Quando i soldati si ribellano... Soltanto coloro che
combattono possono far finire la guerra
di WILLIAM BLUM
12 settembre 2007
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Okay, Bush non andrà via dall'Iraq, non importa quello che tutti dicano o facciano eccetto a)impeachment, b)una lobotomia o c)una delle figlie si dia fuoco nell'Ufficio Ovale per protestare contro la guerra. Alcuni giorni fa, subito dopo l'arrivo in Australia, "di umore cinguettante", gli è stato chiesto dal vice primo ministro della sua sosta in Iraq, "Li stiamo battendo", ha risposto il re idiota, come riferito dal Sydney Morning Herald. Un altro epigramma per la sua pietra tombale. Ed i Democratici non faranno finire la guerra. Non lo farà neanche il novantanove percento del popolo americano che protesta lo stesso giorno, in questa democrazia. (No, mi rincresce dire che non penso che i contestatori del Vietnam abbiamo fatto terminare la guerra. Vi sono stati nove anni di protesta -- dal 1964 al 1973 -- prima che i militari USA lasciassero il Vietnam. E' un eccesso attribuire una causa ed effetto a quello. Gli Stati Uniti, dopo tutto, presto o tardi dovevano andarsene). Solamente coloro che combattono possono far finire la guerra. Deponendo le loro armi e rifiutandosi di uccidere ancora, inclusi se stessi. Alcuni soldati americani in Iraq si sono già rifiutati di andare in missioni di combattimento molto pericolose. Lo scorso mese al suo raduno annuale a St. Louis, Iraq Veterans Against the War, ha votato per lanciare una campagna che incoraggi le truppe americane a rifiutarsi di combattere. "Iraq Veterans Against the War ha deciso di fare del sostegno ai resistenti alla guerra la parte principale dell'attività", ha detto Garrett Rappenhagen, un ex tiratore scelto dell'esercito USA che è stato in servizio in Iraq dal febbraio 2004 al febbraio 2005. Il gruppo di veterani ha iniziato ad organizzarsi tra i soldati in servizio attivo nelle basi militari. I veterani hanno girato il paese in autobus tenendo dei barbeque all'esterno dei cancelli delle basi. Progettano anche di aumentare i tentativi per indebolire gli sforzi del reclutamento militare. Naturalmente è una scommessa molto azzardata persuadere un grande numero di soldati ad uno stato d'animo arrabbiato e di protesta. Ma consideriamo il periodo seguente la fine della II Guerra Mondiale. La fine del 1945 e gli inizi del 1946 videro ciò che probabilmente è la più grande rivolta che sia mai avvenuta in un esercito vittorioso. Centinaia di migliaia, se non milioni, di soldati americani protestarono in tutto il mondo perché non venivano mandati a casa sebbene la guerra fosse finita. I GI dapprima non se ne resero conto, ma molti arrivarono presto a comprendere che la ragione per la quale venivano trasferiti dall'Europa ed altrove a vari luoghi dell'area del Pacifico, invece di essere mandati a casa, era che gli Stati Uniti erano preoccupati delle insurrezioni contro il colonialismo, che, nelle menti dei funzionari della politica estera di Washington, venivano identificate con il comunismo ed altre cattive cose antiamericane. Le insurrezioni avvenivano nelle colonie britanniche, nelle colonie olandesi, nelle colonie francesi ed anche nella colonia americana delle Filippine. Si, difficile da credere, ma gli Stati Uniti si comportavano come una potenza imperialista. Nelle Filippine vi furono ripetute dimostrazioni di massa dei GI che non erano desiderosi di essere utilizzati contro i guerriglieri di sinistra Huk. Nel gennaio 1946 il New York Times riferì di una di queste manifestazioni: "'Le Filippine sono capaci trattare i loro problemi interni', era lo slogan espresso da diversi oratori. Molti estendevano lo stesso punto di vista alla Cina". I marines americani furono mandati in Cina ad appoggiare il governo nazionalista di Chang Kai-shek contro i comunisti di Mao Tse-tung and Chou En-lai. Furono mandati nelle Indie Olandesi (Indonesia) per stare al servizio degli olandesi nella repressione dei locali nazionalisti. E le navi delle truppe americane vennero utilizzate per trasportare i militari francesi nella ex colonia francese del Vietnam. Queste ed altre azioni di Washington portarono a numerose grandi proteste di GI in Giappone, a Guam, a Saipan, in Corea, in India, in Germania, in Inghilterra, in Francia ed a Andrews