Ciò che non vogliono sappiate

di John Pilger

 

01/08/04: (The New Statesman) Il disastro in Iraq sta facendo marcire l'entourage di Blair. Blair stesso appare sempre più lontano dalla realtà: le sue ultime sciocchezze sulla "scoperta" di "un vasto sistema di laboratori clandestini di armi", ridicolizzata persino dal viceré americano a Baghdad, sarebbe stupefacente se non fosse un altro dei suoi insulsi tentativi di giustificare il suo crimine contro l'umanità. (Il suo crimine, e quello di George Bush, è chiaramente definito come "supremo" dalla sentenza di Norimberga).

Questo non è quello che i guardiani della fede vogliono che sappiate. Lord Hutton, che deve riferire sull'affare Kelly, fornirà la distrazione più efficace, proprio come fece il giudice Lord Scott con il suo rapporto sulle armi all'Iraq quasi dieci anni fa, assicurando che i pezzi grossi della classe politica sfuggissero ad accuse criminali. Naturalmente, non è stato il "riassunto" di Hutton a trattare del criminale massacro in Iraq; egli diffonderà la colpa per il tormento e la morte di un uomo, avendo apertamente e scandalosamente scelto di non richiamare ed interrogare in contraddittorio Blair, persino se Blair durante la sua precedente apparizione davanti a Hutton ha rivelato che aveva mentito nel negare "enfaticamente" che non aveva avuto niente a che fare con il "mandare via" il  Dr David Kelly.

Altri guardiani sono stati assiduamente al lavoro. La verità di un'opposizione pubblica ad una illegale, non provocata invasione, espressa dalle più grandi manifestazioni della storia moderna, viene pressantemente modificata. In un articolo di commiato del 30 dicembre, il commentatore del Guardian ed editorialista di punta Martin Kettle ha scritto: "Gli oppositori della guerra dovrebbe essere ricordato che attualmente l'opinione pubblica approva l'invasione quasi per due a uno".

La fonte preferita per questo è un sondaggio Guardian/ICM pubblicato il 18 novembre, il giorno che Bush arrivò a Londra, che venne riportato sotto il titolo in prima pagina "Cominciano le proteste ma la maggioranza appoggia la visita di Bush a sostegno delle ondate di guerra". Su 1.002 persone contattate, solamente 426 dissero che approvavano la visita di Bush, mentre la maggioranza disse di essere contraria ad essa o di non sapere. Per quanto riguarda il sostegno alle "ondate" di guerra, l'assurdamente piccolo numero di persone intervistate produceva ancora una maggioranza contraria all'invasione.

In tutto il mondo, ci si impadronì del "la maggioranza sostiene Bush", da William Shawcross alla CNN ("La maggioranza del popolo britannico è lieta che [Bush] sia venuto..."), dall'ugualmente guerrafondaio William Safire nel New York Times e dalla stampa di Murdoch quasi ovunque. Così, il massacro in Iraq, la distruzione dei diritti democratici e della libertà civili in occidente e la preparazione per la prossima invasione sono "normalizzate".

In "The Banality of Evil", Edward S Herman ha scritto: "Fare cose terribili in modo organizzato e sistematico poggia sulla 'normalizzazione'... Vi è  solitamente una divisione del lavoro nel fare e nel razionalizzare l'impensabile, con la diretta brutalizzazione ed uccisione fatta da una categoria di individui... altri lavorano al miglioramento della tecnologia (un migliore gas inceneritore, una combustione più lunga ed un Napalm più aderente, frammenti di bomba che penetrano le carni in strutture difficili da trovare). E' la funzione degli esperti, e dei media ufficiali, per normalizzare l'impensabile per il vasto pubblico".

L'attuale "normalizzazione" è succintamente espressa da Kettle: "Mentre il 2003 si avvicina alla conclusione, sicuramente è al Qaeda, piuttosto che le ripercussioni dell'Iraq, che getta un'ombra più scura sul futuro della Gran Bretagna". Come fa a saperlo? Naturalmente la "massa delle informazioni che scorre sulla scrivania del primo ministro"! Egli chiama questo "realismo a sangue freddo", omettendo di menzionare che le uniche credibili informazioni che "scorrono sulla scrivania del primo ministro" erano basate sul buon senso, cioè che un attacco angloamericano all'Iraq avrebbe aumentato la minaccia da al Qaeda.

