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In mezzo agli infiniti commenti sui media, dibattiti e discorsi
monchi da parte dei principali candidati a presidente degli USA, non c'è
praticamente nessuna discussione sugli attivi preparativi della classe
dirigente americana per un'immensa intensificazione della guerra
seguente alle elezioni di novembre.
Le elezioni stesse vengono tenute sotto condizioni di violenza
militarista in espansione in tutto il mondo. In Medio Oriente ed in Nord
Africa, l'amministrazione Obama lancia attacchi aerei in Libia persino
mentre la Turchia membro della NATO e l'Arabia Saudita alleato degli USA
considerano un'invasione di terra della Siria. Recentemente un giornale
tedesco di primo piano ha commentato che un'invasione turca, risultante
in un conflitto con le forze russe che appoggiano il governo siriano,
potrebbe rapidamente "significare terminare la guerra fredda [tra gli
USA e la Russia] e cominciarne una calda".
Le denuncia USA del ruolo della Russia in Siria arrivano tra una
inesorabile militarizzazione dell'Europa Orientale nei due anni dal
colpo di Stato appoggiato dall'occidente in Ucraina. Gli stati baltici
nazionalisti di destra e la Polonia vengono armati e viene praticamente
dato loro un assegno in bianco per organizzare azioni contro la
Russia con la consapevolezza che saranno appoggiati dagli USA e dalla
NATO.
In Asia Orientale, sotto l'intelaiatura del “pivot to Asia”, l'amministrazione Obama sta sviluppando una
rete di basi militari e di alleanze per accerchiare la Cina, mentre
denuncia Pechino di "militarizzare" la regione. La settimana scorsa il
New York Times
ha invitato gli USA ed i loro alleati a continuare "ad assicurare il libero
flusso della navigazione e di continuare ad inviare navi ed aeroplani
attraverso il mare", un riferimento alla politica provocatoria
dell'amministrazione Obama di fare navigare navi militari entro le acque
territoriali rivendicate dalla Cina.
Le escalation degli USA puntano inesorabilmente nella direzione
della guerra con la Russia e la Cina, come conseguenza di azioni
deliberate dall'imperialismo americano o come risultato accidentale
dell'incessante tiranneggiamento e del tintinnar di sciabole di
Washington. Dietro le scene, gli strateghi dell'imperialismo americano sono
preoccupati che le enormi forze armate USA siano insufficientemente
massicce per i compiti posti davanti a loro. Vaste risorse devono essere
gettate nell'espandere l'apparato di distruzione e la reintroduzione
della leva viene considerata attivamente. Nei
think tank della classe dominante e negli uffici del Pentagono vengono elaborati piani
di guerra concreti.
Per impedire di mettere in allarme l'opinione pubblica sulle
catastrofiche conseguenze di queste operazioni e bloccare ogni dibattito
pubblico, l'amministrazione Obama sta cercando di ritardare l'escalation
militare su larga scala fino a dopo l'Election Day.
La classe dirigente americana ha una lunga tradizione di iniziare
grandi operazioni militari poco dopo un'elezione.
Woodrow Wilson
fu rieletto nel 1916
con lo slogan "Ci ha tenuto fuori della guerra". Soltanto alcuni
mesi dopo la sua seconda inaugurazione, gli Stati Uniti dichiararono
guerra alla Germania.
Franklin Roosevelt condusse la campagna elettorale del 1940 con la promessa che non avrebbe
mandato soldati americani nella II Guerra Mondiale, ma per dicembre 1941
gli USA erano in guerra contro Germania e Giappone.
Lyndon Johnson nel 1964 fece campagna elettorale come "candidato di pace" prima di
intensificare enormemente le operazioni militari degli USA nel
Sudest Asiatico poco dopo che si era insediato. Nel 1968
Richard Nixon pretendeva di avere un piano per porre fine alla Guerra del Vietnam. Seguì
la sua elezione con il bombardamento della Cambogia.
Le elezioni del 200o si sono tenute appena prima del lancio della
"guerra al terrorismo". Alle elezioni di medio termine del 2002,
entrambe Democratici e Repubblicani concordarono di escludere dalla loro
campagna l'imminente guerra con l'Iraq. Quattro mesi dopo le elezioni,
nel marzo del 2003, Bush lanciò l'invasione.
Nelle attuali elezioni, l'establishment politico ed i media stanno collaborando persino più intensamente per
mantenere le operazioni militari in corso e quelle che verranno
interamente fuori dell'agenda.
Questa scorsa settimana nelle interviste formali della domenica, che
avevano come protagonisti i candidati repubblicani
Donald Trump, Ted Cruz
e Marco Rubio
ed i candidati democratici
Hillary Clinton
e Bernie Sanders, c'è stato a mala pena qualche riferimento alla politica estera USA. A parte
un breve riferimento di Trump sulla possibilità di "III Guerra Mondiale"
in Siria, nessuno dei candidati ha parlato della situazione in Medio
Oriente e del rischio di un conflitto con la Russia e la Cina.
