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Nella sua opera
“Due
tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica”,
Lenin
discute un fastidioso problema pre-rivoluzionario russo simile al
problema che oggi hanno di fronte i radicali della sinistra americana.
Per la Russia di quell'epoca la questione era di tempestività e di
tattica: La rivoluzione borghese marxiana classica portava ad una
repubblica democratica come primo passo verso la necessaria Rivoluzione
Socialista e, persino possibile, considerando la natura pusillanime
della borghesia russa al tempo? Oppure la Russia poteva evitare
completamente il capitalismo borghese e balzare direttamente
dall'arretratezza al socialismo avanzato? Oggi, più di una
manciata di persone si chiede: Quale sarà la natura della da lungo tempo
attesa Grande Rivoluzione Americana?
Poiché gli USA e l'occidente sono già nel capitalismo ben avanzato,
(sebbene entro delle repubbliche soltanto formalmente democratiche—che significa democrazie
soltanto nella forma ma senza sostanza) oggi pare preoccuparci di più la
seconda alternativa. Ma è vero questo? Uno sguardo alle circostanze
storiche dell'era di Lenin dal nostro punto di vista storico può essere
utile nel determinare dove ci troviamo realmente oggi.
Nella sezione della sua opera di cui sopra dedicata alla rivoluzione
borghese come "nel massimo grado vantaggiosa per il proletariato", Lenin
scopre ciò essere vero e di fatto "assolutamente necessario"
nell'interesse del proletariato. Oggi dovremmo tenere a mente che negli
USA il proletariato non è soltanto la classe operaia di un tempo
(nonostante il suono per molti fuori moda del termine "proletariato",
specialmente per i conservatori, imperialisti neocon dello 0,01%), la
dimensione del proletariato non è diminuita come potrebbe sembrare ma è
cresciuta con l'aggiunta di una grande parte della ex classe media;
infatti, dietro l'angolo sta aspettando un intero mondo che consiste di
un'enorme maggioranza di proletari governati da una piccola elite.
Lenin scrive che per la classe operaia è più vantaggioso se i
cambiamenti sociali necessari succedono passando per la rivoluzione
piuttosto che per le riforme. Questa semplice affermazione da molto
spazio alla riflessione! Le riforme, ci ricorda Lenin, sono la via del
"ritardo, indugio e lenta decomposizione delle parti putride
dell'organismo nazionale". Inoltre, come vediamo giorno dopo giorno, in
America come pure da una parte all'altra dell'Europa, il proletariato,
il lavoratore e la ex classe media impoverita—per non menzionare i cento
milioni di poveri e trascurati degli USA,
privati di assistenza sanitaria ed istruzione adeguate, colpiti
dall'obesità e dall'ignoranza incoraggiata ed ingannati dal costante ed
onnipresente lavaggio del cervello e dalla falsa propaganda nazionalista—potrebbero soltanto beneficiare
della rivoluzione borghese della prima fase, marxista-leninista prima
che la
determinante Grande Rivoluzione Socialista Americana venga
dibattuta tra i potenziali rivoluzionari americani. (Sfortunatamente, a
quanto pare non tra le masse della gente sottoposta al lavaggio del
cervello, di cui tuttavia sono incline a pensare delle cose che non sono
esattamente come pensiamo siano). In ogni caso, Lenin scrive che la via
rivoluzionaria è la scorciatoia per una "rapida amputazione, che per il
proletariato è la meno dolorosa (che spero abbiamo convenuto esista e
che stia crescendo rapidamente), la via della rimozione diretta delle
parti in decomposizione, la via delle minori concessioni alle . . .
(loro) disgustose, vili, marce e contaminanti istituzioni. . . ." Il
marxismo, ricorda Lenin, incita il proletariato a non stare a distanza
dalla rivoluzione borghese, ma di prenderne una parte energica e di non
permettere alla borghesia di prenderne il comando.
D'altra parte, Lenin sconsiglia i timori per una vittoria completa della
socialdemocrazia in una rivoluzione democratica e per una dittatura
democratico-rivoluzionaria del proletariato . . . "perché una simile
vittoria desterebbe il proletariato socialista d'Europa . . . che a sua
volta ci aiuterebbe (allo stesso modo oggi gli USA!) a compiere la
rivoluzione socialista".
Nello stesso articolo Lenin continua per discutere della questione
cardinale della "possibilità di mantenere il potere" contro le forze
della controrivoluzione contro le quali è necessaria la massima unità
tra tutte le forze rivoluzionarie. A questo punto, la via della
rivoluzione non è dall'oppressione dell'autocrazia in Russia o dal
nostro 0,01% oggi, ma da una repubblica borghese al socialismo.
Lenin colpisce in casa con il suo messaggio che "i
socialdemocratici (a quei tempi i futuri bolscevichi) non devono mai per
un momento dimenticare che il proletariato dovrà inevitabilmente
intraprendere la lotta di classe per il socialismo (anche) contro la
borghesia e la piccola borghesia più democratica e repubblicana. Di qui
l'assoluta necessità di un separato, indipendente, strettamente un
Partito di Classe della Social Democrazia (cioè comunismo). Quindi la
natura temporanea della nostra tattica di 'colpire congiuntamente' con
la borghesia ed il dovere di stare in guardia verso il nostro alleato,
come verso un nemico".
Lenin intende che la lotta contro l'autocrazia (lo 0,01%) è un
compito temporaneo e transitorio dei socialisti, la negligenza di cui
sarebbe equivalente al tradimento del socialismo ed al servire la
reazione. La borghesia "è inconseguente, egoista e codarda nel suo
appoggio alla rivoluzione e si rivolterà contro il popolo non appena i
suoi egoistici interessi sono soddisfatti. Resta il "popolo", il
proletariato ed in quei tempi i contadini, nella nostra epoca i
lavoratori con il colletto blu, i lavoratori dei servizi e la classe
media impoverita ecc. per marciare al fine, cioè alla rivoluzione
socialista.
"Il proletariato (operai ed ex classe media) devono realizzare la
rivoluzione socialista alleandosi con la massa degli elementi
semiproletari della popolazione, allo scopo di schiacciare con la forza
la borghesia . . .
Gaither Stewart,
direttore aggiunto anziano per Cyrano’s Journal/tantmieux,
è romanziere e giornalista con sede in Italia. Studente da lungo
tempo della cultura russa, mantiene particolare interesse negli sviluppi
che riguardano la Russia dopo il rovesciamento del comunismo. I suoi
saggi e dispacci sono letti ampiamente su molti eminenti siti Internet.
Le sue raccolte di narrativa,
Icy Current
Compulsive Course, To Be A Stranger and Once In Berlin
sono pubblicate
da
Wind River Press.
Il suo ultimo romanzo, Asheville, è pubblicato da
Wastelandrunes,
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