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In quale stadio della storia siamo realmente?

Per i rivoluzionari la domanda non è affatto accademica.

di Gaither Stewart
Postato il 26 aprile 2016da Gaither Stewart

 

Nella sua opera Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica, Lenin discute un fastidioso problema pre-rivoluzionario russo simile al problema che oggi hanno di fronte i radicali della sinistra americana. Per la Russia di quell'epoca la questione era di tempestività e di tattica: La rivoluzione borghese marxiana classica portava ad una repubblica democratica come primo passo verso la necessaria Rivoluzione Socialista e, persino possibile, considerando la natura pusillanime della borghesia russa al tempo? Oppure la Russia poteva evitare completamente il capitalismo borghese e balzare direttamente dall'arretratezza al socialismo avanzato?  Oggi, più di una manciata di persone si chiede: Quale sarà la natura della da lungo tempo attesa Grande Rivoluzione Americana?

Poiché gli USA e l'occidente sono già nel capitalismo ben avanzato, (sebbene entro delle repubbliche soltanto formalmente democraticheche significa democrazie soltanto nella forma ma senza sostanza) oggi pare preoccuparci di più la seconda alternativa. Ma è vero questo? Uno sguardo alle circostanze storiche dell'era di Lenin dal nostro punto di vista storico può essere utile nel determinare dove ci troviamo realmente oggi.

Nella sezione della sua opera di cui sopra dedicata alla rivoluzione borghese come "nel massimo grado vantaggiosa per il proletariato", Lenin scopre ciò essere vero e di fatto "assolutamente necessario" nell'interesse del proletariato. Oggi dovremmo tenere a mente che negli USA il proletariato non è soltanto la classe operaia di un tempo (nonostante il suono per molti fuori moda del termine "proletariato", specialmente per i conservatori, imperialisti neocon dello 0,01%), la dimensione del proletariato non è diminuita come potrebbe sembrare ma è cresciuta con l'aggiunta di una grande parte della ex classe media; infatti, dietro l'angolo sta aspettando un intero mondo che consiste di un'enorme maggioranza di proletari governati da una piccola elite.

Lenin scrive che per la classe operaia è più vantaggioso se i cambiamenti sociali necessari succedono passando per la rivoluzione piuttosto che per le riforme. Questa semplice affermazione da molto spazio alla riflessione! Le riforme, ci ricorda Lenin, sono la via del "ritardo, indugio e lenta decomposizione delle parti putride dell'organismo nazionale". Inoltre, come vediamo giorno dopo giorno, in America come pure da una parte all'altra dell'Europa, il proletariato, il lavoratore e la ex classe media impoveritaper non menzionare i cento milioni di poveri e trascurati degli USA, privati di assistenza sanitaria ed istruzione adeguate, colpiti dall'obesità e dall'ignoranza incoraggiata ed ingannati dal costante ed onnipresente lavaggio del cervello e dalla falsa propaganda nazionalistapotrebbero soltanto beneficiare della rivoluzione borghese della prima fase, marxista-leninista prima che la determinante Grande Rivoluzione Socialista Americana venga dibattuta tra i potenziali rivoluzionari americani. (Sfortunatamente, a quanto pare non tra le masse della gente sottoposta al lavaggio del cervello, di cui tuttavia sono incline a pensare delle cose che non sono esattamente come pensiamo siano). In ogni caso, Lenin scrive che la via rivoluzionaria è la scorciatoia per una "rapida amputazione, che per il proletariato è la meno dolorosa (che spero abbiamo convenuto esista e che stia crescendo rapidamente), la via della rimozione diretta delle parti in decomposizione, la via delle minori concessioni alle . . . (loro) disgustose, vili, marce e contaminanti istituzioni. . . ." Il marxismo, ricorda Lenin, incita il proletariato a non stare a distanza dalla rivoluzione borghese, ma di prenderne una parte energica e di non permettere alla borghesia di prenderne il comando.

D'altra parte, Lenin sconsiglia i timori per una vittoria completa della socialdemocrazia in una rivoluzione democratica e per una dittatura democratico-rivoluzionaria del proletariato . . . "perché una simile vittoria desterebbe il proletariato socialista d'Europa . . . che a sua volta ci aiuterebbe (allo stesso modo oggi gli USA!) a compiere la rivoluzione socialista".

Nello stesso articolo Lenin continua per discutere della questione cardinale della "possibilità di mantenere il potere" contro le forze della controrivoluzione contro le quali è necessaria la massima unità tra tutte le forze rivoluzionarie. A questo punto, la via della rivoluzione non è dall'oppressione dell'autocrazia in Russia o dal nostro 0,01% oggi, ma da una repubblica borghese al socialismo.

Lenin colpisce in casa con il suo messaggio che "i socialdemocratici (a quei tempi i futuri bolscevichi) non devono mai per un momento dimenticare che il proletariato dovrà inevitabilmente intraprendere la lotta di classe per il socialismo (anche) contro la borghesia e la piccola borghesia più democratica e repubblicana. Di qui l'assoluta necessità di un separato, indipendente, strettamente un Partito di Classe della Social Democrazia (cioè comunismo). Quindi la natura temporanea della nostra tattica di 'colpire congiuntamente' con la borghesia ed il dovere di stare in guardia verso il nostro alleato, come verso un nemico".

Lenin intende che la lotta contro l'autocrazia (lo 0,01%) è un compito temporaneo e transitorio dei socialisti, la negligenza di cui sarebbe equivalente al tradimento del socialismo ed al servire la reazione. La borghesia "è inconseguente, egoista e codarda nel suo appoggio alla rivoluzione e si rivolterà contro il popolo non appena i suoi egoistici interessi sono soddisfatti. Resta il "popolo", il proletariato ed in quei tempi i contadini, nella nostra epoca i lavoratori con il colletto blu, i lavoratori dei servizi e la classe media impoverita ecc. per marciare al fine, cioè alla rivoluzione socialista.

"Il proletariato (operai ed ex classe media) devono realizzare la rivoluzione socialista alleandosi con la massa degli elementi semiproletari della popolazione, allo scopo di schiacciare con la forza la borghesia . . .

Gaither Stewart, direttore aggiunto anziano per Cyrano’s Journal/tantmieux, è romanziere e giornalista con sede in Italia. Studente da lungo tempo della cultura russa, mantiene particolare interesse negli sviluppi che riguardano la Russia dopo il rovesciamento del comunismo. I suoi saggi e dispacci sono letti ampiamente su molti eminenti siti Internet. Le sue raccolte di narrativa, Icy Current Compulsive Course, To Be A Stranger and Once In Berlin sono pubblicate da Wind River Press. Il suo ultimo romanzo, Asheville, è pubblicato da Wastelandrunes,