Nell'evento al municipio dei democratici prima delle riunioni dei
comitati organizzativi del Nevada della scorsa settimana, non una
singola domanda sulla guerra è stata posta a
Sanders
o alla Clinton.
Naturalmente, la campagna ha visto molte dichiarazioni dei
candidati che proclamano la loro devozione all'imperialismo americano.
Dalla parte repubblicana,
Trump—la personificazione di tutto il sudiciume e la reazione
rafforzati durante 15 anni di
"guerra al terrorismo"—ha emanato una serie di
appelli fascisti per strage ed aggressione in tutto il mondo ed i
suoi rivali hanno fatto lo stesso. Sabato, nel suo discorso per la
vittoria alle primarie del Sud Carolina, Trump ha proclamato che sotto
la sua presidenza "costruiremo le nostre forze armate così grandi, così
valide, così forti, così potenti che nessuno interferirà mai con noi".
Dalla parte dei democratici, al punto da differenziarsi da Obama,
la Clinton ha fatto così da destra, richiedendo una
“no fly” zone in Siria
che porterebbe rapidamente gli USA ad un conflitto con la
Russia.
Per quanto riguarda il presunto "socialista"
Bernie Sanders,
ha proclamato il proprio sostegno per la politica bellica in Medio
Oriente dell'amministrazione Obama come pure per altre azioni
aggressive. In un dibattito del Partito Democratico all'inizio di questo
mese,
Sanders ha denunciato "le azioni aggressive della Russia in Crimea ed Ucraina" ed
ha
dichiarato il suo appoggio ad una politica per "aumentare il
livello delle nostre truppe in quella parte del mondo per dire a Putin
che la sua aggressività non passerà ineguagliata". Per enfatizzare il
punto, ha aggiunto che "Dobbiamo lavorare con la NATO per proteggere
l'Europa Orientale contro ogni genere di aggressione russa".
In recenti eventi della campagna,
Sanders ha denunciato la "Cina comunista autoritaria". Oltre ad
appoggiare la politica dell'amministrazione in Siria e l'estensione di
Obama dell'occupazione USA dell'Afghanistan, ha approvato l'utilizzo dei droni e delle forze per Operazioni Speciali,
affermando ad un certo punto che come presidente "farebbe tutto questo e
di più". Ha insistito perché gli Stati Uniti mantengano le maggiori
forze armate al mondo.
Ma sui piani dettagliati che vengono elaborati dal Pentagono e
dalla CIA per intensificare massicciamente le guerre in Medio Oriente e
per rinforzare le provocazioni ed i preparativi contro la Russia in
Europa Orientale e contro la Cina nel Mar Cinese Meridionale, non è
stato detto nulla da nessun candidato di entrambe i partiti.
C'è una cospirazione del silenzio. Essa include non soltanto i
politici dei due partiti della grande impresa, ma anche le
organizzazioni della classe media che sono state impegnate nelle
proteste contro la guerra nel periodo che ha preceduto la guerra
all'Iraq del 2003. Questi gruppi si sono da lungo tempo integrati
nell'amministrazione Obama e hanno prestato il loro sostegno alle
operazioni dell'imperialismo americano. Stanno facendo tutto ciò che
possono per contrastare lo sviluppo di un movimento contro la guerra.
La classe lavoratrice ed i giovani, contrari alla guerra in maniera
schiacciante, non devono lasciarsi prendere di sorpresa. Il lavoro di
sviluppare un movimento politico contro la guerra deve avanzare con
estrema urgenza.
La settimana scorsa, il Comitato Internazionale della Quarta
Internazionale ha pubblicato una dichiarazione cruciale,
“Socialism and the
Fight Against War”,
che esamina in dettaglio il
vortice in espansione di violenza imperialista ed elabora le fondamenta
politiche per la costruzione di un nuovo movimento contro la guerra
basato sui seguenti principi:
•
La lotta contro la guerra deve basarsi sulla classe lavoratrice, la
grande forza rivoluzionaria della società, che si unisce dietro a tutti
gli elementi progressisti della popolazione.
•
Il nuovo movimento contro la guerra deve essere anticapitalista e
socialista, poiché non vi può essere nessuna seria lotta contro la
guerra eccetto che nella lotta per terminare la dittatura del capitale
finanziario e per porre fine ad un sistema economico che è la causa
fondamentale del militarismo e della guerra.
•
Il nuovo movimento contro la guerra deve, necessariamente, essere
completamente ed inequivocabilmente indipendente da, ed ostile a, tutti
i partiti politici e le organizzazioni della classe capitalista.
•
Il nuovo movimento contro la guerra deve,
sopra tutto, essere internazionale,
mobilitando l'enorme potenza della classe lavoratrice in una lotta
globale unificata contro l'imperialismo.
Il WSWS esorta tutti i nostri lettori, negli Stati Uniti ed a
livello internazionale, a studiare attentamente questa dichiarazione,
discuterla con i vostri colleghi ed a
contattare
oggi il Socialist Equality Party
per contribuire a costruire un movimento socialista,
internazionalista e rivoluzionario della classe lavoratrice contro la
guerra.
Joseph Kishore
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