a revolutionary socialist organization
I tagli fiscali per le imprese di Obama creeranno posti di lavoro?
Shamus Cooke
4 febbraio 2010
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L'ottimismo dominava il discorso di Obama sullo Stato dell'Unione. Ha dichiarato con fiducia che il sistema finanziario era stabilizzato ed era iniziata la crescita economica. E' stato lo stesso incoraggiamento di "abbiamo svoltato l'angolo" che cominciò il giorno due della recessione e lo stesso angolo è stato proclamato "svoltato" e rientrato dozzine di volte da media, politici e dirigenti di Wall Street. Nel mondo reale l'economia rimane priva di vita — più di 10 milioni di posti di lavoro restano perduti. Quelli abbastanza fortunati da avere posti di lavoro lavorano più duramente con orari più lunghi, mentre salari e benefici vengono ridotti. Anche Obama nel suo discorso ha dato a questo un rapido riconoscimento e la sua tonante proposta per i posti di lavoro ha ricevuto un tonante applauso dal Congresso. La "soluzione" di Obama ha ricevuto un'ovazione anche più grande, non per la sua audacia, ma per la sua magrezza. Il suo piano sarebbe comico se la posta in gioco non fosse così alta e milioni di persone non stessero soffrendo. Essenzialmente, quella notte Obama ha detto a milioni di lavoratori americani di "mangiare brioches". La maggior parte dei repubblicani si sono rifiutati di applaudire per qualunque cosa Obama dicesse, ma devono aver sorriso dentro allegramente dato che aveva plagiato le loro idee. Il nucleo del "coraggioso piano" di Obama per creare posti di lavoro non crea un singolo lavoro. Piuttosto, incoraggia le imprese ad assumere lavoratori assegnando loro una varietà di crediti d'imposta o di tagli fiscali — la stessa soluzione proposta dai precedenti due Bush e da Reagan, un elemento fondamentale dell'ideologia conservatrice. La ragione per la quale il piano di Obama è destinato a fallire è che le imprese hanno bisogno di più che semplicemente di incoraggiamento per assumere lavoratori, richiedono profitti. Una recessione viene definita da un'assenza di profitti, senza i quali le aziende licenziano lavoratori o si ibernano finché ricompare un ambiente più redditizio. Questo è capitalismo 101. Questa recessione durerà più a lungo delle precedenti perché l'ambiente di redditività che esisteva prima del crollo non esiste più. La principale forza motrice dell'economia è stata la spesa del consumatore, che conta per il 70% dell'economia USA!! Chiunque può vedere chiaramente che i consumatori — americani della classe lavoratrice — stanno andando in bolletta. Non possono continuare a sostenere l'economia. Per anni la classe lavoratrice USA ha contratto un enorme debito mentre cercava di compensare i salari che si contraggono o i costi della sanità che esplodono. Hanno assunto secondi mutui, carte di credito, prestiti per studenti ecc. Questo debito stava alimentando in modo manipolato l'economia. Non potrà essere tutto rimborsato, specialmente dal momento che i salari continuano a declinare; si rifiutano di arrivare tempi migliori. Le banche si sono rese conto che molti dei prestiti che hanno fatto non venivano rimborsati; hanno smesso di dare prestiti ed il castello di carte è crollato. La Federal Reserve ha cercato di rigonfiare la bolla del debito rendendo il denaro a buon mercato per le banche, ma queste si rifiutano ancora di prestare. E perché dovrebbero? Perché fare prestiti se i consumatori sono senza soldi e non possono rimborsarle? Perché fare prestiti alle piccole imprese se i consumatori non possono acquistare i loro prodotti? Sotto il capitalismo, le banche sono gestite per il profitto, non per servizio sociale. Questa realtà economica, ovvia a chiunque si guardi intorno, non è stata ricordata dal presidente nel suo discorso. Se Obama fosse serio sul ritorno dell'economia a "fondamenta sane", avrebbe bisogno di creare posti di lavoro a salari vitali a milioni, che ora esistono in numeri che diminuiscono e sono minacciati di estinzione. Se i lavoratori avessero dei salari vitali, potrebbero permettersi case, automobili, cibo, prestiti ed altri prodotti che le imprese hanno bisogno di vendere per fare profitti e così assumere lavoratori. Ma le imprese non assumono. L'offerta di beni delle imprese è