Quello che i normalizzatori non vogliono sappiate sono la natura e la scala del crimine della "coalizione" in Iraq, che Kettle chiama un "fraintendimento", e la vera fonte della minaccia globale. Oltre il lavoro di pochi eccezionali giornalisti pronti in Iraq ad andare oltre i recinti ufficiali, l'estensione della carneficina umana e della devastazione materiale sono appena riconosciute. Per esempio, l'effetto delle armi all'uranio usate dalle forze americane e britanniche viene soppresso. I medici iracheni e stranieri riferiscono che le malattie da radiazioni sono comuni in tutto l'Iraq, e che le truppe sono state avvertite di non avvicinarsi a siti contaminati. Le misurazioni prese da carri armati iracheni distrutti a Bassora, controllata dai britannici, sono così elevate che una squadra d'ispezione dell'esercito britannico indossava tute antiradiazioni bianche integrali, maschere e guanti. Con niente che li avvisasse, i bambini iracheni giocavano sopra ed attorno ai carri armati.

Dei 10.000 americani malati evacuati dall'Iraq, molti hanno "malattie misteriose" non diverse da quelle sofferte dai veterani della prima guerra del Golfo. Alla metà di aprile dello scorso anno l'aeronautica USA aveva impiegato più di 19.000 armi guidate e 311.000 proiettili all'uranio di A10. Secondo uno studio del novembre 2003 dell'Uranium Medical Research Centre, testimoni che vivono vicino all'aeroporto di Baghdad hanno riportato molti decessi seguiti ad un attacco aereo mattutino con scoppi di bombe termobariche e che risucchiano l'aria. Da allora, una vasta area è stata "disegnata"  e recintata dalle macchine movimento terra USA. Jo Wilding, un osservatore dei diritti umani britannico a Baghdad, ha documentato una serie di aborti, perdita dei capelli ed orribili problemi agli occhi, alla pelle e respiratori tra la gente che vive vicino all'area. Nondimeno gli USA e la Gran Bretagna rifiutano fermamente il permesso all'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica di condurre test sistematici di controllo per la contaminazione da uranio in Iraq. Il ministro della difesa, che ha ammesso che i carri armati britannici hanno sparato uranio impoverito contro ed attorno a Bassora, dice che le truppe britanniche "avranno accesso al monitoraggio biologico". Gli iracheni non hanno un simile accessp e non ricevono alcun aiuto medico specialistico.

Secondo l'organizzazione non governativa Medact, tra 21.700 e 55.000 iracheni sono morti tra il 20 marzo ed il 20 ottobre dello scorso anno. Questa cifra comprende fino a 9.600 civili. Le morti e le ferite di bambini per bombe a grappolo inesplose sono calcolate in 1.000 al mese. Queste sono stime prudenti; le ferite del trauma nella società non si possono immaginare. Né gli USA né la Gran Bretagna contano le vittime irachene, le cui epiche sofferenze sono "irrilevanti", secondo un funzionario del Dipartimento di Stato USA, proprio come il massacro di più di 200.000 iracheni durante ed immediatamente dopo la guerra del golfo del 1991, calcolato in uno studio della Medical Education Trust, era "irrilevante" e non era una notizia.

I normalizzatori sono preoccupati che questo terrore venga nuovamente non riconosciuto (la BBC confina l'utilizzo di "terrorismo" ed "atrocità" alla resistenza irachena) e che il più ampio pericolo che rappresenta nel mondo sia messo in ombra dalla minaccia di al Qaeda. William Schulz, direttore esecutivo di Amnesty International USA, ha attaccato il movimento pacifista per non essersi unito alla "guerra al terrorismo" di Bush. Dice che "la sinistra" deve unirsi alla campagna di Bush, persino alle sue guerre "preventive", o rischiare, ancora quella parola, l'"irrilevanza". Questo echeggia altri normalizzatori liberal che, guardando entrambe le parti, forniscono la copertura propagandistica per rapaci potenze perché espandano il loro dominio con "interventi umanitari", come i circa 3.000 civili morti sotto i bombardamenti in Afghanistan e la sostituzione dei talebani con i signori della guerra, assassini e stupratori noti come "comandanti", appoggiati dagli USA.