Field, Maryland, tutti preoccupati del grande rallentamento della smobilitazione e degli utilizzi per i quali i soldati venivano impiegati. Vi furono scioperi della fame e invio di lettere in massa al Congresso da parte dei soldati e dei loro enormi enti di sostegno negli USA. Nel gennaio del 1946, il senatore Edwin Johnson del Colorado dichiarò: "E' penoso ed umiliante per tutti gli americani leggere su tutti i giornali della terra resoconti di quasi ammutinamento nell'esercito". Il 13 gennaio 1946, 500 GI a Parigi adottarono una serie di richieste chiamata "La Magna Carta degli arruolati", richiedendo riforme radicali del rapporto padrone-schiavo tra ufficiali ed arruolati; chiedendo pure la rimozione del Segretario alla Guerra Robert Patterson. Nelle Filippine, il sentimento dei soldati contro la ridotta smobilitazione cristallizzò in una riunione di GI che votarono all'unanimità per chiedere al Segretario Patterson e ad alcuni senatori: "Qual'è la posizione dell'esercito nelle Filippine, specialmente in relazione al ristabilimento della 86^ Divisione di Fanteria su una base di combattimento"? Per l'estate del 1946 vi era stata una vasta smobilitazione delle forze armate, sebbene non vi è nessun modo di sapere con una qualche precisione quanta di questa era dovuta alle proteste dei GI. (Per altre informazioni sulle proteste dei soldati, vedi: Mary-Alice Waters, "G.I.'s and the Fight Against War" (New York, 1967), un pamphlet pubblicato da "Young Socialist" magazine.) Se questo è come i soldati americani poterono essere ispirati ed organizzati come strascico della "Buona Guerra", immaginate cosa può oggi essere fatto nel mezzo della "Tremenda Guerra". Parti della storia della CIA "Legacy of Ashes" di Tim Weiner Nel 1971 il New York Times pubblicò la sua edizione dei Documenti del Pentagono, basati su documenti governativi riguardanti la politica sul Vietnam che erano stati presi in prestito da Daniel Ellsberg. Nella sua prefazione al libro, il Times commentò su alcune omissioni e distorsioni nel punto di vista del governo sulle realtà politiche e storiche come riflesse nei documenti: "La guerra clandestina contro il Vietnam del Nord, per esempio, non viene vista ... come violazione degli Accordi di Ginevra del 1954, che misero fine alla Guerra dell'Indocina francese o come contrastanti con le dichiarazioni di politica pubbliche delle diverse amministrazioni. La guerra clandestina, poiché è nascosta, non esiste per quanto riguarda i trattati e la posizione pubblica. Inoltre, gli impegni segreti con altre nazioni non vengono percepiti come contravvenenti ai poteri di fare trattati del Senato, poiché essi non sono pubblicamente riconosciuti". Nel suo nuovo libro, "Legacy of Ashes: The History of the CIA", anche il cronista del New York Times Tim Weiner si basa pesantemente su documenti del governo per decidere quali eventi includere e quali no ed il risultato è spesso ugualmente discutibile. "Questo libro", scrive Weiner, "è per la pubblicazione -- nessuna fonte anonima, nessuna citazione schermata, nessuna diceria. E' la prima storia della CIA compilata interamente su cronaca di prima mano e documenti originali". (p.xvii)
Di conseguenza, se i funzionari del governo USA non hanno messo qualcosa nero su bianco o se qualcuno non ha riportato la propria esperienza di prima mano riguardo ad un fatto particolare, per Tim Weiner l'evento no esiste, o almeno non vale la pena di raccontarlo. Il giornalista britannico Stewart Steven ha scritto: "Se riteniamo che la storia contemporanea possa essere raccontata sulla base di prove documentarie prima che diventi credibile, allora dobbiamo anche accettare che tutto sarà scritto con il sigillo di approvazione del governo o non sarà scritto affatto". Riguardo alla cronaca di prima mano, per Weiner evidentemente deve essere da qualcuno "attendibile". L'ex ufficiale della CIA Philip Agee nel 1974 scrisse il libro "Inside the Company: CIA Diary", che fornisce più dettagli sulle operazioni coperte della CIA in America Latina che qualsiasi altro libro mai scritto. Ed esso era certamente di prima mano. Ma Agee e le sue rivelazioni non sono affatto menzionate nel libro di Weiner. Potrebbe essere perché Agee, nel corso di diventare i principale dissidente dell'Agenzia, è diventato anche un socialista radicale e stretto alleato di Cuba?