ancora molto maggiore della domanda di mercato, cioè, ciò che i lavoratori possono permettersi. Una recessione è uguale ad un fallimento dell'economia di mercato. Quando qualcosa fa fiasco, è utile tentare qualcosa di nuovo. Comunque, Obama utilizza "soluzioni di libero mercato" ispirate dai repubblicani per affrontare la crisi, analogo ad utilizzare un lanciafiamme per spegnere un incendio. L'economia USA non può correggere se stessa, è necessario molto di più che un "incoraggiamento". I lavoratori chiedono un intervento. La tanto propagandata crescita del 5,7% del PIL degli USA nel quarto trimestre è stata dimostrata una truffa da Wall Street, che quel giorno ha visto cadere i prezzi delle azioni. Invece di ingrandire, e di assumere, le società stavano soltanto riapprovvigionando i magazzini vuoti, provocando un temporaneo aumento nella spesa. Non dimenticate che questo 5,7% di "aumento" è stato accompagnato dalla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro. Perché Obama si rifiuta di intervenire? Perché non produrrà un vero piano di stimolo, cioè, un massiccio programma per posti di lavoro gestito dal governo. Vi sono due risposte. In primo luogo, Obama ha promesso ai ricchi investitori che finanziano il debito dell'America che sono la priorità. Questi investitori chiedono che il debito americano sia governato — tagliando il bilancio. Invece di ridurre la spesa bellica o i salvataggi bancari, o di tassare i ricchi e le società, Obama sta congelando la spesa sociale, mentre si rifiuta di spendere denaro per creare posti di lavoro. La seconda ragione per la quale Obama non creerà milioni di nuovi posti di lavoro a salari vitali è più minaccioso. Per il presidente, i bassi salari non presentano un problema, ma un'opportunità. Sebbene i bassi salari distruggano la domanda interna per beni di consumo, creano il potenziale per un nuovo tipo di domanda a livello internazionale. Dal momento che le società non possono più vendere i loro prodotti ai lavoratori americani, cercano di cambiare marcia e di vendere di più dei loro prodotti all'estero. Questa è la grande soluzione della quale parla Obama ogni volta che parla di "aumentare le esportazioni", che ora menziona spesso. Le esportazioni possono essere aumentate soltanto se i lavoratori USA prendono salari ancora più bassi, dal momento che i prodotti USA devono competere sul mercato mondiale con i salari da schiavi di Cina e India. Implicito in questo piano è una grande ristrutturazione della classe lavoratrice USA. Gli standard di vita devono cadere ulteriormente e più velocemente. Questo piano è sconosciuto alla maggior parte degli americani, ma è già partito. La disoccupazione provocata dalla recessione viene usata come un oggetto smussato per fare pressione sui lavoratori perché accettino salari più bassi. Ovunque i lavoratori non si lamentano di queste condizioni poiché temono di venire licenziati, sapendo che un migliaio di lavoratori disoccupati farebbero il lavoro per metà del salario (di conseguenza l'importanza dei sindacati). I lavoratori pubblici vengono licenziati oppure i loro salari vengono ridotti drasticamente a causa della crisi di bilancio degli stati. I democratici osservano questa dinamica avere luogo e non fanno nulla riguardo alla stessa. Stanno semplicemente sorvegliando la fase uno del piano di Obama per aumentare le esportazioni delle imprese. Si sforzano di fare il viso triste quando parlano di disoccupazione, ma scrollano le spalle ed incolpano il deficit federale. Ma deve essere fatto qualcosa. Il piano dei democratici non deve passare incontestato. I sindacati devono mobilitare le loro fila e la comunità attorno ad essi per chiedere posti di lavoro, salari minimi vitali. I lavoratori non organizzati devono essere organizzati, come dovrebbero i disoccupati. Se i sindacati ed i gruppi della comunità si uniscono e propongono richieste energiche ed i democratici ancora trascurano di agire, allora tutti riconosceranno la necessità di lasciare finalmente questo partito delle imprese ed avviarne uno che serva la gente che lavora. Sull'autore: Shamus Cooke è un operatore dei servizi sociali, sindacalista e giornalista per Workers Action. Può contattarsi a portland@workerscompass.org
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