Le critiche di Schulz ignorano la verità degli stessi studi di Amnesty. Amnesty USA riporta che l'amministrazione Bush dà rifugio al migliaia di torturatori stranieri, compresi diversi assassini di massa. Facendo un semplice confronto aritmetico tra il terrore americano ed al Qaeda, quest'ultima è una mosca. Nei 50 anni passati, gli USA hanno sostenuto ed addestrato terroristi di stato in America Latina, Africa ed Asia. Il numero delle loro vittime è nell'ordine di milioni. Ancora dagli archivi della documentazione di Amnesty. Secondo la CIA la presa del potere da parte del dittatore Suharto in Indonesia ha causato "uno dei maggiori omicidi di massa del 20° secolo". Gli USA fornirono armi, logistica, informazioni e liste di proscrizione. La Gran Bretagna fornì navi da guerra e propaganda sporca per coprire il sentiero di sangue. Ora gli studiosi calcolano le vittime di Suharto nel 1965-66 in quasi un milione; a Timor Est, egli sovrintese alla morte di un terzo della popolazione: 200.000 uomini, donne e bambini.

Oggi, l'assassino di massa vive in una sontuosa dimora a Jakarta, i suoi miliardi al sicuro in banche straniere. Diversamente da Saddam Hussein, un dilettante al confronto, per Suharto, che resta obbediente nella rete terroristica degli USA, non vi sarà alcuno spettacolare processo. (Uno dei più espliciti protettori ed apologi di Suharto al Dipartimento di Stato durante gli anni '80 era Paul Wolfowitz, l'attuale "mente" dietro l'aggressione di Bush).

Nei sublimi giorni precedenti l'11 settembre 2001, quando i potenti attaccavano e terrorizzavano continuamente i deboli, e quelli che morivano erano non-esseri umani neri o dalla pelle scura viventi in luoghi lontani come lo Zaire ed il Guatemala, non vi era terrorismo. Quando i deboli hanno attaccato i potenti, spettacolarmente l'11/9, era terrorismo.

Non per dire che la minaccia di al Qaeda e di altri gruppi fanatici non sia reale; ciò che i normalizzatori non vogliono sappiate è che molto più esteso è il pericolo posto dai "nostri" governi, i cui subordinati nel giornalismo e tra gli intellettuali citano sempre come benigno: capace di sbagliare ed inciampare, mai di un grave crimine. Alimentata dal fanatismo religioso, un corrotto americanismo ed una sfrenata avidità corporativa, la cabala di Bush persegue quella che lo storico militare Anatol Lieven chiama "la classica strategia moderna di un'oligarchia di destra in pericolo, che è quella di deviare il malcontento di massa nel nazionalismo", ispirato dalla paura e da minacce letali. Egli avverte che l'America di Bush "è diventata una minaccia per se stessa e per l'umanità".

La verità indicibile è che anche Blair è una minaccia. "Non vi è mai stato un tempo" he detto Blair nel suo discorso al Congresso USA lo scorso anno, "nel quale la potenza dell'America è stata così necessaria e così incompresa o nel quale, eccetto nel significato più generale, uno studio della storia fornisce così poco insegnamento per il presente". Il suo fatuo rigetto della storia è stato il suo modo per distoglierci dallo studio dell'imperialismo. Vuole che dimentichiamo e trascuriamo di riconoscere storicamente lo "stato di sicurezza nazionale" che lui e Bush stanno erigendo come una "necessaria" alternativa alla democrazia. Il padre del fascismo, Benito Mussolini, comprendeva questo. "Il fascismo moderno" disse, "dovrebbe propriamente essere chiamato corporativismo, dal momento che è la fusione del potere dello stato, militare e corporativo".

Bush, Blair e gli altri normalizzatori ora parlano, quasi con gusto, di aprire fosse comuni in Iraq. Quello che non vogliono sappiate è che le più grandi fosse comuni sono il risultato della sollevazione popolare che seguì la guerra del Golfo del 1991, in risposta diretta ad un appello del presidente George Bush Sr di "prendere la faccenda nelle vostre mani e costringere Saddam a farsi da parte". Inizialmente i ribelli ebbero talmente successo che in pochi giorni il potere di Saddam nel sud era crollato. Per il popolo dell'Iraq sembrava vicina una nuova era.