Anche l'ex ufficiale della CIA John Stockwell ha redatto un memoriale ("In Search of Enemies", 1978), rivelando molto delle operazioni sporche della CIA in Africa. Più tardi divenne anche un serio dissidente dell'Agenzia ed il libro di Weiner ignora pure lui. Ha anche ignorato: Joseph Burkholder Smith, un altro ufficiale dell'Agenzia, non affatto un dissidente di sinistra come Agee o Stockwell ma nondimeno un severo critico, ha intitolato le sue memorie "Portrait of a Cold Warrior" (1976), nelle quali ha rivelato numerosi esempi di illegalità ed immoralità della CIA nelle Filippine, in Indonesia ed altrove in Asia. Vi è anche il leader cambogiano principe Sihanouk, che fornì il suo resoconto di prima mano in "My War With The CIA" (1974). Anche Sihanouk è una non-persona nelle pagine di "Legacy of Ashes". Ancora peggio, Weiner ignora una autentica montagna di impressionanti "prove indiziarie" ed altre prove dei misfatti della CIA che non si adattano suoi criteri stabiliti, alle quali qualsiasi scrupoloso ricercatore/scrittore sull'Agenzia dovrebbe porgere seria attenzione, certamente almeno menzionare per registrare i fatti. Tra le molte colpe e crimini della CIA tralasciati o molto significativamente minimizzati da "Legacy of Ashes", vi sono: * Il vasto ruolo della CIA nelle attività di provocazione e sabotaggio degli anni '50 a Berlino Est e nella Germania Est che contribuirono considerevolmente alla decisione dei comunisti di costruire il Muro di Berlino non è menzionato, sebbene il muro sia trattato. * Il ruolo degli USA nell'istigare ed appoggiare il colpo di stato che nel 1970 rovesciò Sihanouk, che portò direttamente alla sollevazione dei Khmer Rouge, Pol Pot e degli infami "killing fields" cambogiani. Weiner, senza fornire nessuna fonte, scrive: "Il colpo di stato scosse la CIA ed il resto del governo americano". (p.304) (Vedi William Blum, "Killing Hope: US Military and CIA Interventions Since World War II", p.137-8) Il libro non fa neppure alcuna menzione della deliberata politica di Washington in appoggio a Pol Pot nella successiva guerra con il Vietnam. Il nome Pol Pot nel libro non compare. * Le azioni criminali eseguite dall'Operazione Gladio, creata da CIA, NATO e diversi servizi segreti europei iniziata nel 1949. L'operazione è stata responsabile di numerosi atti di terrorismo in Europa, principale dei quali è stato l'attentato alla stazione ferroviaria di Bologna nel 1980, costata la vita a 86 persone. Lo scopo del terrorismo era di dare la colpa di queste atrocità alla sinistra e così accrescere la preoccupazione del pubblico per un'invasione sovietica ed impedire la vittoria elettorale della sinistra in Italia, Francia ed altrove. Nel libro di Weiner tutto è in fondo alla botola della memoria. * Una discussione sul presunto tentativo di assassinio nel 1993 dell'ex presidente George H.W. Bush in Kuwait presenta prove ridicole, tuttavia afferma: "Ma alla fine la CIA concluse che Saddam Hussein aveva tentato di uccidere il presidente Bush".(p.444) Weiner lo ripete, evidentemente, solamente perché compare in un memorandum della CIA. Ciò lo qualifica come un "documento originale". Ma che ha questo a che fare con, sapete, i fatti reali? * Inoltre, il libro fa appena un modesto sforzo riguardo alle dozzine di elezioni straniere nelle quali la CIA si è gravemente intromessa; il gran numero di tentativi di assassinio, riusciti o non riusciti, contro leader politici stranieri; la generale istillazione di storie false nei media internazionali, storie che talvolta erano come risultato raccolte dalla stampa americana; manipolazione e corruzione di movimenti sindacali stranieri; esteso utilizzo di case editrici di facciata di libri e riviste; traffico di droga ed un effettivo atlante mondiale di governi rovesciati o tentativi di farlo. "A Legacy of Ashes" è generalmente una buona lettura anche per qualcuno familiare con il mondo della CIA, ma in realtà è spesso piuttosto superficiale, anche se lungo 700 pagine. Perché così tanto di importanza e di interesse è stato omesso da un libro che ha il sottotitolo "The History of the CIA" e non, si noti, "A History of the CIA"? Qualsiasi occhio ostile Weiner punti sulla CIA, implicitamente ancora accetta i due assiomi della Guerra Fredda: 1) La fuori esisteva qualcosa chiamato la Cospirazione Comunista Internazionale, alimentata dall'implacabile espansionismo sovietico; 2) La politica estera degli Stati Uniti aveva buone intenzioni. Poteva spesso essere maldestra ed inefficace, ma le intenzioni erano nobili. E lo sono ancora. Richardson dice che i gay hanno scelto di essere gay "Pensate che l'omosessualità sia una scelta o sia biologica"? è stata la domanda posta al candidato presidenziale Bill Richardson dalla cantante Melissa Etheridge. "E' una scelta", ha replicato il governatore del Nuovo Messico al forum dei candidati Democratici del 9 agosto. Allora la Etheridge ha detto a Richardson: "Forse non ha capito la domanda" e la ha riformulata. Richardson ha detto ancora che pensava fosse una scelta. La prossima volta che sentite qualcuno dire che l'omosessualità è una scelta, chiedetegli quanti anni aveva quando ha scelto di essere eterosessuale. Quando ammette che non ha mai fatto una tale consapevole scelta, in questo modo implicando che la gente non sceglie di essere eterosessuale, la prossima domanda alla persona dovrebbe essere: "Così solamente gli omosessuali scelgono di essere omosessuali? Ma, cosa viene prima, essere omosessuali così potete fare la scelta o fare la scelta e così diventare omosessuali"? William Blum è l'autore di Killing Hope: U.S. Military and CIA Interventions Since World War II, Rogue State: a guide to the World's Only Super Power. and West-Bloc Dissident: a Cold War Political Memoir. Si può contattare a BBlum6@aol.com
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