungo tempo integrati nell'amministrazione Obama e hanno prestato il loro sostegno alle operazioni dell'imperialismo americano. Stanno facendo tutto ciò che possono per contrastare lo sviluppo di un movimento contro la guerra.

La classe lavoratrice ed i giovani, contrari alla guerra in maniera schiacciante, non devono lasciarsi prendere di sorpresa. Il lavoro di sviluppare un movimento politico contro la guerra deve avanzare con estrema urgenza.

La settimana scorsa, il Comitato Internazionale della Quarta Internazionale ha pubblicato una dichiarazione cruciale, Socialism and the Fight Against War, che esamina in dettaglio il vortice in espansione di violenza imperialista ed elabora le fondamenta politiche per la costruzione di un nuovo movimento contro la guerra basato sui seguenti principi:

La lotta contro la guerra deve basarsi sulla classe lavoratrice, la grande forza rivoluzionaria della società, che si unisce dietro a tutti gli elementi progressisti della popolazione.

Il nuovo movimento contro la guerra deve essere anticapitalista e socialista, poiché non vi può essere nessuna seria lotta contro la guerra eccetto che nella lotta per terminare la dittatura del capitale finanziario e per porre fine ad un sistema economico che è la causa fondamentale del militarismo e della guerra.

Il nuovo movimento contro la guerra deve, necessariamente, essere completamente ed inequivocabilmente indipendente da, ed ostile a, tutti i partiti politici e le organizzazioni della classe capitalista.

Il nuovo movimento contro la guerra deve, sopra tutto, essere internazionale, mobilitando l'enorme potenza della classe lavoratrice in una lotta globale unificata contro l'imperialismo.

Il WSWS esorta tutti i nostri lettori, negli Stati Uniti ed a livello internazionale, a studiare attentamente questa dichiarazione, discuterla con i vostri colleghi ed a contattare oggi il Socialist Equality Party per contribuire a costruire un movimento socialista, internazionalista e rivoluzionario della classe lavoratrice contro la guerra.

Joseph Kishore