Allora Washington, il vecchio amante del tiranno, che gli aveva fornito 5 miliardi di dollari di armi convenzionali, chimiche e biologiche e tecnologia industriale, intervenne giusto in tempo. I ribelli improvvisamente si trovarono fronteggiati dagli Stati Uniti che aiutavano Saddam contro di loro. Le forze USA gli impedirono di raggiungere i depositi di armi irachene. Gli negarono rifugio e fecero passare tranquilla la Guardia Repubblicana di Saddam attraverso le linee USA per attaccare i ribelli. Gli elicotteri USA volavano in circolo sopra, osservando, prendendo fotografie, mentre le forze di Saddam schiacciavano la rivolta. Nel nord accadde lo stesso all'insurrezione kurda. "Gli americani fecero qualsiasi cosa per Saddam", disse lo scrittore del Medio Oriente SaId Aburish, "eccetto unirsi a lui in combattimento". Bush Sr non voleva un Iraq diviso, certamente non un Iraq democratico. Il commentatore del New York Times Thomas Friedman, un cane da guardia della politica estera USA, era più preciso. Ciò che Washington era un riuscito colpo di stato di una "giunta dal pugno di ferro": Saddam senza Saddam.

Niente è cambiato. Come documenta Milan Rai nel suo nuovo libro, Regime Unchanged, i principali e spietati elementi della rete di sicurezza di Saddam, il  Mukha-barat, ora sono nel libro paga degli USA e della Gran Bretagna, che aiutano a combattere la resistenza e reclutare quelli che guideranno un regime fantoccio dietro una facciata. Una gestapo di 10.000 persone guidata e pagata dalla CIA opererà proprio come ha fatto sotto Saddam. "Quello che sta accadendo in Iraq", scrive Rai, "è la rinazificazione... proprio come in Germania dopo la guerra".

Blair conosce ciò e non dice niente. Considerate le sue viscide parole l'altro giorno alle truppe britanniche a Bassora sulla riduzione della diffusione delle armi di distruzione di massa. Come così tanti dei suoi inganni, questo copre il fatto che il suo governo ha aumentato le esportazioni di armi ed equipaggiamenti militari ad alcuni dei più oppressivi regimi della terra, come l'Arabia Saudita, l'Indonesia ed il Nepal. All'Arabia Saudita ricca di petrolio, paese della maggior parte dei dirottatori dell'11 settembre ed amico dei talebani, dove le donne sono martoriate e la gente viene giustiziata per eresia, vanno i principali sistemi d'arma britannici, assieme alle gambe di ferro, catene di gruppo, cinture da scossa e ceppi. All'Indonesia, i cui militari, non pentiti, inzuppati di sangue, cercano di schiacciare il movimento di indipendenza a Aceh, vanno veicoli "controllo-sommossa" britannici e cacciabombardieri Hawk.

Bush e Blair si stanno vantando della capitolazione della Libia sulle armi di distruzione di massa che quasi certamente non ha. Questo è il risultato, come ha scritto Scott Ritter, di "concessioni forzate date più come mezzi per prendere tempo che per un autentico spirito di cooperazione", mentre Bush e Blair hanno minato proprio la legge internazionale sulla quale si basa il vero disarmo. L'8 dicembre l'Assemblea Generale dell'ONU ha votato su una gamma di risoluzioni sul disarmo. Gli Stati Uniti si sono opposti a tutte quelle più importanti, comprese quelle riguardanti le armi nucleari. L'amministrazione Bush ha piani contingenti, espressi nel Nuclear Posture Review 2002 del Pentagono, per usare le armi nucleari contro la Corea del Nord, la Siria, l'Iran e la Cina. Allo stesso modo, il segretario alla difesa del Regno Unito Geoffrey Hoon, ha annunciato che per la prima volta, "se necessario" la Gran Bretagna attaccherà stati non nucleari con armi nucleari.

E' come 50 anni fa quando, secondo documenti declassificati, il governo britannico ha collaborato ai piani americani per fare la guerra atomica "preventiva" contro l'Unione Sovietica. Non era permessa alcuna discussione pubblica; l'impensabile è stato normalizzato. Oggi, la storia è il nostro avvertimento che, una volta ancora, la vera minaccia è vicina a casa.

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